Disegnare suoni, suonare colori: l’intervista a Eliam

101

Disegnare suoni, suonare colori. Gli esperti di figure retoriche userebbero il termine sinestesia per definire queste associazioni di idee. Noi vi proponiamo un nome nuovo: Eliam.  Il nome d’arte con cui si presenta Lamberto Mancini sintetizza idealmente la dualità dell’artista romano, classe 1983. Musica e colori, tavolozza e pentagramma coesistono in un punto di incontro dove la passione e la professione si intrecciano fino a diventare sinonimi. Il singolo di debutto “Eroi” presente in tutte le piattaforme digitali da venerdi 28 maggio, trasuda sonorità digitali che sembrano disegnate con il pennello; il beat del brano è al contempo inquietante e tribale, le sillabe sono scandite con respiro soffuso. Giochi di contrasto, luce cupa. Il ritmo cresce per stratificazioni, come l’elastico di una fionda che si tende fino all’esplosione di colori del ritornello. Evoluzione, spiraglio di luce.

Cosa si prova ad essere un debuttante in un periodo storico come questo?

Ci si sente degli eroi ovviamente! La lingua cinese esprime il concetto di crisi in un ideogramma che fonde le parole pericolo ed opportunità. La pandemia ha portato il pericolo dell’attendere il momento successivo, quello meno rischioso, la ripresa; ma la ripresa può verificarsi solo se noi ci attiviamo. Ecco l’opportunità: credere che proprio questo sia il momento di lottare energicamente per quello che vogliamo.

Il messaggio di “Eroi”… Dicci qualcosa in merito…

Eroi è il campanello d’allarme, è l’anima quando ci ricorda che siamo molto di più di quello che ci abituiamo a fare. Se vogliamo davvero sentirci “vivi” e riempire le nostre giornate, allora dobbiamo lottare per influenzare l’ambiente e non viceversa. Non è un messaggio sulle grandi cause che l’uomo dovrebbe abbracciare per essere “superiore”, quanto un magnete sul frigorifero che, giorno dopo giorno, ci aiuta a rendere costante un pensiero, che renderà costante un’azione, che a sua volta porterà ad un atteggiamento capace di trasformare noi stessi(e quindi la società).

In generale, che musica ascolti?

L’ultimo brano che ho aggiunto alla mia playlist è di Madame, mi piace molto come scrive. Il mio diagramma musicale è il seguente: un po’ di Mahmood e un po’ di Tori Amos, dopo aver ascoltato “Impressioni di Settembre” della PFM passo a “Physical” di Dua Lipa, per poi chiudere l’esperienza con “Hyper Ballad” di Bjork.; insomma sono onnivoro.

Italiano/inglese. Per ora ha vinto la lingua madre. E dopo? 

Credo che il futuro sarà language/fluid. L’essere “in rete” porta ad un meltin pot globale che necessariamente influenza il linguaggio comune; molti sono i neologismi e le parole prese in prestito da lingue diverse, se ci penso questa è la parte più divertente dell’evoluzione culturale. Forse inizierò a scrivere in esperanto!

A quando sul palco?

Posso solo fare un piccolo spoiler: il live set che ho preparato unirà l’elettronica con la musica etnica, ancora un po’ di mistero ma ci siamo quasi…