Il Salotto di Malcom: REJECTO

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Di sicuro alla fin della fiera non è un’espressione così rara da sentir dire e spero proprio ci siano molte più di due persone ad usare questa espressione assai popolare. Ma non è questo il punto. Il punto è che, amici di Malcom, che qui il gioco si fa duro e con ragione, intelligenza e gusto metrico per un flow che si diverte anche con la forma… in pieno stile che abbandona i cliché italiani spesso rattrappiti dentro i soliti convenevoli e spazia oltre oceano. Azzardo molto nel paragonare questo disco ad una prova metropolitana che potrei attendermi – come le dovute differenze – da artisti tipo Eminem (o comunque in quella direzione sociale, politica, rivoluzionaria). Appunto di rivoluzione si parla, senza filtri e senza peli sulla lingua si sputa sentenza contro un sistema poco funzionale e assai oscuro in tanti sensi. Certamente REJECTO non lo fa per partito preso campando in aria i soliti giri di parola per fare scena. Questo disco dal titolo “Prima, durante e… dopo?” poggia le sue liriche su ingranaggi ben equilibrati, dentro tesi ben strutturate e lanciando sulla facciata sfacciata della piazza, dati, numeri, nomi e riferimenti precisi. Dunque un disco acido? Forse… o forse io direi più un disco salvifico. Diamo voce a REJECTO, ascoltiamo e facciamolo senza maschere e paure…

Decisamente un lavoro interessante. Ma per prima cosa: un voce levata contro il sistema, perché non ha anche un volto? Non sembra un nascondersi dietro un nome d’arte, dietro un logo?
Grazie dei complimenti. Perché dare un volto ad un personaggio? Personalmente, trovo assurdo questo gioco dell’apparire, dell’ostentare la propria presenza, la propria forma fisica, associare la musica con la persona che la compone: ma perché? Penso sia un viatico per far soldi e basta, il giudizio della gente non deve essere manipolato dal gossip e invece avviene di continuo, una farsa che ha del grottesco. Quando ero piccolo e ascoltavo Battisti, lo immaginavo: “a fari spenti nella notte… “quando realizzai che erano le storie di Mogol, mi ricordo provai un senso di fastidio. Però temo che prima o poi se non voglio andare a rubare per vivere dovrò concedere anche io qualcosa… siamo solo pupazzi.

Diciamo che sono d’accordo su ogni virgola di quel che stai cantando. A questo disco dai anche il compito di indottrinare, di svegliare le menti assopite?
Indottrinare, io che sono contrario alle religioni (sorrido)? No, è solo una mia necessità quella di raccontare ciò che sta succedendo e che trovo sia assurdo, sinistro e senza precedenti. La gente non ha la mente assopita e non è stupida, è solo stanca, abbiamo bisogno di forza e di essere uniti, invece ci dividono per ammaestrarci.

Quanto pensi che sia pericoloso oggi parlare di queste tematiche?
Se ti allontani dall’informazione dei mass media principali, troverai molte persone che trattano queste tematiche, anche se fortemente osteggiate.

“Lezioni di economia” penso che sia davvero un brano “pericoloso”… tanto per continuare su questo tasto. La tua lezione più grande? Quella che hai dato ma anche quella che hai ricevuto…
Sì, è pericoloso soprattutto per me, perché mi sono esposto contro chi muove i fili. E se chi comanda rende i poveri ancora più poveri, a me basta ignorarmi e morirò nell’anonimato.
Peccato, la musica è arte, che ha bisogno anche di “voci” come la mia. Ma la propaganda ha sempre vinto… finché la guerra non ti entra in casa e ti porta via la tua vita o una dei tuoi cari. I cattivi vincono sempre ma bisogna comunque provarci.

E alla fin della fiera: riscontri? Il pubblico che impatta sul disco, da quel che stai vedendo… come reagisce?
Alla fine della fiera (come dici tu e la mia ex, che ha portato via con sé nostro figlio) alla gente piace il disco, soprattutto agli addetti ai lavori ma se non sei ricco e non arrivi alle orecchie di qualcuno che conta, puoi solo sperare nel passaparola e potrebbero anche passare due/tre secoli (sorrido a denti stretti).

Dalla rete pesco diversi video e davvero ho l’imbarazzo della scelta. Il consiglio è l’immersione dentro questo lavoro che oltre l’estetica americana sfoggia simbologie e messaggi importanti, forse più questi che la musica in se. Pesco dunque “Lezioni di economia”, come suggeritomi dagli amici de L’altoparlante che ne cura la comunicazione. Beh direi che è decisamente un pezzo che piega le gambe in 10 parti…