Il Salotto di Malcom: MELINA

176

Non so cosa ne pensiate voi ma io credo che nelle prime opere degli artisti ci sia quella libertà espressiva che poi raramente riescono a conservare. E nei dischi d’esordio mi piace sempre ritrovare quel certo livello di trasparenza, onestà, “anarchia”… la forma certamente tiene conto delle mode, delle regole, del buon gusto… ma si sveste anche dei doveri. E tutto questo emerge dal primo Ep di Melina dal titolo “Esiste!” che invito con delicatezza in questo piccolo salotto virtuale. Voce sottile, voce pop, voce che teatralizza anche la sua musica. Un disco che si guarda prima ancora che ascoltare…

Benvenuta nel mio salotto virtuale. Melina che in qualche origine ha vissuto da vicino anche il teatro. Melina che oggi diviene anche cantautrice. Sembra tutto un gioco… non è così?
Beh più che un gioco direi un bell’esperimento. Mi sono cimentata per la prima volta in modo molto libero nel comporre ed arrangiare, seguendo un po’ l’istinto. Avevo in tasca qualche canzone che ronzava nei miei pensieri da un po’ di anni ed ho voluto provare a dargli una forma concreta divertendomi con la voce che è lo strumento con cui ogni giorno gioco e sperimento. E’ stato molto stimolante ed importante per me realizzare e condividere un pezzo del mio mondo.

La canzone… come la pensi? Come la vedi? Ci giochi molto con le forme e con le sue soluzioni vero?
Si, le mie canzoni nascono come improvvisazione musicale che a volte si trasforma in dialogo a parole. Venendo dal jazz, ogni giorno mi diverto ad improvvisare e creare con la mia voce. In alcuni momenti quando ho un’emozione particolare da sfogare vengono fuori delle canzoni intere dall’inizio alla fine che di solito mi ritrovo a canticchiare sottovoce perché magari sono tra la gente o in bicicletta. Di solito le registro con il mio telefono, poi in un secondo momento le riascolto, le raccolgo, le guardo, e quelle più sentite restano stampate nella mia mente. In questo disco ho voluto prendere tre brani nati cinque anni fa più un brano più recente, connessi dentro di me ad un’idea ed una sensazione particolare che li accomunava. Un annetto fa ho deciso di arrangiarli a modo mio e registrarli e da qui è nato “Esiste!”. Ho voluto provare a sperimentare usando tanti cori, per creare delle sonorità particolari. Mi piace l’idea di mantenere una semplicità pop nelle melodie e nell’armonia ma creando atmosfere insolite negli arrangiamenti. Probabilmente il mio modo di pensare alla canzone è più strumentale che cantautorale, per me è sempre la melodia a dominare e la parola non è altro che suono nato insieme ad essa.

Bellissimo questo video di lancio… divertente anche… il finale me lo spieghi? Questo “tutti giù per terra” che simboleggia?
È stato un video molto divertente da creare, tutte le comparse erano amici, per la maggior parte musicisti, per cui le riprese si sono poi trasformate in una festa con jam session che è andata avanti ad oltranza dal primo pomeriggio alle due di notte. Le scene del video seguono sia il testo che la musica, in particolare il finale aveva l’intento di seguire la melodia che si fa sempre più incalzante in una dissolvenza in uscita.

E tu Melina… nel video chi rappresenti? Qualcuno che cerca ascolto o qualcuno che si è rassegnato all’indifferenza?
Penso che alla fine il senso generale del brano in soldoni possa essere questo: “Io sono così, tu continua pure ad essere come sei, a riempirti la vita di parole inutili, intanto io resto nel mio mondo fatto di ascolto, fantasia e semplicità e me la canto pure”

A chiudere: il primo vero disco di Melina? Un disco sociale, un disco pop allegorico, un disco teatrale… un disco come?
Sì, è il mio primissimo lavoro discografico. Un disco molto personale e sperimentale. Per me rappresenta moltissimo, è stato un primo passo che mi ha messa in gioco a 360° ,che mi ha permesso di conoscermi e mi ha stimolata in tantissimi modi. Sicuramente mi evolverò in nuove direzioni anche grazie a questo.

E parlando di libertà dentro le regole? Quanto è bello questo video del singolo “Come hai detto?” dentro cui vi prego, guardate che gusto c’è nel rendere sghembe le forme conosciute… distorcerle quel tanto che basta per riconoscerle nonostante farle apparire completamente personali. Bel lavoro Melina…