“Guardo con curiosità alla musica e all’arte dell’est Europa.” Intervista a Joe Sfrè

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Con il nuovo EP “Sfrè” ed il video “Gin & Tonica”, Joe Sfrè mostra un’alternativa alla scena urban italiana, con un sound rivoluzionario che strizza l’occhio alle produzioni est europee. Incuriositi ed affascinati, lo abbiamo virtualmente raggiunto per una chiacchierata.

Joe Sfrè, benvenuto su Onde Indiependenti. Dai tuoi inizi nel 2009 ad oggi: cosa è cambiato?

Nel 2009… non fatemi passare subito per vecchio… comunque è cambiato tutto e non è cambiato niente, dipende dal punto di vista. Sicuramente è cambiato il ritmo con cui cambiano le cose, scusate il gioco di parole, è normale che il mondo dell’arte e della musica siano sempre in costante evoluzione sia per quanto riguarda la creazione che la fruizione dei contenuti, ultimamente ho la sensazione che i momenti di transizione siano più veloci, essendo aumentata a dismisura l’offerta le tendenze hanno una vita più breve ma è un discorso parecchio lungo da affrontare ora.

Un momento importante è stato sicuramente il singolo “Bomber Ve”. Che ricordi hai di quel periodo e di quel brano?

2017, consapevolezza, ho dei ricordi bellissimi di quel periodo, a volte tra il primo grande successo e il primo grande fallimento c’è una linea veramente sottile. In ogni caso è stato un brano fondamentale in un momento fondamentale, sia per dimostrare valore, sia per imparare nuove dinamiche e diventare più adulto e più disilluso.

Il presente, invece, è tutto racchiuso nell’EP SFRÈ. Una raccolta di sette brani nei quali proponi qualcosa di nuovo, miscelando sonorità tipiche dell’est Europa. Una scelta controtendenza, dato che il mercato italiano attinge a mani basse da tutto ciò che è latino americano. Spiegaci questa scelta, a nostro avviso parecchio interessante. Entrando nello specifico, come nascono i tuoi brani? Parti dal beat o, viceversa, dalle parole?

Il mercato italiano dal mio punto di vista attinge a mani basse da tutto ciò che è occidentale, non mi limiterei a dire che prendiamo spunto dall’America latina. Almeno per quanto riguarda il mondo “urban” le influenze dagli USA o da paesi come la Francia e l’Inghilterra sono evidenti. Già questo per me sarebbe un motivo valido per guardare con curiosità dalla parte opposta del mappamondo e farsi influenzare anche dalla cultura e dall’arte dell’est. In ogni caso rap e musica elettronica per i ragazzi della mia generazione sono sempre andati a braccetto, non ho la presunzione di spacciarmi per innovatore assoluto, ho semplicemente avuto l’esigenza di distinguermi e allontanarmi dai soliti modelli che il mercato ci propone, carichi di cliché e di stereotipi, mostrando il mio vero bagaglio culturale e di esperienze. L’EP è stato concepito durante l’anno di pandemia, tra il lockdown e le altre esperienze folli e distopiche che abbiamo tutti dovuto affrontare, la genesi è avvenuta proprio in quel periodo in cui il tempo sembrava dilatarsi invece che scorrere veloce come sempre, questo ha influito molto sulla profondità delle scelte prese. Entrando nello specifico per rispondere alla domanda in questo progetto sono sempre partito dalle parole, ho scritto di getto dall’inizio alla fine, finché non ho finito. A volte scrivevo su delle idee di beat che abbiamo poi stravolto, altre volte anche su qualcosa di più definito. L’altra figura fondamentale in questo gioco di mischiare il rap con l’elettronica è The Eve, il produttore con cui ho lavorato in studio tutte le fasi del progetto. Gli unici due ospiti sono Breko, un mio vecchio amico, il primo producer con cui ho lavorato e che ora vive a Londra, ci tenevo a rimetterlo in un mio progetto dopo tanti anni, e poi Dj Adidaso, lui è slovacco, spacca, ci siamo sentiti su Instagram e mi ha mandato esattamente quello che mi serviva, ci ho scritto sopra e non abbiamo cambiato praticamente nulla.

Ci racconti com’è stato girare il video di Gin & Tonica?

Fico, abbiamo alzato il livello finalmente.

Che poi l’alcool sembra essere il file rouge di tutto il lavoro… 

Il progetto racconta immagini di vita notturna, di festa, e di riflessione, diciamo che l’alcool può essere un filo conduttore intorno al quale costruire una narrazione del genere. Come ti dicevo il disco è stato concepito durante una situazione mai vista prima e che spero di non rivedere mai più, cioè di totale mancanza di aggregazione sociale, di concerti, feste… il concept del lavoro in realtà è questo: tutto quello che in quel momento non c’era e non si poteva fare. In un ritornello canto “Sono fuori la notte, anche se non si può, sono fuori la notte”, è stato un periodo veramente assurdo.

Parlando di artisti est europei, cosa ne pensi di Tommy Cash, che è recentemente stato in Italia in concerto?

Spacca Tommy Cash, capisci che intendevo anche prima? Bombardati come siamo ora da modelli di persone di successo piene di soldi muscoli e gioielli quanto è interessante un’alternativa così? Lui rappresenta in pieno l’antieroe nel mainstream, fa di tutto per mostrarsi l’opposto degli altri rapper di successo nel modo più irriverente e oltraggioso possibile. Spacca, mi piace.

Sei anche direttore artistico di Mitraglia Rec. Quanto ti stimola questo ruolo? E che consiglio daresti a dei giovani artisti che vogliano proporsi alla vostra label?

Il mio ruolo all’interno di Mitraglia Rec. è da sempre quello di seguire l’immagine, degli artisti e anche dell’etichetta, ho fondato questa realtà anni fa insieme a Puritano e il fatto che stiamo trasformando questa follia in un lavoro è un sogno oltre che molto stimolante. Non mi sento di dare consigli, ovviamente un giovane artista non dovrebbe proporsi a me ma al mondo intero, servono le idee chiare perché il talento o le particolarità purtroppo non bastano.