Il Salotto di Malcom: Giacomo Casaula

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Sono stato lontano un poco… anzi troppo. Forse non abbastanza. È che la vita delle volte scorre troppo in fretta e io non ci sto dietro. E tutti lo sappiamo. Spesso le cose sono troppo sintetiche e qui, in questo salotto, di sintetico c’è solo l’involucro del cellulare. E neanche il disco di Giacomo Casaula riesce un poco farsi sintetico nonostante il suo pop d’autore finisca per seguire pedissequamente anche la rigidità di certi cliché e di certi suoni. Ma lui, attore anche, cerca di violarla questa vita sintetica, questo “Amore sintetico” come recita il suo disco… lui ricerca la pelle, l’uomo in quanto creatura e non avatar di se. Faccio ordine che è da un po’ che non entro e lo lascio accomodare. Tutto sembra fermo come un tempo ma in realtà tutto si muove… si sta già muovendo. Devo solo capirlo…

La canzone d’autore oggi sembra tornare anche sui palchi televisivi.
Cosa ne pensi? Che impressione hai di questo?
Credo dipenda esclusivamente dalla trasmissione. Se viene strutturata come spazio aperto di condivisione dove le musiche e i testi hanno il ruolo principale potrebbe essere un segnale importantissimo. Se invece si basa esclusivamente sulla competizione o peggio ancora sulla visibilità che gli artisti posseggono a suon di follower… non c’è bisogno di aggiungere altro.

Attore e cantautore. Come si lega il teatro alla musica nella tua
diretta esperienza?
Si lega attraverso il genere espressivo del Teatro-canzone, una forma di spettacolo messa in scena per la prima volta agli inizi degli anni ‘ 70 da Giorgio Gaber e Sandro Luporini. E’ un genere in grado di avere versatilità, coerenza e anche un’incredibile libertà.

E questo disco ha del teatro dentro o viceversa?
C’è sempre il Teatro in tutto quello che esprimo, anche ‘Amore sintetico’ è stato immaginato già per andare in scena. Oltre alle canzoni presenti nel disco ho scritto anche le parti monologate, che a differenza del mio primo progetto ‘Nichilismi & Fashion-week’ non sono però registrate, per avere una coerenza narrativa precisa.

Essere sintetici per te cosa significa?
Nel caso specifico la parola ‘sintetico’ aveva due valenze. La prima intesa come materiale sintetico, non specifico, liquido, proprio come la società in cui siamo immersi. La seconda invece come sintesi estrema, riduzione, qualcosa che insomma non si apre alla critica più ampia, al pensiero, alle idee nuove.

E non hai pensato ad un suono decisamente più vero e naturale? Anzi
quasi per niente “raffinato”?
Il suono minimale accompagna la società liquida. Insieme a Davide Trezza, Stefano Torino e Vincenzo Siani abbiamo ragionato per dare questa impostazione, riducendo anche il numero degli strumenti, soprattutto rispetto al primo progetto.

Lascio andare il video ufficiale di “Viola”: maturo, semplice, pop, credibile. La sua voce poteva fare un lavoro maggiore ma in fondo non è la trasgressione quello che dobbiamo ricercare dentro dischi come questo…