Il Salotto di Malcom: Federico Sirianni

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Beh signori. Qui oggi c’è da riordinare casa. Devo rimettere a posto i libri tutti, devo preparare qualche buon rum, devo levare le ragnatele e assicurarmi che non ci siano pipistrelli che a Federico Sirianni non piacciono affatto. E in qualche modo, è proprio loro (dei pipistrelli) la colpa che ha determinato l’incontro tra il cantautore ligure e Alvaro Mutis, con i suoi libri intendo, con le motivazioni che sono alla base di questo disco. Ma questa storia amici dovete leggerla nel libretto che arreda questo prezioso nuovo lavoro di Federico Sirianni: “Maqroll”, appunto. L’incollocabilità è una dimensione assai concreta di quello che stiamo diventando tutti. Il non equilibrio delle parti, la precarietà del tutto come vuole il grande mercato… il nuovo disco di Federico Sirianni è immenso da ogni parte lo si guardi e non c’è modo per arginarlo, non c’è modo di descriverlo se non quello di viverlo ogni volta, ad ogni ascolto. Dunque arrendo come capita questo salottino virtuale e so che potrei ospitarlo ogni settimana e parlare di mille cose diverse, tanto questo disco ha mille facce diverse.

Benvenuto nel nostro salotto virtuale. Ecco partiamo da qui: esistono ancora i “salotti” culturali? Oppure anche questi, come il mio, è divenuto digitale?
Esistono i salotti culturali, i salotti virtuali e i salotti cultural-virtuali, probabilmente come questo che, da un lato ci permette di dialogare a distanza di cose belle, dall’altro ci toglie la possibilità dello sguardo e del contatto.

Dunque il mondo digitale, liquido, quello dei nostri figli, porta con se vantaggi o debiti che gravano sul futuro? Certamente dipende… ma dal punto di vista dell’arte e della cultura?
I nostri figli, a differenza nostra, non hanno conosciuto il mondo “analogico”, chiamiamolo così. Per cui sono più giustificati rispetto a noi nell’utilizzo di una serie di modalità di comunicazione e strumenti di conoscenza. L’arte e la cultura non perdono forza, secondo me, dallo sviluppo dei media, ma dalla perdita della curiosità. Che poi queste due situazioni possano essere collegate è possibile, ma non ne sono del tutto certo.

“Maqroll”, tanto per venir contro al mondo digitale, ha con se un libretto. Pensieri, parole ma anche fotografie. Cose antiche direbbe qualcuno. Parlando proprio di questo elemento, che riscontri hai avuto, che riscontri e che reazioni hai raccolto?
“Maqroll” è un progetto che io definisco “novecentesco”. Ma, paradossalmente, la presenza del libro è più contemporanea rispetto a quella del cd, del quale vedo un futuro a brevissimo termine; i libri si vendono e si leggono ancora. La mia idea era quella di proporre diverse modalità di fruizione, un contenuto che potesse essere ascoltato, letto, guardato. E, fino a questo momento, i riscontri sono talmente positivi da sorprendermi ogni volta.

Di tutte le penne che hai scelto non tutti mi sono piaciuti. Forse qualcuno non ha colto benissimo il senso. Tu che mi dici in merito?
Ci sta, sui gusti non si discute. Per quel che mi riguarda credo che ognuno di coloro a cui ho chiesto uno spunto (narrativo, poetico, visuale) legato ai temi del disco, mi abbia regalato una perla, qualcosa di molto personale e di questo ringrazio di cuore tutti i partecipanti a quella che io chiamo una vera e propria “antologia” dell’incollocabilità.

E di tutte le immagini che canti e che raccogli, qual è la vera foto grafia di questo disco?
Forse l’acqua. L’acqua è elemento presente e dominante, non solo a livello di parola, di contenuto, ma anche a livello sonoro. Grazie all’uso dell’elettronica, sapientemente gestita da uno dei due produttori, Filippo FiloQ Quaglia (l’altro è Raffaele Rebaudengo, musicista degli GnuQuartet) abbiamo creato un ambiente musicale sospeso tra cielo e mare, in cui l’acqua la senti dall’inizio alla fine in tutte le canzoni.

Sono curioso di chiederti una cosa sui colori. Io questo disco lo penso verde come la sua copertina e non capisco se è la copertina ad avermelo fatto pensare così o se il suono di questo disco è “verde”. Condivido questa cosa che spero non arrivi come stupida e superficiale… tu cosa ne pensi?
No, è una domanda che mi piace molto, anche perché la questione dei colori nella musica mi affascina da sempre. E, se non mi avessi dato la tua opinione cromatica, probabilmente avrei detto anch’io che questo è un disco verde, con qualche tonalità di profondo blu.

Oggi il cantautore Sirianni cerca un linguaggio che arrivi alla gente o sei ancora di quelli che pensano che la gente se vuole dovrà fare un passo verso?
In realtà cerco un linguaggio che si adatti alla storia che voglio raccontare. Se questo linguaggio va verso gli altri o gli altri vengono verso questo linguaggio io sono molto felice.

Dalla rete pesco “Una sorta di naufragio”, ultimo estratto anche in vide, ancora una volta ricco dei documenti filmati dell’Istituto Luce anche se questo giro la clip si fa appena più psichedelica nelle immagini, forse sarà anche per il gioco elettronico che FiloQ ha tessuto dentro la melodia. Ve l’ho detto: ci sono mille facce dentro questo disco.