Il Salotto di Malcom: Salinitro

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Benvenuto ad Emanuele Salinitro, benvenuto in questo salotto virtuale che posso arredare come voglio. E sinceramente il suono ma anche l’immaginario del video che lo ha ben presentato in rete mi fa venir voglia di scoperchiare le pareti dal suo intonaco e lasciare tutto grezzo, arredamento moderno e ampie vedute alle finestre. Un loft americano viste anche le tante soluzioni pop internazionali che arrivano da questa produzione firmata da Fabrizio Grenghi ai Massive Art Studio di Milano. Si intitola “Accanto a te” l’esordio di Salinitro e noi ci accomodiamo dentro la liquidità di un pop digitale che arriva dalla provincia e dentro le città vive, a corona di una pandemia e di un sapore adolescenziale che non guasta mai…

Parliamo di questo lavoro… col senno di poi quanto ti somigli secondo te?
Devo dire un bel po’. Essendo questo il mio primo lavoro discografico, non avevo un’idea precisa di come presentarmi al pubblico, sapevo solo che il pop è il genere in cui mi esprimo meglio. Di conseguenza, questo EP è stato frutto di ricerca e sperimentazione insieme a tutto il team di produzione. Sicuramente c’è ancora del lavoro da fare sulla mia identità musicale, ma “Accanto a te” è un punto di partenza che esprime bene sia la mia scrittura che la mia personalità vocale.

E quanto somiglia alle attese che avevi?
Sapevo di avere delle cose da dire e di voler essere in qualche modo attuale e originale ma non immaginavo che il pop elettronico potesse conciliare questi vari aspetti. È stato il mio produttore a suggerirmi di dare tale veste all’album e in qualche modo mi sono lasciato attrarre. Immaginavo un album comunque fatto di sfumature e colori diversi e almeno in questo credo di aver portato a casa un lavoro apprezzabile.

La produzione altisonante che arriva dai Massive Art Studio fa il suo dovere. In generale pensi che sia una perdita di identità o una ricerca della stessa con mezzi che non avevi?
Stando alle risposte precedenti, non può che essere la seconda. Arrivare a un’identità artistica ben definita per un esordiente non è semplice e io ho ritenuto necessario collaborare con professionisti del settore per trovare la mia. In questi due anni di lavoro sono partito dalla mia sola passione per il canto e dai testi che avevo, ma ho imparato che non serve cercare la propria identità altrove. Un produttore artistico serio impara a conoscerti e cerca di capire in che modo puoi esprimere al meglio la tua arte.

Dopo questo disco chi è diventato Salinitro?
Innanzitutto un cantautore, cosa per me impensabile fino a qualche anno fa. Mi sono impegnato tanto per far sì che i miei testi diventassero delle canzoni e che queste venissero pubblicate. Una volta pubblicate, ho cominciato a ricevere i primi feedback, a capire che impatto avevo nel pubblico e nell’ambiente musicale. Mi sono misurato per la prima volta con dinamiche a me sconosciute e oggi so che voglio andare avanti, continuando a scoprire aspetti di me ancora poco evidenti e a incanalare tutto questo in quella famosa identità artistica di cui parlavamo. Voglio dare il massimo finché ne ho le energie.

E se ti chiedessi di parlarmi della tua città? Quanto questo disco è figlio di tutto questo?
La mia città d’origine o d’adozione? In quella d’origine, Gela, ci sono le mie radici, che mi ricordano da dove provengo e cosa rimane di immutato nella mia vita. In quella d’adozione, Milano, c’è la mia evoluzione, c’è il confronto con la realtà spesso cruda e questo è per me fondamentale per costruire un’identità prima di tutto personale. Trasferirmi in un’altra città mi ha fatto capire che avevo coraggio. Il mio disco contiene sentimenti, ma non avrei potuto parlarne se non avessi avuto il coraggio di viverli.

Ed è inevitabile associare titoli come “Accanto a te” alle restrizioni della pandemia… c’entra qualcosa?
Devo dire di no, se non altro perché i testi sono stati scritti ben prima della pandemia. Piuttosto, è stata la pandemia a dare al titolo e all’intero album un significato imprevisto e perfettamente calzante. L’idea era quella di condividere emozioni e sensazioni personali con chi mi ascolta, un’esigenza motivata anche dal fatto che tutti siamo più o meno esposti alle stesse circostanze della vita. Ecco perché “Accanto a te”. Con la pandemia, evidentemente, tale concetto sì è reso ancor più vivido.

Sensibilità e potere della prossemica, dolcezza di parole buone e quel corpo che danza e fa venire in mente che la vita sia davvero questione di piccole cose. Nonostante Salinitro e questo suo disco abbiano una struttura imponente di dettagli precisi e ben impostati. Difficili da scalfire… peccato forse per questa perfezione fin troppo industriale. Ma è il trend, la moda, il costume sociale…