Il Salotto di Malcom: HELLE

116

Spazio all’arte del “vedo e non vedo”, anzi più per quel che non vedo che per quel che ho da mostrare. Anzi quel che ho da mostrare alla pubblica piazza lasciamolo sinceramente da parte. Pensiamo invece a mostrare (a noi stessi prima di tutto) quel che copriamo ogni giorno, con abiti e selfie ritoccati, con cappelli e modi di fare impegnati alla recita televisiva. Ed è con questi presupposti che chiamo al banco degli imputati la voce di Lisa Brunetti, HELLE per gli amici della musica. Esce per Volume! il suo primo disco ufficiale dal titolo “Disonore” e in questo salotto ci sta benissimo: grandissimo gusto per il passato, bella personalità per l’innovazione della forma, acida e intelligente, sarcastica e visionaria quanto basta per le punture velenose all’ego di ognuno di noi. E chissà quanto bene farebbe ai miei vicini omologati!!! Indagando si va….

Finalmente un nastro rosa. Ultimamente forse la tendenza ha subito un forte arresto ma comunque il gentil sesso mi pare sia sempre in minoranza in questione di cantautori. Come la vedi?
Non saprei dirti. Ci ragiono spesso anche io e ci faccio caso: ci sono stati più cantautori famosi che cantautrici, numericamente parlando. Oggi però la situazione pare diversa, spero.

“Disonore” è un titolo forte… come sei legata a questa parola e che peso ha nella tua musica?
È una parola maledetta, la parola che la mia ombra maggiormente predilige. Il sentimento della vergogna è infimo, agile: se ci sei abituato sa legarsi a te nelle maniere più subdole senza lasciarti mai andare. Sono cresciuta in una famiglia molto severa, cereali e colpe a colazione: è stata un’educazione molto preziosa, molto particolare. Mi hanno educata con la schiena dritta, per così dire, perciò ho imparato a non incurvarmi mai, nemmeno quando nessuno guardava (perdona la metafora). Negli ultimi due anni la mia situazione personale non è stata delle migliori, psicologicamente parlando: sono discesa in spirali molto anguste. Normalmente non mi lascio andare nelle interviste, però la tua domanda è stata l’unica fra tante ad aver colto fra le righe qualcosa di molto personale, perciò ti ringrazio. Nella mia musica ‘Disonore’ è una parola tematica, in questo caso. Vedremo cosa succederà nel futuro.

E poi Helle… un moniker interessante. Da dove prende origine?
Il mio pseudonimo mi è stato consigliato da un collaboratore di lavoro, quando ancora giravo negli studi di Fonoprint. Chiamandomi Lisa abbiamo scelto l’inziale L, per poi aggiungerci la lettera “h”.

Gli anni ’90 del grande pop elettronica internazionale (ma forse più europeo direi io) è un punto chiave nella tua produzione o sbaglio?
Onestamente non saprei dirti: quando scelgo un percorso non ho mai un genere di riferimento, o un periodo al quale rimandare le mie scelte estetiche. Suono ciò che amo, vado a sensazioni. Certamente l’elettronica ha giocato un lavoro fondamentale in quest’album.

E forse anche complice il tuo timbro di voce direi che anche l’Italia degli anni ’60 la fanno da padrona… che ne dici?
Magari, gli anni sessanta e settanta sono stati particolarmente illuminati in fatto di musica, di testi, di vita. Sarebbe un onore poter averne subito una scia, o anche solo delle vaghe reminiscenze.

“Rispetto” ha un video che gioca molto con il proprio modo di guardarsi, allo specchio come da dietro una boccia d’acqua. La distorsione di quel che vediamo fa parte di noi o è qualcosa di cui liberarci?
Il video è stata un’esperienza piacevole: ho collaborato con Eva Lacroix e Silvia Bordin, due bravissime professioniste. La metafora dei riflessi, del gioco d’immagine, è ciò su cui ci siamo maggiormente concentrate: non è facile essere chi si è, oggi pare sempre che si debba accontentare gli altri pur di apparire giusti. Di maschere se ne mettono tante, ma forse a volte è anche giusto che sia così.

E dalla rete pesco dunque questo “Rispetto”… penso questa bellissima scena di “vedo e non vedo” anzi di “non vedo quel che dovrei vedere”… un video ricco di glam che però occhio a non fargli coprire il vero motivo di bellezza: la nostra verità.