Il Salotto di Malcom: Daniela D’Angelo

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Nastro rosa per queste ultimissime battute di stagione qui nel Salotto di Malcom. Che non vi abbandona… da Settembre torniamo più pettinati che mai. Chiudiamo in grande stile con un disco che la critica di settore sta incoronando in lungo e in largo. Canzone d’autore firmata da Daniela D’Angelo che la porta in scena con un piglio vocale che forse avrebbe dovuto cercare una particolarità più spinta invece di attestarsi nel solito sentire. Ma questo disco dal titolo “Petricore” non è affatto il “solito sentire”… una produzione che cerca la ricerca e la personalità dentro l’elettronica e le visioni urbane, distopiche in qualche modo. Senza privarsi di aperture dolci e di scritture che al pop devono anche molto e non ne fanno mistero. E io spolvero e lascio anche che il caldo di questo primo di agosto diventi parte narrante del tutto.

Benvenuta nel mio salottino virtuale. E che bello veder un nastro rosa dentro questo salottino. Di rock e di canzone d’autore: partiamo dalle tue origini? O meglio: i dischi che hanno contaminato e scritto “Petricore”?
Grazie, felice di esserci! Domanda difficile… ci sono molti strati che compongono le mie origini, anche se poi secondo me non tutti risuonano nelle mie canzoni, quindi dare dei riferimenti esatti su “Petricore” risulta complesso… posso dire che nella scrittura mi hanno ispirata cantautori come De Gregori, De Andrè, Cristina Donà, Paolo Benvegnù, gli Afterhours e poi ci sono stati tutti i miei ascolti, dai Led Zeppelin ai Radiohead (in breve)… ma tanta parte secondo me lo ha fatto il background di ognuno degli elementi che ha partecipato alla realizzazione del disco. Ognuno ha messo un pezzetto del suo gusto e dei suoi ascolti, che magari io non conosco nemmeno…

Che nome difficile poi “Petricore”. Il correttore lo cambia ogni volta. Mille refusi immagino… quando si sceglie un nome si pensa anche a questo o no? Visto che siamo nell’era dell’apparire…
Sì, è una parola un po’ complicata, ma saranno le coincidenze… trovo che piano piano si stia comunque diffondendo. Non ho pensato al fatto che potesse essere difficile, mi piaceva il fatto di avere trovato la parola per definire quella sensazione che per me prima non aveva un nome, ma che ho sempre amato, ovvero l’odore che si alza dalla terra appena qualche goccia di pioggia tocca il suolo e poi mi piaceva l’assonanza con “pietra” e “cuore”… il protagonista del disco, diciamolo! Lasciamo l’apparire alla sua era, forse non ci appartiene o noi non apparteniamo a lei…

Dopo un disco simile, chi è diventata Daniela D’Angelo?
Da qualche parte in rete, nella descrizione del mio profilo, c’è scritto sinteticamente: “cantautrice schitarrante in cerca di bellezza” e credo che questa definizione mi appartenga. Mi piace dire che “Petricore” è la fotografia del momento in cui ero impegnata nella sua realizzazione, insieme a Vito Gatto nella produzione, Guido Andreani nelle registrazioni e nel mix, Mamo alla batteria e Ivano Rossetti al basso, che lo hanno arrangiato insieme a me. Da quella fotografia, che non potrà mai essere uguale a sé stessa, partiranno altre declinazioni di Daniela D’Angelo, anche se l’essenza rimane quella della ricerca della bellezza scrivendo canzoni. “Petricore” ha accompagnato grandi cambiamenti di vita ed è il mio primo disco da solista. Non so se tutto questo risponda alla domanda, ma più che “chi” sono diventata, mi sento di dire ‘cosa’ sono diventata (forse): una persona un poco più saggia, grazie all’età.

E sai che mi sarei atteso un video ufficiale decisamente meno pop? Non so se ha senso… ma è così che mi viene da dire… che ne pensi?
Mi piacerebbe esplorare con te il concetto di pop, per capire che cosa ne pensi del video… 😉

“Petricore” esiste anche in una bella forma fisica in CD… anche vinile? Ci stai pensando? E che rapporti hai poi con la musica gratis in rete che polemizza il costo e gli sforzi fatti per lavorarci su?
Trovo bella l’idea di poter ascoltare e far ascoltare musica gratis in rete, soprattutto per scoprirne di nuova. Trovo scorretto crackare le applicazioni per farlo e non investire nemmeno una decina di euro al mese per la musica. Trovo il problema più negli algoritmi e nella distribuzione della retribuzione degli ascolti, forse troppo sbilanciata su quantità irraggiungibili per alcuni e credo che non sia il mezzo a essere sbagliato, quanto il suo indurre a un utilizzo bulimico e superficiale, ma credo sia questione di educazione all’ascolto, che via via va purtroppo diminuendo. Non ultimo per importanza, e andando un po’ fuori dal seminato, trovo che le persone dovrebbero mettersi il cellulare in… tasca, alzare il sedere dal divano e andare poi a sentire i concerti, dovunque, anche quelli piccoli.Utopia. Lo so.
Per quanto riguarda invece la forma fisica di “Petricore”, sarò nostalgica, sarò romantica, ma ho prodotto delle copie del CD confezionate a mano da me e che assomigliano a un vinile. Non me la sentivo di fare un vinile vero… insomma, non sono mica un mostro sacro!

Eccolo questo singolo che in fondo, come spesso accade nel disco, cerca l’emancipazione e la comprensione di se nel modo di stare al mondo con gli altri. Il mio concetto di POP è presto detto se i suoni si accomodano dentro facili soluzioni, se il ritornello sai dove e come posizionarlo, se la forma è ancorata a quel modo italiano di fare. È più una sensazione che uno stile e certamente “Il modo giusto” per me è decisamente pop… Ma certo è che, se già così la distrazione e l’indifferenza imperano sovrane, cosa ne resta della musica se iniziassimo a sfidare l’ascolto con cose davvero poco convenzionali? Questa si che è una bella domanda…