Il Salotto di Malcom: Naftalinas

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Spolvero i vinili di Django Reinhardt, spolvero anche le mie chitarre Manouche appese alle pareti e verso da bere qualche buon rum di popolaresca tradizione gitana. Che manca? Manca l’ironia che oggi mi vien difficile averla in tasca facilmente, in questo tempo assurdo. Per questo lascio fare a loro che di intelligenza in tal senso sanno farne mostra dentro melodie scanzonate e liriche per niente devote al tempo assurdo di cui sopra. Anzi… “Dieci storie sempre al limite del guaio” rappresenta un bellissimo esorcismo a questo tempo… assurdo… come ampiamente detto. L’esordio popolaresco e Manouche dei Naftalinas, collettivo di tantissimi musicisti che fanno da corona a Cesarino Cortassa e Antonio Bucci, mi sembra un buonissimo modo per iniziare una nuova rinascita facendo finta, se possibile, che non sia successo niente. E sempre senza mai mancare di rispetto a chi ha ben altro da lamentarsi che una fantomatica noia…

Benvenuti in questo salotto virtuale. Certo che ci mancava il saper ridere delle disavventure. Ma secondo voi perché la sfortuna fa ridere? Non ridiamo mai di chi resta in piedi ma solo di chi cade per le scale…
Grazie e felici di farne parte.
Il tema è esorcizzare e superare il guaio. La caduta secondo noi fa ridere perché ci fa ricordare di qualcosa di vissuto e nel contempo ci fa sentire meno soli e sfortunati. La maggior parte delle persone ride e nel contempo spera che il malcapitato non si sia fatto male perché ci si riconosce.
Le nostre storie del disco vogliono evocare negli ascoltatori proprio quei sentimenti comuni. Gli amori sbagliati, i viaggi sfortunati, gli incontri improbabili e l’amico folle che compie imprese leggendarie, chi può dire di non riconoscersi in queste situazioni? Noi le abbiamo solo rese volutamente più comiche e surreali. E questo suono acustico totalmente privo di elettronica? Ma dico… come vi permettete? Oggi senza computer siete out….
Hai troppo ragione!! Ma siamo amanti di un certo lo-fi anni 90 che associato alla voglia di strumenti acustici ci fa pensare che per noi sia stato meglio suonare tutto, così come abbiamo fatto. In 15 si sono alternati ed il risultato è un disco pieno di corde ma anche di fiati e volutamente di poche percussioni. Il guizzo del momento(soprattutto nei cori più folli) e il fraseggio studiato si sono susseguiti, tra cene, sigarette, vino, risate e tutto quello che più assomiglia a un vecchio modo artigianale di registrare dischi . Avremmo voluto distribuirlo in audiocassetta ma siamo troppo poveri!!

Che poi anche le liriche: paesane, di quartiere e quartierato, di amicizia, di collettività. E le droghe? Il sesso? Il lusso? Dov’è finito?
Non siamo stati esenti da eccessi nella nostra vita, anzi, ma volevamo raccontare qualcosa di più vicino a ciò che oggi siamo. Non avrei potuto parlare di Gang e violenza perpetrata con alle spalle un vegano salutista, che produce i suoi biscotti mettendoli in un essiccatore per 18 ore(ride). I protagonisti delle nostre storie, sono da “Cinico TV”, non sanno di avere nelle mani un tema scottante o forse se ne disinteressano ma nel raccontare gli episodi finiscono ad affrontarli con il loro approccio. È un disco che avrebbe voluto essere una serie di cortometraggi girati nella provincia italiana.

Dunque per voi cosa significa oggi fare un disco simile totalmente contro tendenza?
La fruibilità di tutto ciò che concerne la sfera musicale non dovrebbe deciderla il mercato ma l’ascoltatore. Qui non si inventa niente è chiaro ma nel frattempo 4 +11ragazzi provinciali avevano la voglia di suonare ciò che più gli piaceva. Qui si rivendica la possibilità di fare un disco, magari brutto ma che assomigli poco a ciò che si sente in heavy rotation per radio. Siamo orgogliosamente dei perdenti, quindi meglio cento dischi brutti con delle idee che cento dischi tutti uguali

Prossimo step ora che torna il sole e soprattutto la possibilità di starci sotto…
Le idee potrebbero differenziarsi, trovare nuovi modi comunicativi, siamo creativi quindi ci piace pensare di poter realizzare cose anche non solo musicali. Clip comiche di breve durata, organizzare festival ma anche semplicemente ritrovarsi a suonare per raccontare a più persone possibili le nostre storie.

Pesco dalla rete questo video che in se, in questo nostalgico bianco e nero, ci racconta l’assurda scioglievolezza della semplicità paesana, di allegorie e personaggi “sempre al limite del guaio”. Pesco il singolo “Tutti vogliono imparare a suonare il Gipsy Jazz” e mi faccio passare i cattivi pensieri a suon di spensierata ironia sulla quotidiana condizione umana.