ELEKTROBOT – SPACE INVADERS… l’intervista

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ELEKTROBOT – SPACE INVADERS (Dmi Music)

https://open.spotify.com/album/4amMsosW2r7Eg013R7U80Y?si=NibHCXMNSEi2iapK23LRiQ

 

La band

ELEKTROBOT è un trio versatile e contemporaneo che sintetizza Elettronica, Synth Pop ed Elettro Pop, in una personale visione di brani iconici degli anni 80, come “Running Up That Hill” di Kate Bush o “State of the Nation” degli Industry.

 

Maximilian Parolisi, a.k.a. Maximilian, Francesco Preti, a.k.a. Franky Priests e Andrea Ge, a.k.a. A.Ge, portano avanti il loro progetto attraverso remix di elettronica, synthpop, elettropop, sperimentazioni e brani di diversa estrazione dagli anni ’80 fino ad oggi. Con voce, synth, basso e batteria, il trio sintetizza un immaginario musicale che è allo stesso tempo nostalgico e innovativo, mettendo insieme sapientemente le influenze del passato con i suoni del presente. Elektrobot è ben più di un progetto di musica elettronica anni ’80, è qualcosa di multimediale in continua evoluzione, non ci sono limiti all’ispirazione, al sound e all’immaginario.

 

 

L’INTERVISTA

 

 

 

 

C’è un filo comune nella scelta dei brani da coverizzare ?

A.GE – Nella scelta dei brani da elaborare non ci precludiamo natura, genere o stile ma di sicuro

non ci attirano quelli “happy” se così posso chiamarli. Cerchiamo sempre di identificare quelli che

di base, hanno già un’armonia in Minore e si prestano più facilmente a creare sospensioni e parti

musicali interessanti e più profonde. Cerchiamo inoltre di non andare sullo scontato riproponendo

brani troppo recenti. Tra gli anni 70 e 90 è stata creata tanta buona musica che può essere

rianalizzata. Quella è la fonte principale da cui attingiamo.

Che differenza pensi che ci sia tra gli originali di brani come State of the Nation e Running

Up That Hill” (ho scelto quelli che penso siano i più famosi per il mainstream) e le vostre

versioni?

A.GE  – In  generale,  le  caratteristiche  che  distinguono  le  nostre  versioni  dagli  originali  sono

sicuramente i suoni e le batterie vere. A seconda dei brani cerchiamo anche dove è possibile di

intervenire a nostro gusto su armonia, arrangiamento e ritmica per renderlo diverso, più vivo e

contemporaneo. Se ci riusciamo o meno non spetta a noi dirlo ma credo che tra i due brani State

Of A Nation sia quello che risulta più elaborato e personalizzato.

Quanto pensi che la tecnologia a vostra disposizione oggi abbia inciso nel remake di questi

brani degli anni 80

A.GE  – Beh  ovviamente  la  tecnologia  ci  permette  di  avere  un  ampio  spettro  su  cui  poter

sperimentare Questo però non vuol dire che sia semplice, perché la scelta è infinita, inoltre ci sono

già tantissimi artisti che dicono la loro. Noi facciamo quello che ci piace con grande dedizione e

passione, crescendo con l’ambizione di produrre qualcosa di creativo.

Tra gli anni 80 e oggi abbiamo vissuto due decenni in cui l’elettronica e la techno erano

diventati il nuovo rock. Quanto è stato importante questa cultura (chiamiamola club culture)

nella rivisitazione dei brani scelti per questo disco?

A.GE – Diciamo che la nostra è un’elaborazione di vari stili che includono certamente anche

l’elettronica ma nessuno di noi viene esattamente da quel mondo. Ci piacciono molto i suoni

compatti, controllati e le atmosfere che si possono ricreare più facilmente con dei synth. Abbiamo

una mentalità molto aperta e siamo incuriositi, affascinati da tutto ciò che è nuovo, moderno, vitale

ed è per questo che da circa 7 anni suoniamo e produciamo questo genere di musica.

Secondo te sia stava meglio negli anni od oggi, 2023?

A.GE – Dipende da che punto di vista è inteso. Musicalmente forse si stava meglio negli anni ’70 /

’80 perché la musica era libera, spensierata, creativa e piena di talenti inoltre produceva introiti,

cultura e interesse generale. Nei decenni successivi lo sviluppo della tecnologia ha generato

nuove possibilità di sperimentazione ma parliamoci chiaro, per un musicista che inizia oggi c’è una

montagna da dover scalare. Soprattutto dopo la pandemia e ora la guerra in Ucraina. ci sono da

risolvere problemi primari, tutti piangono miseria, c’è inflazione di artisti, meno spazi dove suonare,

il livello artistico si è drasticamente abbassato e la musica vale poco o niente. Onestamente non la

vedo bene ma forse è proprio per questo che suoniamo, il disagio aumenta la creatività, per

evadere da tutto ciò e stare bene con chi ci apprezza.