Diario di bordo dei Trip Tracks: Ross & Mc Giulian dall’Home Festival di Treviso

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Scritto da Trip Tracks
Ross & Mc Giulian

 

L’Home Festival, giunto alla sua quinta edizione, si è svolto dal 4 al 7 Settembre presso la Zona Dogana di Treviso.

Il più grande festival gratuito d’Italia ha dovuto, quest’anno, cedere il passo alle esigenze economiche che il caso richiede (artisti, organizzazione, personale) domandando ai suoi frequentatori il versamento di una cifra oserei dire simbolica di 5 euro a serata. Questo ha consentito anche, come dicono gli stessi organizzatori, di quantificare le presenze che hanno raggiunto il considerevole numero di 62.000 spettatori.
Tantissimi i concerti in programma e tutti di ottima qualità. Vi raccontiamo solo quelli che abbiamo vissuto direttamente:

Il festival apre con i Bluvertigo come main event della serata di Giovedì.
Per chi non conosce il pianeta Bluvertigo, sono stilisticamente un big bang tra Depeche Mode, Franco Battiato e David Bowie. Luce e oblio della band è il leader Morgan, all’anagrafe Marco Castoldi.
Musicista eccezionale (mancino, suona il basso dritto tenendolo contrario, ma suona pure piano, tastiera e synth), artista carismatico, e dir eclettico è sminuirlo; ma la sua geniale follia rende ansiosa tutta la band, in particolare Andy (co-fondatore del gruppo e polistrumentista altrettanto bravo) che deve supplire ai suoi attimi di down.
Nei tratti di live dove decide di far risplendere a pieno la magia del suo talento, però, lascia tutti abbagliati.
Dal 1998 (concerto a Cimolais (Pn) mc Giulian c’era) ad oggi lo spettacolo è cambiato completamente, nonostante i brani siano pressoché identici. In quell’anno un loro live era di una precisione maniacale e le esecuzioni erano pari all’ascolto del cd. Ora c’è molta più improvvisazione, vuoi per la voglia di divertirsi con la consapevolezza data dai loro singoli percorsi artistici, vuoi, come abbiamo spiegato in precedenza, per quella cellula impazzita di Morgan che rende ogni momento una possibile sorpresa per il pubblico e … per il resto della band.
Non ci è piaciuto il mixaggio, ma la nostra posizione angolata concede il beneficio del dubbio.
Detto questo i Bluvertigo e Morgan o li ami o li detesti… Beh noi li amiamo profondamente e ringraziamo l’Home per averci regalato la possibilità di viverli.

Venerdì è il turno degli Afterhours.
Una bomba d’acqua arriva con ben poco preavviso su tutto il pubblico già schierato che cerca invano riparo sotto i vari stand, ma con scarsi risultati. Quando tutto sembrava perduto (gli strumenti e gli impianti erano ormai stati coperti e la gente si aggirava fradicia e speranzosa tra il fango melmoso) è d’improvviso tornato il sereno che ha lasciato via libera all’esibizione della band. Considerando che quest’anno gli Afterhours hanno rieditato il loro primo album Hai paura del buio?, ritenuto dal referendum indetto dal MEI il miglior album indipendente degli ultimi vent’anni, questo concerto è stato un omaggio al tour promozionale del 1997.
Il frontman, Manuel Agnelli, ci è sembrato avere qualche problemino vocale; ciò nonostante la consueta energia trasmessa dai loro live non ne ha risentito. I brani storici conservano lo stesso impatto emozionale di un tempo amplificato dalla consapevolezza acquisita nei 17 anni di carriera che si portano addosso.

Sabato vede come main event Bloody Beetroots, reduce dalla sua partecipazione a Sanremo.
Nuovo boom di presenze che segna il SOLD OUT della serata.
Batteria acustica, basso, chitarra, piano e synth per una mitragliata sonora sul pubblico accalcato e delirante. Musica da dj set suonata in live, a dimostrazione che la composizione nella musica da discoteca è dignitosa tanto quanto la musica suonata “sul serio”.
Tra il pubblico c’era anche il nostro amico Vice, chitarra e voce dei Bastard Sons of Dioniso, arrivato a Treviso il giorno prima dell’esibizione del suo gruppo appositamente per assistere allo show di Sir Bob Cornelius Rifo. Ci ha descritto il concerto come “una vera bomba” e non possiamo fare altro che dare adito alla sua impressione.

Il festival si conclude domenica 7 settembre con Elio e le Storie Tese, accolto dall’ ultimo mare di pubblico a salutare l’estate.

Gli Elio sono come al solito tecnicamente impeccabili, irriverenti, divertenti. Una delle poche band che riesce a mettere d’accordo sia i maniaci dei virtuosismi strumentali che il “popolo pop” che li segue per i testi demenziali e le performance comiche. Le loro sonorità passano magistralmente dal rock, alla salsa, al reggae, al leggero italiano in un turbinio di atmosfere tenute insieme dalla voce del loro leader.
La scaletta ha spaziato tra i brani storici e quelli più recenti ripercorrendo i tanti anni di carriera della band. Un complimento ci sentiamo di farlo alla corista Paola Folli che non conoscevamo ed è stata davvero una gran sorpresa. Voce potente e versatile che duetta egregiamente con Elio.

Ultimo live al quale abbiamo assistito è stato quello dei nostri amici The Bastard Sons of Dioniso che hanno presentato, sul Jack Daniel’s Stage, il loro omonimo album uscito l’aprile scorso.

Con il loro consueto tiro rock hanno saputo convogliare parte del pubblico degli Elio e le storie tese mescolandolo al loro per un live di grande impatto. Poche parole per presentare se stessi e i brani, i Bastard hanno comunicato con la loro musica! Un gran pregio di questi ragazzi è la loro umiltà ed il rapporto che mantengono con i loro fan anche dopo le loro esibizioni dando piena disponibilità a foto, autografi e due battute.

Per chiudere questo nostro diario di bordo dall’Home vogliamo fare i nostri complimenti a tutto lo staff che è riuscito in pochi anni a trasformare un sogno, un idea, in una realtà di grande livello come questo festival. In particolar modo perché è un evento che lascia grande spazio agli artisti e band italiani che troppe volte vengono snobbati nelle grandi occasioni. La dimostrazione che nomi come Afterhours, Bluvertigo, Bloody Beetroots, Elio e le Storie Tese e tutti gli altri che si sono esibiti quest’anno come nelle passate edizioni, possono richiamare le folle tanto quanto i loro colleghi stranieri delle grosse major.

P.S.
Un grazie particolare a quel buon samaritano che venerdì ci ha aiutato a tirar fuori l’auto piantata nel pantano di quella che si è trasformata, ad honorem, grazie alla grande musica, alla pioggia e al fango, nella Woodstock trevigiana.

 

Foto di Andrea Pavan