Dentro i sogni di ilsognodiprometeo

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In occasione dell’uscita del suo ultimo, violentissimo e rabbioso singolo, abbiamo fatto qualche domanda a ilsognodiPrometeo, cantautore siciliano:

Ciao Alessandro, benvenuto su Onde Indiependenti. Partiamo dall’inizio: da dove deriva il tuo nome d’arte?

Dalla passione per la mitologia, trasmessa da mio nonno, e per il mondo onirico direi. Prometeo è un personaggio veramente particolare, un titano che proteggeva gli uomini invece di tormentarli come faceva la maggior parte degli dei. Era furbo (il nome significa “colui che riflette prima”), ed era un ribelle buono: ha rubato il fuoco agli dei per darlo agli umani, e tante altre cose che non ci sarebbe spazio di dire. Comunque Prometeo è un figo, però chiamarsi “Prometeo” era troppo pretenzioso, ilsognodiPrometeo mi sembrava più fattibile

Come ti sei avvicinato alla musica? Ricordi il primo contatto che hai avuto con le sette note?

Ricordo il mio primo contatto con le sei corde. A casa di mia nonna, in uno sgabuzzino, ho trovato questa chitarra impolverata. Un oggetto misterioso che altre volte avevo visto in qualche casa, però quella volta ebbi una strana attrazione, volevo svelare il mistero dell’oggetto e capire come farlo suonare. Sono tornato in salone imbracciando la chitarra e ho chiesto a mio zio di insegnarmi. Da lì è iniziato tutto.

Tra l’altro, se chiudo gli occhi e ascolto la tua voce – tre le venature rock della tua proposta – avverto echi di cantautorato italiano (di quello più “outsider”), e mi viene in mente Alberto Fortis. Potrebbe non c’entrare nulla, ma aiuta a introdurre la domanda: con che musica sei cresciuto, e quali sono i principali riferimenti della tua opera?

“Vincenzo io ti ammazzerò”, sarà quella leggera aria di omicidio? Questa cosa di Alberto Fortis non è la prima volta che me la sento dire, in realtà, seppur essendo un grande appassionato dei cantautori italiani di quel tempo, Fortis è uno di quelli che conosco meno e che sento meno vicino. Adoro e ho “divorato” De Andrè, Dalla, De Gregori, Ciampi, ecc… forse dovrei provare a riascoltarlo, a volte dall’esterno si vedono delle cose che dall’interno sfuggono. Tra l’altro per modalità sempre assolutamente casuali e non cercate l’ho già visto cinque volte live. Più di qualunque altro artista.

Comunque al momento mi sto appassionando alla musica elettronica e a quella etnica. Adoro anche Nick Drake, Bon Iver, Sigur Ros, Radiohead. E i Doors per l’aspetto celebrativo e teatrale della musica.

 

“Domenica Mattina” è un brano crudo, e a tratti violento: quanto sono per te collegate le due parole, amore e violenza, nella tua visione di innamoramento? Da cosa nasce il brano?

Amore e violenza sono abbastanza distanti per me, quel brano è volutamente qualcosa di estremo e paradossale, una maschera pulp che mi serviva per sfogare quelle sensazioni. C’è una ironia ricercata proprio nel grottesco e nel surreale di certe frasi. Ovviamente l’ironia del messaggio si capisce meglio quando si conosce anche chi c’è dietro al messaggio e si contestualizza col resto della produzione. Insomma spero che nessuno lo prenda sul serio e venga a controllarmi il freezer

Rivelaci qual è il più grande dei tuoi pentimenti.

Avrei voluto viaggiare di più e vivere in posti diversi, per quanto amo la mia terra. Ma è una cosa che a cui sto rimediando ultimamente (anche se gli ultimi due anni come puoi immaginare non hanno aiutato molto).

Salutaci consigliandoci tre artisti emergenti sconosciuti che dovremmo a tutti i costi scoprire!

Sugli emergenti del momento mi trovi poco preparato, ho degli artisti che ascoltavo quando erano emergenti, e che negli ultimi anni sono diventati abbastanza conosciuti ormai, per quanto non propriamente “mainstream”. Giovanni Truppi (da cui prendevo lezioni di canto anni fa quando era appena arrivato a Roma), uno dei cantautori più bravi e attenti che abbiamo al momento. Iosonouncane che ormai è un punto di riferimento musicale ultimamente, davvero immenso negli ultimi due album. Aggiungo Benjamin Clementine, che praticamente è la stessa situazione, un emergente abbastanza emerso.