I nuovi “Punti Fermi” di Federico Cacciatori

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In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo, “Punti Fermi”, abbiamo fatto qualche domanda al compositore e musicista toscano Federico Cacciatori, che con il suo nuovo brano pare voler mettere in chiaro quelle che sono le colonne portanti del suo modo non solo di fare musica, ma di intendere la vita. Godetevi la lettura, e avvaloratela recuperando quanto fin qui pubblicato da Federico (un altro singolo e un EP strumentale niente male).

Ciao Federico, benvenuto su Onde Indiependenti! Allora, torni dopo diversi mesi di stop dalla pubblicazione del tuo ultimo singolo. Cosa è successo, nel tempo che non ti sei “fatto sentire”?

Non so se lo senta solo io, ma sembra quasi che in seguito al primo lockdown, le ore, le giornate e i mesi, passino tutti con un po’ più di fretta. Mi ritrovo in un bosco, dove la mia aspettativa  di vedere gli alberi spogliarsi piano piano delle proprie foglie è stata delusa, proprio lì dove tutto torna, in quei luoghi magici, quasi mistici, dove da sempre decido di rigenerarmi e unirmi allo spirito della natura. Gli alberi erano infatti completamente “nudi” e in quell’istante, mi sono reso conto di quanto il tempo avesse fatto il suo sporco lavoro. Sono però riuscito a vedere una cosa inaspettata, la potenza e la bellezza dell’eccezione; tra tanti tronchi spogli e monotoni c’era un coloratissimo larice, che si distingueva dal resto dello sfondo. Non so per quale motivo ma quell’albero mi sembrava familiare, potrei dire di essermi rispecchiato in quel senso di unicità presente sia nel colore che nella posizione distaccata. Così mi sono messo nei rami di quell’albero, ed ho capito che ad entrambi mancasse qualcosa, ero consapevole del fatto che a lui mancassero le foglie, quelle deboli che non avevano resistito al freddo, ma a me, cos’è che mancava? Sono riuscito a capirlo solo quando, in stazione un giorno, da uno zainetto di un bambino, spuntavano fuori le punte delle bacchette che sbattendo l’una contro l’altra creavano quel rumore “legnoso” che solo i batteristi sono in grado di comprendere… e in quel momento, è nata l’idea di tornare a scrivere.

“Veste di colori” aveva inaugurato, in qualche modo, un filone narrativo più intimo e personale, che si distaccava dalla narrazione più “cosmica” di “Moments from Space”. Anche “Punti fermi”, a suo modo, sembra seguire questa via. Come nasce il brano?

Il tempo mi ha fatto perdere il tempo da dedicare al mio strumento. Questa situazione ovviamente non è stata semplice da affrontare, perché ogni giorno mi trovavo davanti alla batteria senza avere un minuto da dedicarle. È nata in me una crisi, una crisi che un giorno ho deciso di sfogare posando il mio fondoschiena sullo sgabello e prendendo le bacchette in mano, perché era da molto tempo che non lo facevo. Mi sono ritrovato con un sound della batteria che era “barattolame”, così ho deciso di amplificare la batteria infilandomi quel suono tremendo in cuffia. Ovviamente quel suono non era gradito, né dalle mie orecchie, ma sicuramente nemmeno dalle orecchie del resto del mondo… Così ho implementato dei trigger e pad al set iniziando a “divertirmi” con il programma che uso per registrare, dando vita in pochissimi minuti ad un suono che soddisfacesse le mie orecchie. Boom, cha, Boom cha ed è nata un’intro, una strofa e un ritornello, ho iniziato a suonare i primi tre accordi che mi venivano in mente al pianoforte e registrato il tutto, pensando di aver creato un capolavoro che, al contrario, si è rivelato una banalità. A questo punto, giocando con vari giri armonici, uno, avente la  particolarità di salire in un modo e scendere in un altro, ha fatto largo tra la mia mente. Quindi aggiungendo poi altri strumenti elettronici, principalmente tastiere, ed un basso, ho lasciato quel primo groove che ho registrato con quel nuovo suono. Così è nata “Punti Fermi”, e devo dire che non avrei potuto chiamarla in altri modi.

“Veste di colori” nasceva da un episodio che ti aveva scatenato la necessità di ribadire chi fossi, e “Punti fermi” sembra mettere in calce quelle che sono per te le colonne portanti della tua vita. Ma quali sono i “punti fermi” di Federico Cacciatori?

Il mondo cambia, non si ferma, che lo accettiamo o no, e le cose che lo abitano, me compreso, sopravvivono al cambiamento. Prendere coscienza di questo aspetto porta, secondo me, alla ricerca di un bisogno ineluttabile, quello di trovare dei punti fermi nel flusso continuo di trasformazioni che ci circondano, l’esigenza di stabilizzare ciò che stabile non è. Avere dei punti fermi nella vita è fondamentale, in quanto ti consentano di non affogare nei momenti tristi della propria vita, di reagire davanti alle difficoltà temporanee e non insormontabili. Questi “punti” li vedo come delle boe in un mare, da raggiungere dopo un numero di bracciate, tanto per riprender fiato e poter ripartire. Altre volte invece li interpreto come dei tesori custoditi in un baule, da riaprire all’occorrenza, rispolverare e riportare alla luce tutte quelle cose, quei ricordi che ti danno carica, ti riportano l’entusiasmo e la voglia di reagire. I punti fermi per me, non sono tantissimi, ma la bellezza di quei pochi che ho è che hanno la capacità di essere nel mio passato, di vivere nel mio presente, ed avranno la capacità di abitare nel mio futuro.

Come lavori alla produzione dei tuoi brani? Hai un metodo di lavoro particolare oppure ti concentri solo sull’ispirazione del momento?

Tutte le mie esperienze creative partono sempre da delle storie che scrivo, da un vissuto emozionale, che possono far nascere delle visioni, o anche suggestioni, se poi queste riescono a diventare autentiche e aggiungerei uniche; le trasformo in suono, in musica.

Conta più la tecnica o il genio?

Direi entrambe, la tecnica ha la sua importanza, più che il genio conta la genialità.

Se dovessi inserire in qualche “genere” quello che tu vuoi, come lo definiresti?

Ambient elettropop.

Certo che portare dal vivo un afflato orchestrale così complesso come quello che proponi sembra essere cosa difficile. Hai già pensato ad un set-up live del progetto?

Non crediate che sia così tanto orchestrale quello che propongo, al set-up live del progetto ci ho pensato, poi ne sentirete parlare in futuro!

Salutaci consigliandoci un disco che non possiamo perderci!

Ciao a tutti, alla prossima,  fatevi due domande su quali siano i vostri punti fermi! Un disco che non potete perdervi? Hurry Up, We’re Dreaming dei M83.