Dispnea – suggestioni anni 80 per la modernità

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Si sa che il ritorno angli anni 80 è diventato un po’ una categoria della musica dei nostri tempi. Ma per addentrarsi musicalmente in questa splendida decade, ancora spesso snobbata dai fanatici dei seventies, è necessario averne l’indole, anche al fine di comunicare qualcosa di nuovo: è ciò che accade ai Dispnea, che propongono un sound caratterizzato da una esplosiva miscela di dark, post punk e new wave. Questa band siciliana è formata da Mauro Maniscalco, Leonardo Vetrano e Valerio Gambino, già membri dei DasES, che a causa delle restrizioni da Covid-19 si vedono costretti ad interrompere l’attività con la band principale e a creare un progetto parallelo. Il risultato è questo Ep, omonimo, di 4 tracce, uscito l’8 dicembre sulle migliori piattaforme di audio streaming. L’ep è stato registrato presso il Roadhouse 11 di Cianciana, con il supporto di Francesco Less, che ha anche suonato in alcuni brani.

Il risultato è un album minimale, dove la chitarra è sostituita dal synth o dal basso, e dove una serie di splendide influenze (CCCP e Cure su tutti) determinano un sound unico, a tratti sperimentale. Il disco è in perfetto equilibrio tra approccio punk (alcune tracce sembrano sia concepite che registrate di getto) e ricerca di soluzioni mai tentate. La prima traccia, I can’t breathe con il suo intro arcano ed evocativo è una litania che propone l’elenco delle vittime che hanno smesso di respirare a causa della violenta polizia americana. A sostegno di tale elenco ci sono percussioni e synth, entrambi suggestivi. Survive è un brano chiusissimo, che fa pensare al primo album dei Siouxsie and the Banshees (o alla trilogia dark dei Cure), integralmente basato sul basso distorto, con un synth che è appena accennato, quasi privo di parole che però evocano la disperazione di chi sta vivendo la pandemia. Arturo risente maggiormente dei CCCP, soprattutto nel cantato: percussioni, synth e basso sostengono il brano più veloce dell’EP, basato sul nemico, sul dolore, sulla paura che tutti, almeno una volta nella vita, dobbiamo affrontare. Little Mind, dall’incedere funereo, scandito dal basso che a tratti è un’autentica percussione è una marcia funebre della modernità, molto stridula nel finale

In meno di 15 minuti di musica, questa band propone quattro miniature tanto spontanee quanto originali. Nell’attesa della pubblicazione di un full lenght, possiamo osservare come questa band riesca ad esprimere qualcosa di autenticamente nuovo partendo da una serie di ottime influenze.

Link streaming su Spotify:

https://open.spotify.com/album/3ezLoqRIljSYcjSJXxLSdF