Il Salotto di Malcom: YSÉ

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Nastro rosa per questa mattina nel salottino virtuale di Malcom. Nastro rosa con una dolcissima voce, fresca fresca per quanto dalle trame familiari la musica costituisce un punto fermo. Lei è Francesca Madeo in arte Ysé che sforna un breve raccoglitore di “Pezzi”, titolo del disco anche, momenti di vita, fotografie di un DNA… ecco come mi piace definirlo, vista anche la sua trilogia di lingue messe in campo: italiano, francese ed inglese. Ed è appunto l’inglese a campeggiare dentro “Folk Song” l’ultimo video di questo esordio che si muove nel suono digitale con un dettaglio quasi analogico, un suono che non mi fa capire se siamo nella Francia delle “house” oppure nei sobborghi irlandesi, se stiamo nel pop main stream italiano oppure dentro i colori tenui della Provenza. Devo ancora capirlo… intanto spolvero le mensole, lascio in bella vista i libri di Celine e metto su questo disco…

Particolare questo titolo… “Pezzi” … domanda diretta e schietta: perché?
Il titolo “Pezzi” rappresenta questi primi passi nel mondo musica, ogni singolo brano rappresenta un pezzo di me e della mia vita.

E tutti questi “Pezzi” alla fine, completano qualcosa o sono soltanto fotografie isolate?
No, non le vedo come fotografie isolate, anzi, tutti insieme sono per me il primo tassello di un puzzle, che è il mio percorso musicale, e che spero possa pian piano completarsi al 100%.

Francia, Italia e resto del mondo… il tuo habitat naturale?
Quando mi fanno questa domanda ho una sola risposta, Parigi. È il posto in cui mi sono sentita più a mio agio fino ad ora. Ho lavorato a Parigi per due estati, ne ho respirato l’atmosfera, la vita e la musica. Non mi sono mai sentita più “viva” come a Parigi.

La lingua, dunque, per te che peso ha? Estetico o lirico?
La lingua è il mio pane quotidiano, io sono una linguista, traduttrice e interprete, sto per concludere la mia seconda laurea in lingue e comunicazione. Posso dire che la lingua per me è cultura e fascino allo stesso tempo. Quando scelgo di cantare in una determinata lingua è spesso una scelta dettata dal voler rendere omaggio alla sua cultura d’origine e al mio amore verso di essa.

Perché in fondo c’è subito da chiedersi: come hai scelto la lingua con cui vestire i brani? Cioè sono nati pensandoli già in quella lingua oppure hai fatto altre prove?
Si esatto, essendo abituata a parlare diverse lingue ogni giorno, anche in musica mi viene naturale pensare una melodia in una determinata lingua.

Parliamo di questo video… figlio di questo lockdown? Un risultato raggiunto con i mezzi a disposizione oppure una direzione artistica voluta?
Si, esattamente figlio del lockdown e della nostalgia dei miei viaggi. In una situazione di normalità mi sarebbe piaciuto realizzare qualcosa di diverso, ma sono comunque contenta perché penso di aver trasmesso in ogni caso quello che conta per me.

E pesco dalla rete un nuovo video decisamente molto migliore del precedente con cui aveva aperto le danze. Anche l’occhio vuole la sua parte… e qui viaggiamo in Irlanda come fossimo dentro un sogno lontano anni luce… stranezze di questa realtà distopica.