Fatevi piegare come “Origami” da Immune; due chiacchiere (o forse più) con l’artista piemontese

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Immune è un artista eclettico, che sin dal suo esordio nel 2019 ha saputo dimostrare al pubblico di poter vestire, con disinvoltura, panni diversi: dal dark pop di “Scura”  – il primo singolo del cantautore piemontese – alla dance di “Disco Party”e “Prima di te”, passando per la synth wave di “Profondo Blu”.

In occasione dell’uscita del suo primo album per Revubs Dischi, dal titolo “Origami“, abbiamo deciso di fare qualche domande all’artista.

Ciao Immune, benvenuto su Onde Indie Pendenti. Raccontaci la prima cosa che hai fatto alla mezzanotte di venerdì 26 marzo scorso, quando hai consegnato al mondo musicale “Origami”, il tuo disco d’esordio.

Ciao ragazzi, grazie per le domande.

Ahimè niente di speciale vista la pandemia e le varie restrizioni, casa, divano e mi sono sentito con qualche amico. Lo so è triste, sicuramente in un altra situazione i piani sarebbero stati altri. Fa arrabbiare tutto questo, ci rende impotenti anche di fronte ai nostri desideri più grandi ma ci saranno tempi per rifarsi alla grande ne sono sicuro.

Qual’è la cosa più importante che questo disco ti ha rivelato? L’insegnamento più grande che questa lunga gestazione ti ha lasciato impresso nella carne.

Pazienza, tanta pazienza.

“Origami” si apre con un intro speciale, che consente all’ascoltatore di entrare gradualmente nell’atmosfera sempre diversa delle successive tracce. Insomma, sembra che tu abbia voluto dare a “Origami” la forma di un’esperienza sensoriale, di un viaggio in cui immergersi. E’ così?

Esatto, ogni traccia è collegata da un fil-rouge che ti trasporta in un viaggio e l’intro e l’inizio di quel viaggio, di un mondo sonoro da scoprire e affrontare, osservandone i cambiamenti.

Quali pensi siano i punti forti del lavoro fatto? E se potessi recriminarti qualcosa, cosa sarebbe?

I punti forti sono le idee delle persone che hanno collaborato con me per cucire il vestito giusto ai miei brani, senza di loro sarebbe stato difficile raggiungere questo risultato. Da recriminarmi alla fine nulla, forse le tempistiche ma non tutto è dipeso da me o dalle persone coinvolte nel progetto.

E tu, ti senti più un tipo da “Discoparty” o da “Invisibile”? Sembrano due brani tra loro diversi per intenzione e contenuto. O forse no…

Sono molto diversi, scritti in momenti totalmente diversi. “Invisibile” è certamente un brano più “sentito”, profondo, ricercato, fa parte del mio io emotivo. “Disco Party” nell’intenzione è più leggero, “facile”, da primo ascolto, non per altro è stato uno sei singoli usciti. In realtà sono un tipo da entrambe anche se spesso tendo ad essere più profondo ed emotivo quando scrivo ma ogni tanto un po’ di leggerezza ci sta.

Cosa resta dell’amore struggente che canti in “Origami”, oggi? Si impara, secondo te, dai propri errori?

Non lo so, credo non si smetta mai di imparare e neanche di sbagliare, ed è questo che voglio proprio raccontare in origami, la voglia di sbagliare perchè senza sbagli non si cresce, non si cambia. Quell’amore che canto credo sia svanito tempo fa, grazie agli sbagli fatti. Ciao e grazie di tutto.