DAUT: belle vedute di nuovo pop metropolitano

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Liquido, leggero, denso di liriche che restano ferme e si lasciano sottolineare. Il suono poi diviene sinonimo di futuro nei suoi cliché di classicismi metropolitani. Torna l’amore ad ispirare sempre più nuove scritture. DAUT in radio e nei canali digitali ci regala questo nuovo singolo dal titolo “Pensaci”.

L’amore torna? Torna la vita, torna la sofferenza…? Corsi e ricorsi storici… di tutti…
Sempre. Più che la sofferenza direi un ricordo nostalgico, soprattutto sotto un periodo come quello del Natale in cui siamo già circondati dal calore delle persone a noi care.
Il ciclo dell’amore ha un moto continuo, quando finisce una relazione o un’amicizia se ne può trovare sempre un’altra dietro l’angolo. La volontà guida questa ricerca di sensazioni, ma alle volte, in qualche modo, anche senza fare molto, si finisce negli intrecci che il destino ha da offrire.

Dici che è una canzone per le persone… per questo? Perché?
Perché l’amore risuona in tutti noi come un eco, come un suono perso che cerca la sua nota.
Vorrei che questo pezzo rassicurasse chi lo ascolta, facendogli capire che non importa quanto una storia l’abbia fatto sentire male o bene, col tempo e tenendo duro quelle sensazioni si affievoliranno diventando un ricordo da portarsi dietro come un souvenir, un’esperienza che in ogni caso ha arricchito la sua vita.

Il suono è davvero grande. Ben fatto… come ci hai lavorato?
Penso di aver dato qualche grana al mio produttore, per dare l’energia giusta alla strumentale è dovuto uscire dagli schemi che avevamo utilizzato fino a quel punto, ma con non poco lavoro siamo riusciti a creare quello che cercavamo, una base pulita che trasuda uno spirito che cresce sempre più.
Io ho dovuto sperimentare un po’ col testo, ma devo dire che, non appena ho trovato la melodia centrale, la scrittura è stata fluida fino alla sua conclusione. Avevo già lavorato su testi tendenti a questo e credo che ciò mi abbia aiutato molto.

Intimità o pop solare? Sembrano convivere queste due cose… quale più ti rappresenta?
Ho sempre avuto una tendenza conscious e personale nei miei testi, anche in quelli più da palco, per ciò direi la prima senza dubbio.