Il Salotto di Malcom: LASERSIGHT

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Beh che dire? Io sono un nostalgico, lo sapete. Penso sempre ai garage con il cartone delle uova e ai doposcuola. E penso anche molto a quelle derive che portarono il rap a contaminarsi di ritornelli cantabili, facili alla memoria, di voci corali quanto basta. E la formula che il rapper romano LASERSIGHT ha messo in piedi ricorda quei fasti piacevoli. Si intitola “Le due porte” il suo nuovo disco che porto in questo salottino che di fasti e di fumi antichi ne è sempre pregno. E non è certo facile aprirsi ai nuovi suoni digitali, per uno vecchio come me… ma ci provo…

 

Benvenuto nel mio piccolo salottino virtuale. Di provincia oserei anche dire… che in termini culturale significa molto. Ecco: che rapporto hai con la provincia?
Grazie mille a te per l’invito. Penso di avere un buon rapporto, io essendo di Roma non vivo molto la provincia però mi capita di andarci per vacanze, gite o cose così e devo dire che ogni volta che ci vado stacco completamente dal caos cittadino e ricarico appieno le batterie, quindi direi che è molto rilassante ed anche stimolante perchè con la mente libera si ha anche molta più creatività, infatti non nego che alcune canzoni le ho scritte o tornato da questi posti o in loco.

Te lo chiedo perché molto di questo nuovo disco cerca di remare contro una localizzazione ma molto più dentro una “esternalizzazione” nazionale. Come a dire: cerchiamo di accogliere tutto il resto. Vero?
Si assolutamente possiamo allargare il concetto a tante sfere personali di ognuno di noi ed il concetto di base non cambierebbe. Bisogna accogliere tutto quello che viene e scegliere con cura quello che viene accettandone poi le conseguenze che ne derivano nel bene e nel male che poi è un po’ il concept che ha tutto il disco. Penso che non sia proficuo cercare di restare nella nostra zona di confort o in una bolla rinchiusi da qualcun altro ma espandersi sempre.

Cosa ti ha spinto a dare melodia e forma più strettamente canzone alle tue scritture?
La voglia di mettermi in gioco, ma soprattutto di fare una musica che piace a me (e spero anche al pubblico) senza etichette di alcun tipo. Partire dal rap, ma dando più melodia per creare una sorta di indie/rap che mi identificasse. Ed è una melodia interessantissima che è iniziata con questo disco ma proseguirà migliorata ed evoluta nei prossimi lavori.

E oggi secondo te il rap che direzioni culturali ha preso? Ha sempre la forza di smuovere la società e/o di rappresentarla?
Mah onestamente adesso molto meno rispetto a prima. Io sono cresciuto col rap che parlava di problemi sociali e seri oltre naturalmente alle classiche canzoni autocelebrative ed amorose (anche se quest’ultima è arrivata un po’ dopo). Ora a cantare di tutti questi argomenti sono o siamo rimasti in pochi e la maggior parte dei cantanti o rapper è della mia generazione. Questa new generation secondo me punta molto sul sound ma poco sulla scrittura ed il messaggio dicendo sempre le stesse cose, sono pochi al momento quelli veramente interessanti.

E per chiudere una domanda “marzulliana”: di queste due porte, di questa allegoria di vita, tu quale hai scelto?
Sceglierei sempre quella che ti fa avere accanto i nostri affetti anche a costa di fare un percorso più lungo e tortuoso, perché avere una gioia effimera in realtà non è vera gioia.

Dalla rete prendo questo “Kiss V” che probabilmente mette in chiaro i riferimenti, mette al centro della scena la melodia, che certamente è uno dei pezzi meglio riusciti di questo disco. E poi a vederle, certe belle stanze in mattoncini, mi riportano ai tempi di quando la musica era davvero libera… o almeno sembrava tale.