Il Salotto di Malcom: RæstaVinve

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Lascio entrare la notte dentro questo salotto virtuale, ci metto su una piccola luce di candela e poi vedo che succede. Estrapolo dalla forma canzone, pop ovviamente, delle tinte urbane che, come fossero vicoli di un centro storico di provincia, prendono derive che all’impatto sembrano portarmi altrove ma che poi, gira che ti rigira, sempre “in piazza” finisci. Stefano Resta e Vincenzo Vescera entrano in questo salotto, cari amici di Malcom. Sono i RæstaVinve con un primo disco dal titolo “Biancalancia” e con dentro quella che amo citare come “solitudine dei numeri primi”. C’è tutto che sembra altro… c’è il rap ma non la trap, c’è l’indie ma non il pop… c’è che non servono le etichette e mai per una volta un disco se ne infischia dei nomi da dare alle cose. “Biancalancia” va ascoltato e vissuto… che sa di notte come piace a me.

Canzone d’autore 3.0 diremmo oggi. L’elettronica si ma non solo… vero?
Intanto grazie per la definizione: ci fa capire che c’è chi non ci imputa testi “non troppo elaborati, e poetici”. Dal testo all’elettronica ascoltabile nel disco, tutto ha subito un fiume di modifiche, ed è essenziale e portante. E funzionale. Non ti nascondiamo tuttavia che ogni nostro pezzo per essere scelto doveva “funzionare anche con una veste minimale”, ma anche che dietro i brani più elettronici ci sono i più grossi contenuti dal punto di vista dell’arrangiamento, del contrappunto e del suono suonato.

E poi in generale perché questa esplosione di ricerche di suoni elettronici? Il suono suonato secondo voi che fine farà?
Il suono suonato ed il suono elettronico dovrebbero essere adoperati in maniera sinergica. Ignorare un mondo o l’altro può a volte essere una scelta di riconoscibilità artistica. Ma oggi, almeno in studio di registrazione, difficilmente un mondo non regge l’altro.

E questo disco di suono suonato ne ha… com’è stata la produzione, le scelte… come avete gestito la genesi del disco?
Ci siamo innanzitutto divertiti. Agli Artigiani Studio, registrare è stata un’esperienza totalizzante. Inizialmente ci siamo affidati al nostro produttore Maurizio Loffredo provando a inserire qua e la i nostri tocchi, nella chitarra, nel piano, nella batteria. Col passare delle sessioni, ci siamo resi conto che oltre ad essere un piacere, ed un onore, invitare grandi musicisti come Andrea Pesce, Fish, Ivo Parlati e Daniele Sinigallia rispettivamente su piano, batteria e chitarra elettrica, era un’esigenza per rendere al meglio le suggestioni che avevamo in mente. Lo stesso si può dire di Cesare Pastanella, per le percussioni, e mio maestro di batteria per alcuni anni. È stato come far entrare nel disco i colori primari, la fonte di molte delle colonne sonore della nostra vita.

E il risultato finale, che a me sembra assai complesso nella sua semplicità… somiglia alle vostre attese?
Il risultato lo iniziamo a percepire adesso. Quando passa il tempo, ed abbiamo ancora voglia di abbandonarci in quelle melodie. E quando capiamo quanto è stato importante non abbandonarsi a soluzioni troppo “rodate” rispettando ciò che siamo, due cantastorie. Per cui la risposta è sì, anzi il risultato è andato oltre le aspettative e non vediamo l’ora di continuare.

Ho l’impressione che sia un disco che si muova parallelo alla quotidianità di ognuno di noi. Voi che ne pensate?
È un disco che speriamo non abbia età, ne eccessive pretese. Ciò che raccontiamo è la nostra vita, ma anche quella di chi ha passato un po’ di vicissitudini amorose. Un disco da cantare in auto o mentre si va a fare la spesa. Noi il nostro lo abbiam fatto.

E la periferia, la città… quanto hanno influito sul disco?
La periferia della città in “Biancalancia” incontra in qualche modo il “mare”. Sono i due colori primari di questo disco. La vita nella grande metropoli, vissuta da un fuori sede ha un altro sapore. Passare le notti a perdersi nelle città di mezza Europa, compatibilmente agli impegni, mi ha sempre appassionato. Vivere otto mesi a Cordoba mi ha fatto innamorare anche della periferia dell’Europa. Poi però c’è il mare. Quello che Vinvè ci ha messo nel disco. Ed anche quella è periferia. Ma centro e periferia sono concetti estremamente relativi, anche per un disco.

Pesco dalla rete il nuovo singolo estratto, pesco questa “Rien ne va plus” dove dentro ci trovo la splendida freschezza della voce di Clio. Avrei chiesto di più dal video, maggiore personalità, qualche idea che sia distinguibile dalla massa. E me lo sarei atteso visto che il disco si gioca carte davvero interessanti. Ma basta con le etichette, dicevo. “Biancalancia” va vissuto…