Gli Etruschi From Lakota se la ridono: la recensione del nuovo album

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Diciamolo subito: gli Etruschi From Lakota sono una perfetta via di mezzo – tutta toscana – tra i Pan Del Diavolo e gli Zen Circus. Il loro nuovo album dal titolo Non Ci Resta Che Ridere mostra però una propria caratura stilistica fatta di testi sarcastici e la intelligente rielaborazione di retaggi direttamente derivati dalle Old American Roots. Già dal nome il perfetto trait d’union tra la loro terra e quella degli indiani è tracciato, ma in questo casa si viaggia anche su una linea ideale che li ricollega a personaggi come Rino Gaetano o più probabilmente Edoardo Bennato: gli Etruschi from Lakota riescono ad esplorare certo combat country folk di recente memoria senza trascurare alcuni elementi del beat degli Sixties.
Insomma, questo disco uscito per l’etichetta Phonarchia Dischi, pur essendo fortemente radicato in un’altra epoca e locazione, riesce a essere tanto moderno (
la title track) quanto old fashioned (una tra tante, l’acoustic rock’n’roll proprio dell’opening track Abramo). Il titolo del disco prende ironicamente spunto dal film Non Ci Resta Che Piangere, in cui i protagonisti cercano di dissuadere Cristoforo Colombo a scoprire l’America onde evitare la distruzione delle culture autoctone: appare evidente come non potesse esserci titolo più azzeccato dal momento che tutto l’album gioca sugli stilemi della tradizione. E tutto sommato possiamo chiudere un orecchio se vengono scimmiottati gli Oasis di Lyla nel riff di Il Contadino Magro, dal momento che questi ragazzi sanno anche essere personali come accade nella ballata Erisimo.
Un buon disco per chi ama il blues e le radici americani senza disdegnare una buona dose di sarcasmo nelle liriche.

 

 

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