“Ibridiamo i generi per creare il nostro suono” Intervista agli Unwelcome

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Chi di voi ha vissuto gli anni d’oro del crossover, per intenderci quelli a cavallo tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi 2000, si ricorderà degli Unwelcome, formazione piemontese portabandiera del genere nel nostro Paese. La band, dopo un inizio decisamente promettente, è stata per diversi anni in silenzio. Come si suol dire, non era un addio ai loro fan. Andrea e compagnia, infatti, sono tornati con un nuovo lavoro che lascia a bocca aperta per freschezza e tecnica. Come se gli anni non fossero mai passati. Ecco la nostra intervista.

Ciao Unwelcome. Il vostro nuovo disco è Be unwelcome or die e rappresenta il ritorno sulla scena. Forse anche una rinascita. Ascoltandolo possiamo dire che godete di ottima salute. Heavy rock carichissimo, immancabili guizzi crossover. Cosa volete comunicare con questo lavoro di diverso rispetto al passato?

Andrea: Ciao e grazie a voi per l’attenzione. Mi fa molto piacere che vi sia piaciuto, noi siamo molto soddisfatti del risultato. In effetti ci siamo sempre considerati una band “crossover”, ci è sempre piaciuto travalicare i generi, ibridare, cogliere influenze un po’ ovunque per farne il nostro suono, che noi abbiamo sempre chiamato “Space-core”, che è la definizione che più ci piace. Non ci siamo mai posti dei limiti o dei paletti, non abbiamo mai avuto un suono o un artista di riferimento, facciamo quello che ci piace senza preoccuparci di nulla. Ci annoiamo facilmente, non ci interessa ripetere una formula all’infinito, e crediamo di avere ancora la passione e la voglia di fare la nostra musica e di progredire.

Qual’è stata la prima traccia alla quale avete lavorato? E come si è sviluppato il resto del disco?

A: La prima traccia su cui abbiamo lavorato è stata Plan-B, che abbiamo registrato durante le session di Colors of War, singolo uscito nel 2021. In realtà alcuni brani tipo Sick&Destroy, FreeJazzPunkBlahBlah, Beautiful e appunto Plan-B giravano da parecchio tempo, ogni tanto le suonavamo in sala prove, ma non le avevamo mai registrate. Altri invece erano provini registrati da me o da Livio (Chitarra) che poi abbiamo sviluppato insieme, oppure erano solo abbozzi che in fase di produzione/registrazione hanno preso una forma compiuta. Non abbiamo una formula vera e propria. Mi sono occupato della produzione e del mixaggio in prima persona, avevo ed avevamo ben chiaro in mente il tipo di disco e di suono che volevamo ottenere, volevamo che fosse moderno ed allo stesso tempo volevamo sperimentare cose nuove. Esplorare gli estremi: pieno e vuoto, chiaro e scuro, melodia e rumore.

Tra di voi, il clima e lo spirito è rimasto quello di 20 anni fa? Immaginiamo che ogni Unwelcome sia cresciuto e maturato. Questo ha in qualche modo creato nuovi equilibri interni alla band?

A: Non è facile rispondere perché in realtà in questi ventotto anni (gli Unwelcome esistono dal lontano 1994!) non ce ne siamo mai veramente andati…diciamo che ci siamo presi alcune pause, durante le quali alcuni di noi hanno continuato a fare musica (Kessler, Gr3ta, TheBuckle), fare dischi, fare concerti. Mi piace pensare che gli Unwelcome siano da sempre al passo coi tempi, non importa se ci prendiamo una pausa o meno, ricominciamo esattamente da dove avevamo lasciato. Naturalmente nel frattempo siamo cresciuti, siamo maturati (più o meno), le esperienze ci hanno segnato e condizionato nel bene e nel male, ma il rapporto di amicizia e di complicità che c’è tra di noi non è mai venuto meno.

Be Unwelcome or die è un lavoro rivolto allo zoccolo duro di ascoltatori che avete creato nel tempo, o pensate possa rivolgersi ad un pubblico più ampio? 

A:Siamo senz’altro contenti di avere conquistato un nostro pubblico, un manipolo di appassionati, di persone che ci seguono e ci hanno seguiti in questi anni, però non ci interessa alcun tipo di “revival” o di “effetto nostalgia”, siamo cambiati, siamo andati avanti, questi sono gli Unwelcome di oggi, con il nostro suono che si è evoluto in tutti questi anni. Non ci interessano le mode né tantomeno guardare al passato. Siamo qui oggi e siamo pienamente a nostro agio nel presente. Naturalmente pensiamo che sia un disco con le potenzialità per rivolgersi ad un pubblico più ampio, ma non facciamo musica pensando a queste cose. Noi facciamo musica principalmente per noi stessi, per il nostro piacere e per la nostra soddisfazione.

Per una band underground come voi, cosa rappresenta lo streaming e piattaforme come Spotify?

A:E’ il progresso, e non puoi fermarlo. Oggi è tutto tremendamente veloce, escono centinaia di dischi ogni settimana ed è veramente difficile farsi notare. Inoltre i guadagni derivanti dalle vendite dei dischi e dai concerti si sono ridotti drasticamente, per usare un eufemismo, ed è una situazione oggettivamente difficile. Il rovescio della medaglia è la possibilità di ascoltare e di essere ascoltati ovunque nel mondo in qualunque momento, se pensi che “BeUnwelcomeOrDie” ha raggiunto più di centotrentamila ascolti solo su Spotify, sono numeri che qualche anno fa sarebbero stati impensabili…anche se i numeri non rispecchiano in alcun modo la qualità di una proposta. Il marketing e la moda hanno fatto sì che la qualità musicale sia diventata una cosa quasi irrilevante, almeno a livello mainstream. Ma a noi delle mode non frega niente, facciamo quello che ci pare e ci va bene così.

Di questo 2022 arrivato ormai al giro di boa, quali sono stati i vostri ascolti? Quali dischi pubblicati in questi 6 mesi consigliereste ai nostri lettori?

A: sono molti i dischi che ho apprezzato ed ascoltato in questi mesi, non necessariamente usciti quest’anno…mi vengono in mente quelli di Idles, Viagra Boys, Fontaines DC e Black Country New Road, ma anche cose più datate tipo Mad Season, Tom Waits, Gang of Four, Gun Club, Smiths, Cow…però durante i mixaggi di “beUnwelcomeOrDie” ho ascoltato quasi esclusivamente  jazz per non avere influenze a livello di sound. Fammi però aprire una parentesi sulle band “cuneesi” che apprezziamo, di cui siamo amici e che hanno pubblicato da poco (o lo faranno presto) i nuovi dischi: If I die today, Ape Unit, BadBones, Space Paranoids, Cani Sciorrì e naturalmente Marlene Kuntz (spero di non aver dimenticato nessuno). Cuneo Uber Alles!