Il Salotto di Malcom: MASUA

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Respiro salvezza e nostalgia canaglia quando si muovono suoni alternativi di quel rock anni ’90 a cui tanti di noi diversamente giovani devono molto. E in questo salotto virtuale direi che non mancano rimandi iconografici a quel tempo. Su tutto c’è la distorsione e quel certo modo di concepire il disegno di chitarre elettriche che ha Claudio Passiu in arte MASUA, milanese di un rock che sinceramente con Milano e la sua storia ha poco a vedere. Tutto italiano questo nuovo disco dal titolo “Occhi chiusi” che ovviamente accolgo con un piacere che duro fatica a raccontarvi. Sono gusti certamente ma più di tutti sono ere, epoche e rimandi al suono suonato della libera espressione indipendente italiana.

Benvenuto in questo salottino virtuale. Il rock poi è la mia calamita con la vita. Per te cosa significa “rock”? Che peso ha nella vita?
​Ciao e grazie mille per l’invito! Rock, allora … fare rock per me è necessario, un pò come urlare quando sei inca__ato! A volte sinceramente è come fare a pugni o litigare. È la musica che mi accompagna da quando avevo 12 anni: può sembrarti banale, ma è davvero ciò che segue i miei passi nel quotidiano; lo stop arriva spesso solo nei momenti di calma, e penso ad una passeggiata in montagna, un bel week-end con la ragazza … insomma, in situazioni di pace. Per il resto è un supporto importantissimo dove immergersi e trovare energia e sfogo in quei suoni.

E poi la tua voce e il tuo modo di pensare alle melodie mi lascia molto del punk moderno. Non trovi?
Giustamente citi il punk … sai qual è stato il primo brano che ho cantato in sala prove dietro ad un microfono? Anarchy in the UK dei Sex Pistols, e mi dissero: “cavolo bravo, sei così stonato che imiti benissimo Johnny” … ahahah! E alla batteria? Sempre punk! In realtà poi non l’ho mai seguito molto, però è stata quella miccia che mi ha avvicinato al suonare, e pensavo “cavolo, posso farlo anch’io!”. Mentre etichettare la musica moderna è abbastanza difficile, si è mischiato un po’ tutto. Credo si possa dire che Machine Gun Kelly e Yungblud rappresentino un po’ il punk moderno, qualcosa non mi dispiace, però la mia musica è più ispirata dall’alternative americano, mentre nelle melodie vocali sicuramente la tradizione italiana ha una forte influenza e radici in me, anche se per provare a rendere più ritmiche le metriche ho ascoltato molto hip-hop nell’ultimo anno e mezzo.

E la New Wave anche… come vien fuori un brano come “Chiedi alla polvere”?
Notti insonni, un libro di John Fante e una casetta di campagna delle Colline Moreniche del Garda. Riascoltando il brano una volta arrangiato, anche io ho sentito come te un po’ di quella atmosfera punk new wave. È stato un periodo magico degli anni 80’ che non ho vissuto direttamente, e che in Italia ha trovato espressione in qualche lavoro dei CCCP e Litfiba. È incredibile rendersi conto di come certe cose ci rimangono dentro.

E che c’entra John Fante in tutto questo?
È chi mi ha accompagnato in quelle settimane di scrittura. Chiedi alla polvere è un suo libro, meraviglioso come tutti gli altri. Di notte a volte la mente vaga un po’ troppo, facendosi domande anche esageratamente presuntuose, che mi è venuto da dire: “a chi chiedo?” E se sei senza Dio rimani con un mucchietto di polvere che si forma pian piano sulla tua mano a furia di aspettare …

L’amore ai tempi dei social network. Ma in “Giorni uguali” è solo l’amore che rimpiangi oppure quel certo tipo di vita, come nel video, fatta di realtà e non della nostra santa virtualità?
Io vivo la realtà. Posso dire di non passare troppo tempo dietro ai social o dentro alle chat di WhatsApp. Giorni Uguali é il ricordo di una storia d’amore: a volte gli amori finiscono anche per scelte razionali, e lì ci si fa’ molto male. Quando ami, quando sei innamorato, vivi incredibilmente il presente, sei assolutamente dentro il qui e ora, è meraviglioso … di sicuro non c’è spazio per stare dietro ad un telefono. Il brano rimpiange questo vivere emozionato.

Dalla rete pesco “Giorni uguali”, la vera hit radiofonica del disco che si impreziosisce anche di un video che ovviamente rimanda al passato anche nel modo di concepire le riprese e le immagini. Un applauso a Masua, un applauso al bel rock alternative tutto italiano.