Cosmedia: viaggio emozionale attraverso “Dal Momento Che”

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Con il loro disco d’esordio “Dal Momento Che”, i Cosmedia si aprono all’esplorazione profonda delle sfaccettature umane, focalizzandosi sul tema universale del senso di inadeguatezza nelle relazioni.

Quando e come vi siete avvicinati al mondo della musica?

Ognuno di noi ha una storia diversa al riguardo, ma bene o male tutti eravamo appassionati di musica sin da piccoli, e la voglia di creare qualcosa di nostro e di lasciare il segno ci ha uniti nel progetto Cosmedia.

Quali sono i vostri artisti preferiti e quale tipo di musica ascoltate?

Anche a questa domanda ci sarebbe una risposta diversa per ognuno di noi quattro, non abbiamo dei gusti univoci e questo ci permette di unire le nostre influenze in modo più organico e creare qualcosa di realmente nuovo. Principalmente, gli artisti della scena post-punk britannica degli anni ’80 come i Cure, ad esempio, ci uniscono, così come anche gli Smiths. Comunque, mettendo insieme i cataloghi musicali degli ascolti di tutti e quattro, credo che restino fuori ben pochi generi, e questo è molto importante dato che tutti partecipiamo ai processi di composizione e arrangiamento.

Da cosa vi lasciate ispirare quando componete?

Per i testi ci lasciamo ispirare esclusivamente dalle nostre esperienze personali, o se non sono personali sono esperienze di persone vicine a noi. Non inventiamo nulla e non parliamo di cose che non conosciamo. Musicalmente, le ispirazioni possono avere svariate origini, come un riff di chitarra proposto da Peppe, un testo con degli accordi scritto da Anto, delle jam session collettive, dipende molto dal mood. Tutti nella band possono dare il via a una nuova canzone.

Raccontateci in breve il vostro nuovo disco “Dal momento che”?

Il modo migliore per comprendere un disco è ascoltarlo, soprattutto se non si tratta di musica sperimentale ma di musica che fa leva su emozioni e sonorità che bene o male sono note a tutti. Se proprio dovessimo descriverlo in poche parole, potremmo dire che si tratta di una panoramica di vari stati d’animo, per lo più negativi, e del processo di ricostruzione dopo la distruzione, in un misto di influenze rock, pop, post-punk e altre sonorità sulle quali non ce n’è una dominante.
Questa, almeno, è la nostra visione, ma crediamo che gli artisti siano le ultime persone che dovrebbero raccontare un disco, questo dovrebbe spettare agli ascoltatori, più che altro.

Quale brano del nuovo album è nato per primo?

Marzo ed Io, scritta nel 2018 quando la formazione della band non era ancora quella attuale. Ha visto le influenze degli svariati musicisti che in questi anni hanno collaborato con noi.

C’è un filo conduttore che lega le tracce della tracklist?

Il filo conduttore c’è ed è evidente, sia da un punto di vista musicale, nonostante le sonorità siano svariate, sia da un punto di vista di testi, poiché i temi sono tutti legati tra di loro. Storie finite male, storie mai iniziate, storie rovinate, problemi personali e interiori che diventano troppo ingombranti per permettere delle sane relazioni sociali e sentimentali.

Quali saranno i vostri prossimi passi discografici?

Attualmente stiamo lavorando alle demo di un nuovo album, ma è ancora troppo presto per parlare di pubblicazioni. Ci lasceremo ispirare e continueremo a comporre, ma nel frattempo raccogliamo i frutti del nostro primo album e cerchiamo di farlo conoscere alle persone, sperando di presentarlo dal vivo il più possibile.