Dalila Spagnolo, intervista alla giovane cantautrice leccese

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Buongiorno Dalila, hai pubblicato di recente La Fame nelle Scarpe, il tuo nuovo album, che stai presentando con due diverse formule, il live tradizionale e lo spettacolo teatrale “Concerto per Voce e Corpo” , quale senti più affine alla tua personalità? e quale, secondo te, è più emozionante per il pubblico?
Ciao! Il tour de “La Fame nelle Scarpe” è stato presentato in formazioni differenti da maggio fino ad oggi.
Lo spettacolo in sestetto si chiama “Concerto per Voce e corpo”: io, quattro musicisti (Luigi Russo, Nick Gambino, Angelo De Grisantis e Lorenzo Codazzo) ed il performer Francesco Biasi. Il debutto di questo spettacolo si è svolto al Teatro Comunale di Mesagne (BR) con la compagnia di danza “Soqquadro Company” di F. Biasi come Special Guest. Abbiamo fatto una grande festa!
Ci siamo mossi anche in duo e ancora in trio, con tastiere e batteria. Un paio di volte anche in quintetto, senza la performance dal vivo. Ogni concerto ha la sua bellezza e la sua intimità, il filo conduttore sono le mie storie e il mio approccio al pubblico quindi faccio in modo che il grado di emotività resti sempre alto. Certo però, “Concerto per Voce e Corpo” ha una magia tutta sua che non si può raccontare, va vissuta!

Nelle tue canzoni fai un grande lavoro di sperimentazione, scrivi e canti in italiano, inglese e francese e mischi generi e stili diversi, come nasce questa tua attitudine?
Credo che la risposta a questa domanda sia la totale noncuranza delle mode e la non-esigenza di etichettarsi in qualsiasi genere che possa compiacere la massa. Allo stesso tempo, un’altra risposta, potrebbe essere che non ho ancora trovato uno stile ben definito. Mi sento alla ricerca ed in continua trasformazione stilistica, ogni volta che scrivo una canzone mi conosco un po’ meglio.

Il tuo progetto cantautoriale nasce nel 2020 e nonostante questo hai già ottenuto diversi riconoscimenti: secondo posto al Premio Lunezia, vincitrice di Area Sanremo, semifinali al Mei e al Primo Maggio di Roma, ricordi un aneddoto legato a queste esperienze che ti è rimasto impresso?
Ogni esperienza mi è rimasta impressa nel cuore per gli incontri fatti con gli altri artisti. Il confronto sincero e la sanissima competizione sono elementi importanti dei concorsi, contano anche più del risultato. Non sempre può essere così, ma nelle esperienze fatte ho portato a casa cose belle, tra cui la mia stretta dei pugni all’annuncio della vittoria di Area Sanremo, un gesto che non avevo mai sperimentato e che mi ha stupito e fatto comprendere quanto desiderio di gratificazione artistica avessi in quel momento.

Cosa pensi del cantautorato italiano di oggi? Segui/ascolti qualcuno in particolare?
La scena italiana del cantautorato sembrerebbe in via d’estinzione e invece c’è tutto un sottostrato di artisti molto validi, che hanno realmente qualcosa da dire, ma poco o non abbastanza conosciuti. Questi cantautori faticano a trovare il giusto riconoscimento a livello nazionale e sgomitano per farsi conoscere dalla critica e dagli addetti ai lavori. Nel panorama nazionale c’è tanta gente sovrastimata e troppi artisti sottovalutati, ma sono fiduciosa che qualcosa si stia svegliando, si inizia a riflettere e a scrivere riguardo l’ignorantimento della massa e la scarsa qualità della musica oggi, a partire dai contenuti. Comunque…nella mia playlist ideale ci sono sempre le canzoni di Fulminacci, Levante, Serena Brancale, qualcosa di Gaia. Inizio a stimare per qualità espressive e interpretative Angelina Mango, per il resto sono dedita alla vecchia scuola: da Dalla, a Daniele e al poco più recente Fabi.

C’è un brano dell’album La Fame nelle Scarpe che ti emoziona, più di altri, cantare dal vivo. Se si perchè?
Di solito, il rospo in gola quasi intrattenibile arriva su “Tracciare le distanze”. Il testo e la melodia smuovono emozioni forti dentro me, perché sento profondamente e pienamente quel grido di pace, ogni volta che lo canto, pensando ai rapporti tra gli esseri umani.

Qual è il social sul quale sei più attiva?
Instagram e di conseguenza Facebook. Non riuscita ancora ad entrare nelle logiche di Tik Tok per assoluta mancanza di volontà, non mi piace… ma più in generale, non mi piacciono i social, cerco di utilizzarli per il lato positivo di creare connessioni tra persone lontane. Per il resto è solo una schiavitù di cui non sappiamo fare a meno.

La Fame nelle Scarpe, lo hai presentato anche a Toulouse (Francia) come è stato esibirsi di fronte un pubblico “non italiano”? Hai riscontrato delle differenze rispetto all’Italia?
Stupendo! Ero molto spaventata inizialmente, poi l’attenzione e l’ascolto totale su di me, come se non ci fosse nessuna lingua ma solo emozioni condivise da persone nella stessa stanza. Qualcuno mi ha detto “hai creato intorno a te un’aura di emozione”, cosa c’è di più bello di questo? In Italia c’è ascolto nei luoghi educati all’ascolto e frequentati da persone che amano ascoltare, per il resto la musica sembra essere un contorno alla pizza o in auto. Tutto sta nello scegliere i posti giusti dove portare la propria musica e la propria arte. Quando va male, è pur sempre crescita personale e occasione di comprendere dinamiche umane e artistiche.