Il Salotto di Malcom: Beppe Cunico

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Signori cari tutti, finalmente tiro fuori dai miei armadi i dischi che più preferisco. Anzi i secondi… visto che al primo posto, dai tenerissimi anni ’70, riprendo quasi sempre solo il prog italiano. Ma qui di prog ci sono sfumature e degli anni ’70 c’è anche quel vezzo rock che poi ritroveremo spalmato nelle decadi successive. Ritroviamo i Pink ma anche i Deep (come abbreviano i nerd), ritroviamo l’epica lotta tra il buio e la luce, ritroviamo il romanticismo degli eroi e quell’acido che ci vuole quando si denuncia la società. E questo primo disco di Beppe Cunico che si intitola “Passion, Love, Heart & Soul”, sa bene restituire tutto questo, chitarristicamente parlando, quasi che il buon Steve Vai me lo vedo qui davanti a gongolare del fatto che la sua religione – sua e di tanti – alla fine non è completamente andata perduta.

Il buon vecchio e caro progressive. Perché questa direzione assolutamente “antica”?
Perché è la mia musica. Sono cresciuto nel pieno dell’era Prog. Frequentavo le scuole elementari e ascoltavo Nursery Crime, The Yes Album, Atom Heart Mother… Avendo un fratello di 8 anni più vecchio, quella era la musica che girava in casa. Poi arrivò la new wave dei Joy Division, Cure, Police, U2 ed in quel periodo, diventato batterista, incido con i D’as Hirth “Kalashnikov”, un Ep di 4 brani, che ebbe anche un discreto successo.

Terminata questa parentesi ho abbandonato la musica suonata per dare vita a X-Land Studio, il mio studio di registrazione. Mi specializzo come ingegnere del suono e produttore, toccando anche con mano la triste realtà delle major discografiche. Nel 2006 sono costretto ad abbandonare X-Land nelle mani di Sandro Franchin ed Alberto Gaffuri, per accudire mio padre e seguire l’attività di famiglia.
Ho vissuto quindi un lungo periodo di pausa dalla musica che si è interrotto bruscamente il 26 aprile 2016, grazie ad un memorabile concerto di Steven Wilson a Trieste che mi ha letteralmente folgorato. La disarmante semplicità con cui la band esegue brani monumentali con un coinvolgimento stupefacente, mi ha portato in un’altra dimensione, facendo riaffiorare in me tutta la bellezza e le emozioni che il prog-rock mi ha sempre dato.
Dopo quel concerto è scattato qualcosa in me che mi ha portato a diventare cantautore per esternare le sensazioni che la buona musica provoca, motivato anche da tutte le vicissitudini personali che mi hanno allontanato dalla musica nell’ultimo decennio. Ho quindi scelto di scrivere la mia musica senza pormi limiti e lasciare la mente e l’immaginazione libere di viaggiare attraverso intro più o meno lunghe e cambi di tonalità e di tempo dettati dalla fantasia e dalle sensazioni che volevo far provare.

L’elettronica. Dicci cosa ne pensi e come hai pensato di farci pace in questo momento artistico in cui tutto sembra permeato di suoni digitali…
Adoro l’elettronica, quando usata in maniera creativa e a supporto degli strumenti veri. Penso a In the Air Tonight di Phil Collins dove si mescolano drum loops e batteria acustica e dove il vocoder in una sola parola arricchisce il cantato. Penso anche a Vienna degli Ultravox oppure, più di recente, a Steven Wilson, Radiohead, Bon Iver o, per rimanere in Italia, a IOSONOUNCANE.
Oggi, invece l’elettronica viene quasi sempre usata per comodità, velocità ed economicità. La musica sembra un bel pacco regalo infiocchettato per bene ma privo di contenuto. Il problema è che l’impegno costa fatica mentre oggi, spinti da quella cultura che ci ha lasciato in eredità il ventennio berlusconiano, le scorciatoie sono diventate la via maestra.

“Passion, Love, Heart & Soul”… cosa manca a tenere in piedi questa vita? Oppure è tutto qui…?
Manca il tempo di esternare adeguatamente la passione, l’amore, il cuore e l’anima. Io sono un tipo cocciuto, quando mi ci metto, mi butto a capofitto sulle cose e mi piace collaborare con persone che condividono i miei ideali, una cosa molto presente nel disco.
Adoro la mia famiglia e il supporto che mi sa dare. Sembrano valori d’altri tempi, come il Prog, ma credimi che ti fanno vivere la vita a pieno. Ringrazio ogni giorno passato su questa dimensione.

Parlaci del concetto “concept”… questo disco quanto è figlio anche di questa direzione e quanto invece hai una dimensione più “pop”?
Tutti i brani hanno un filo conduttore, l’ottimismo. Nei vari episodi che descrivo, sia tristi che incazzati, i finali sono sempre positivi, pieni d’amore e di passione: questo è il mio “concept”. Poi se tanta gente lo vorrà ascoltare, allora avrà anche una dimensione “Pop”.

Ecco: parliamo di “pop”… quanto c’è di musica leggera italiana in questo primo lavoro?
Il mio è un tributo agli eroi della mia infanzia, Roger Waters, Phil Collins, Robert Plant, Peter Gabriel, De André, Lucio Battisti, De Gregori, la PFM, gli U2, Sting… Poi c’è Steven Wilson, senza di lui forse non avrei mai fatto questo disco. Quindi, con la musica leggera italiana attuale, non ho niente da spartire.

A chiudere: è l’inizio di un percorso oppure questo vinile rappresenta un omaggio alla tua musica vissuta fino ad oggi?
Sinceramente spero sia l’inizio di una nuova avventura musicale, a patto che mi rimanga questa ispirazione, perché voglio portare avanti una rivoluzione, nel mio piccolo, culturale ed artistica.

Dalla rete pesco questo “Silent Heroes”, bellissimo video di Nicola Elipanni & Federico Amata… certamente, caro Beppe, il tuo inglese non è dei migliori e vista la tua scarsa ingenuità in luogo di una maturità decisamente consapevole e ben istruita al mestiere (e il suono di questo vinile lo dimostra ampiamente), potevi lavorarci un pochetto di più… o no? Ma io sono felice lo stesso… sono un’anima ancora ferma agli anni felici del rock lisergico delle notturne strade di periferia…