Il new folk intimista di Dinelli

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Quelli che tra di voi seguono la scena punk italiana si saranno sicuramente imbattuti nella voce di Lorenzo Dinelli, frontman della storica formazione hardcore punk Seed’n’Feed che dal 1994 macina dischi e palchi italiani ed europei. Questa doverosa introduzione per arrivare al cuore della discussione, ovvero “Tiny Seeds”, il nuovo disco solista di Dinelli pubblicato per Inconsapevole Records, No Reason e Punx Crew. Un lavoro new folk, elegante e raffinato, che racchiude la parte più intima dell’animo di Lorenzo. E forse proprio per questo pubblicato solo con il suo cognome. Noi lo abbiamo ascoltato, amato, ed abbiamo deciso di conoscere meglio Dinelli e la genesi di queste nuove canzoni.

Ciao Dinelli, bentrovato! Il tuo nuovo album “Tiny Seeds” è uscito da alcune settimane. Sei felice di come sta andando e di come è stato recepito dal tuo pubblico?

Ciao! “Tiny Seeds” è uscito il 18 giugno 2021, sta lentamente crescendo sia su Spotify che sugli altri canali, la cosa mi fa felice, la critica è molto buona e spero che continui in questa direzione. Il pubblico è diviso tra chi conosce più o meno la mia storia e ci si avvicina curiosamente senza sapere nulla del mio passato. il secondo tipo di pubblico è quello che sto cercando di fidelizzare, credo che questo disco possa avere un respiro più ampio rispetto ai soliti circuiti a cui sono legato da anni cioè quelli alternative e punk rock.

“Tiny Seeds” è un disco intimo e delicato. Un lavoro con il quale hai deciso di mettere a nudo emozioni e in un certo senso la tua vita. Quando e come hai scritto i brani?

I brani sono nati  l’anno prima del lockdown e durante i 2 ultimi periodi di chiusura per pandemia, una gestazione lunga che ha permesso di affinare tutto il lavoro. Il silenzio delle prime chiusure ha dato una grande spinta alla scrittura e all’analisi introspettiva. Anche la musica ha giovato molto di quel silenzio. Poi in questo disco sono confluite le mie vicende personali di questi ultimi 2/3 anni, alle quali ho dato voce, come una sorta di catarsi, cercando di dargli una veste che fosse leggibile e interpretabile per tutti.

In queste canzoni, rigorosamente in inglese, traspare un amore per le sonorità anglosassoni e per il folk. In realtà il tuo background musicale è punk rock. Come riescono a condividere nella tua anima sound così diversi tra loro?

Mia nonna era inglese e sono cresciuto in qualche modo con quelle atmosfere, la musica folk e anche celtica mi riverbera dentro da sempre, a volte al suono delle cornamusa mi si accappona la pelle, come se fosse un richiamo ancestrale, è strano! Una cosa che mi succede puntualmente, alla quale non so dare una spiegazione razionale, ehehhe… se non a livello ancestrale per l’appunto. Da ragazzino a 15 anni ho incontrato il  Punk, anche come movimento e pensiero politico  se vuoi, oltre chiaramente alla musica veloce che mi ha da subito conquistato. Pensa che i primi 3 demos dei Seed’n’feed risalgono al 1994, 95 /96.. però come spesso dico la musica a me piace tutta se buona! Amo il reggae, lo Ska, il rocksteady,  il folk, l’elettronica, l’R’N’B, il Soul, il Funk, il Rap, il metal, il dream pop tutta… James Taylor  credo di ascoltarlo da quando ho ricordi. In casa la musica è sempre stata presente e ad alto volume. Non credo che se si parla con altri veterani del punk sia tanto diverso dalla mia situazione, voglio dire: esistono persone che diventano integralisti di un genere e non ne vogliono sapere di altro, ecco non è il mio caso, ma come per altri punk rockers (spero), io ho diverse anime che abitano all’interno del mio universo musicale e spesso anche nei dischi punk che ho fatto sta cosa si è notata. Cimentarsi in generi diversi arricchisce ogni situazione musicale.

Non possiamo quindi non dedicare una domanda anche ai Seed’n’Feed. I tuoi compagni di band ti sostengono anche nel tuo progetto solista e ne sono in qualche modo coinvolti?

Nel 2016 feci un primo disco solista che si chiamava DINELLI & The SNF Ensemble (SnF sta per Seed’n’feed Ensemble), dal titolo “Liberi per sempre”, disco in italiano che trovate su Spotify, al quale hanno partecipato Fabio storico drummer dei SNF, Matteo e altri amici. In “Tiny Seeds” la scrittura e composizione è stata fatta quasi in solitaria, c’è stato un primo momento di stesura fatta chitarra e violoncello con l’ausilio del mio vecchio violoncellista Michele Menchini (già presente anche nel disco “liberi per sempre”) e un po’ di brani ai quali nuovamente Fabio dei SNF ha messo la sua parte. I ragazzi mi supportano come vedi e in qualche maniera comunque hanno condiviso in parte anche la lavorazione del disco stesso, proprio perché’ anche Fabio ad esempio è un musicista poliedrico, suona molto jazz e non solo, oltre ad essere un bravissimo insegnante.

A questo punto non ci resta che chiederti su quali palchi porterai “Tiny Seeds”. Sappiamo che hai già diverse date programmate nelle prossime settimane.

Ho un po’ di date estive che trovate sui social che saranno promozionali e release party, in autunno ci auguriamo di intensificare se i tempi lo permetteranno.

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