“In Dan Zone ho cercato di trasmettere qualche cosa di mio.” Intervista a Daniele Cortese

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Daniele Cortese, jazzista e più in generale musicista milanese, si presenta dicendo “compongo molto e dormo poco”. E a ben guardare, è chiaro che tempo per dormire non ne ha, dato che è coinvolto in moltissime attività e dato che ha anche trovate il tempo per scrivere, produrre e pubblicare il suo nuovo disco “Dan Zone” con la vocalist Yasmine. Ce ne parla lui stesso in questa intervista.

Daniele Cortese, chi sei e musicalmente quale è il tuo ruolo?

Ciao! Sono un bassista, chitarrista, compositore, insegnante e vivo nell’interland milanese. Collaboro come bassista ormai da diversi anni con molte realtà musicali, prevalentemente in ambito Jazz poiché è il linguaggio che ho approfondito maggiormente, però non mancano le incursioni in altri ambiti come il pop, la world music o la musica classica sia in studio che dal vivo. Suonando il basso amo affrontare nuove sfide tecniche e di linguaggio e questo fa crescere la mia versatilità e passione per lo strumento. Inoltre insegno musica ed è un’attività che amo. Compongo molto e ultimamente sto scrivendo colonne sonore per spettacoli teatrali in alcuni dei quali suono dal vivo. Leggo molto. Dormo davvero poco.

Abbiamo avuto modo di apprezzare il tuo nuovo disco Dan Zone. Cosa rappresenta per te questo lavoro?

Dan Zone è un lavoro che sentivo l’esigenza di produrre da molto tempo. Le esperienze raccolte in questi anni in diverse formazioni mi hanno stimolato nel cercare qualcosa di mio, che potesse rappresentare a pieno i miei gusti, lo stile e il linguaggio musicale che sento più vicini. La black music è in qualche modo presente in ogni aspetto o ambito su cui Dan Zone prende forma, che sia funk o soul, però ci sono anche elementi di psichedelia come del Pop di qualità. Diciamo che per me rappresenta un po’ l’album che vorrei ascoltare oggi. Sono presenti tutti i colori e le atmosfere che mi incuriosirebbero in un disco. È una piccola grande tappa e spero sia l’inizio di una lunga avventura.

Un mix di generi e sonorità, che come un caleidoscopio mette in luce tutti i lati della tua personalità artistica. Come ci sei riuscito?

Ogni artista è un patchwork fatto di ascolti ed esperienze. È bastato cercare quello che attraverso gli anni ha più significato per me e più mi ha coinvolto. Dal punto di vista compositivo ho stabilito a tavolino quale sound il disco avrebbe dovuto avere. Stabilita la sonorità e gli strumenti che avrei suonato e registrato per i brani mi sono dato dei paletti estetici e formali.Tutti questi vincoli possono sembrare delle costrizioni o dei limiti creativi, invece è stato tutto il contrario. Le idee hanno iniziato a fluire in maniera naturale e cercare di veicolare tutto dentro questo linguaggio è stato altrettanto semplice. Ogni brano suona esattamente come avrebbe dovuto suonare. Il primo brano che ho inciso è stato “Man From Nowhere” di chiara matrice pop soul ed è nato quasi come un esperimento mentre l’ultimo è “Hash” forse più vicino al Funk, che in questo momento è stato inserito in diverse playlist tra Brasile, Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi. Questo oltre ad essere molto gratificante mi spinge pensare che la combinazione sia efficace.

Grande attenzione anche alla voce grazie a Yasmine. Raccontaci un po’ come si è sviluppata la collaborazione.

Io e Yasmine ci siamo conosciuti in conservatorio diversi anni fa, io studiavo basso e lei canto. La prima collaborazione è nata da una sua idea perché stava presentando una tesi di laurea sull’Arabian jazz ancora mai teorizzato prima e questa sua ricerca ha portato ad un progetto di world music col quale abbiamo inciso un disco qualche anno fa. Nel frattempo ci siamo sposati e le collaborazioni e le idee sono cresciute moltissimo. C’è un ottimo feeling musicale, cosa non scontata, e la reputo un cantante eccellente oltre ad avere una musicalità e una competenza rare di questi tempi. Essendo Dan Zone un disco anche vocale, con dei testi attraverso i quali ho cercato di raccontare storie o rievocare ricordi, quale soluzione migliore che far cantare Yasmine?  Oltretutto credo, personalmente, che il soul sia un aspetto molto forte nella vocalità di Yas. La sua collaborazione è stata decisiva anche nello sviluppo di alcuni brani come Yellow Car  o Tony and the Vortex. Grazie a lei è diventato un disco di tutt’altro spessore.

Nella tua lunga carriera, c’è qualche cosa che faresti in modo diverso?

Se devo dirti la verità credo proprio di no. Almeno dal punto di vista musicale. Ogni esperienza, bella o brutta,  mi ha portato qualcosa di buono.  Ho sempre cercato di affrontare i lavori e le collaborazioni in modo molto serio. Certo, da giovane magari quando l’esperienza era poca  qualche “prestazione” discutibile c’è stata però anche quello fa parte del bagaglio. Il musicista che sono oggi è il risultato di questo percorso e va bene così.

E per il futuro invece, hai già progetti in mente?

A breve termine senz’altro portare Dan Zone dal vivo. Stiamo provando con l’organico al completo e i live inizieranno ad ottobre con l’arrivo del disco fisico. Sto lavorando anche ai nuovi brani per Dan Zone e sto preparando dei live in studio. Poi ci sono altri lavori legati alla mia attività di bassista e compositore che si muovono parallelamente. Diciamo che gli stimoli per ora non mancano.