Il Salotto di Malcom: Santo e Stone

144

La verità mette le sue basi sin dal nome del collettivo che è la genesi di questo disco. Nel salottino del vostro Malcom non passano mai cose artefatte. Spolvero e metto da parte le maschere per il prossimo carnevale. Parliamo di quel pop che ormai sempre più spesso prende le derive di un rap misto a trap misto a vocoder ed effetti di scuole classiche. Parliamo di “Cronico” esordio del duo torinese Santo e Stone, ovvero Davide Sanfratello e Federico Dipasquale che dal collettivo “Vero x Vero” sfornano un primo lavoro intrigante e ricco di glamour concentrato dentro quel concetto di malessere cronico che deriva dal nostro modo di stare su questo mondo. Ed io indago come sempre, senza lasciar spazio a futili curiosità d’ufficio.

Benvenuti in questo salottino virtuale. Parliamo di rap. Oggi che valenza ha? Un tempo veniva dai ghetti e inneggiava ad una emancipazione. Oggi?
Per quanto mi riguarda, il rap mi è servito per cambiare il modo di vedere la musica, prima di iniziare a scrivere, avevo una visione completamente diversa di quest’ultima. Ascoltavo, producevo e suonavo un genere che solo ultimamente si sta pian piano avvicinando al rap, la musica elettronica.

E poi parliamo dei suoni che voi rispettate ampiamente. Seguire la scuola classica cosa significa?
Vuol dire prendersi la responsabilità di ciò che si produce, vuol dire mettersi a spalle larghe per proteggere la propria posizione. Entrambi siamo nati con la musica dentro , le sonorità sono un ricordo oltre che un suono, e la scuola classica ci ha cresciuto nel tempo. Ci è piaciuto molto inserire anche questa onda all’interno dell’album, ci rispecchia.

Che poi, per la verità, c’è anche tanta ricerca e personalità dentro al disco. La cosa più personale e “diversa” che avete cercato e voluto per questo disco?
La copertina, doveva catturare gli occhi di chiunque e creare un interesse istantaneo. Abbiamo cercato di renderla più personale possibile, la decisione dei volti intrecciati è nata insieme al nostro direttore artistico Riccardo Favatà che ha saputo ascoltarci e prendere spunto da nostra idea per lavorare al meglio, siamo veramente tanto felici del lavoro svolto, sia noi, che il nostro gruppo.

Cosa c’è di cronico dentro questa vita?
La vita stessa è cronica dal momento in cui nasce, e di conseguenza tutto il resto. Proprio la cronicità del tempo è la parola chiave del nostro progetto che allo stesso tempo è presente in tutte le nostre vita simultaneamente.

In questo secondo singolo c’è addirittura qualche breve sfumatura di pop ruvido, quasi rock. E mi incuriosisce tanto questo suono legato al messaggio delle liriche. Perché questa scelta?
L’idea della strumentale è stata di Francesco Coletti, produttore del disco; ha sempre pensato che potessimo spaziare con i generi e questa traccia ne è stata la prova. Ci piaceva l’abbinamento con un testo invece più dolce e morbido, che si amalgamasse bene con l’energia del beat.

Eccolo “Caramelle gommose” ecco il nuovo singolo e nuovo video dentro cui l’ingenuità di una figura femminile forse non ancora donna come meriterebbe la lirica, fa da sfondo alle cronicità dell’amore, quello tossico ma anche quello salvifico che libera e protegge. Dipende dalle chiavi di lettura. E noi di questo siamo affamati… come del suo retrogusto punk!!!