Coraggio, determinazione ed energia nel nuovo singolo di Samuela Schilirò

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Sanuela Schilirò non ha paura. Di dire la sua, di farlo con carattere, di pubblicare un brano che “è quasi una bestemmia”, di sperimentare. La cantautrice fa tutto questo nel nuovo singolo “Santa Madre dell’Umanità”, una canzone electro rock dal messaggio forte quanto il temperamento della sua autrice, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Ciao Samuela! Iniziamo con il chiederti una breve presentazione per i nostri lettori. A 11 anni il primo contatto con la musica e lo studio di canto e chitarra. Da allora di strada ne hai fatta parecchia. Quali sono i momenti più importanti di questo cammino artistico?

Ciao a voi! Bè ce ne sono tanti, anzi direi che sono tutti importanti, sia quelli belli che quelli meno belli, perché mi hanno portato alle consapevolezze che ho oggi. Tra i più cruciali ci sono sicuramente gli incontri che ho fatto. Durante il percorso scopri che la ricchezza più grande sono le persone. I musicisti con cui ho suonato per esempio e quelli con cui suono ancora, molti dei quali diventati amici, con cui ho condiviso palchi più o meno noti e tante esperienze di vita. Nica Midulla Le Pira prima e Antonio Laino poi sono state e sono persone fondamentali per il mio cammino artistico e, in ogni caso, sarò grata a loro per sempre. Magari avresti voluto che ti elencassi gli avvenimenti più importanti che ho vissuto, tra cui essere finalista di Area Sanremo, del Premio De Andrè, aprire i concerti di Sarah Jane Morrisecc. ma quello si può leggere nella mia biografia.

Cammino chi ti ha portata, in questi giorni, alla release del nuovo singolo “Santa Madre dell’Umanità”. Chi è questa figura spirituale della quale canti?

Bè sì in effetti in qualche modo si può leggere anche come “figura spirituale”. Santa Madre dell’Umanità è la dea degli esseri umani, l’Umanità per antonomasia, quella che ahimè si sta un po’ perdendo di questi tempi. Forse è in viaggio verso qualche altro pianeta, ma io nel brano le chiedo di tornare sulla terra per riportare il senso di collettività, socialità vera e tangibile, rispetto, confronto, dialogo, contatto e calore umano. Tutte cose che mi sembra si stiano un po’ perdendo, in favore di una virtualità quanto mai esasperata feroce e veloce, che distorce la realtà e genera modelli e schemi talmente perfetti ed ego centrati da riempire la mente umana di paure e insicurezze e provocare ansia esistenziale.

Come è nata la canzone e con chi hai collaborato per la sua realizzazione?

Ho iniziato a scriverla poco prima della diffusione del Coronavirus, poi mi sono arenata e l’ho lasciata sulla scrivania per un po’ (io scrivo ancora a penna). Quando ho deciso di riprenderla in mano, o meglio ha deciso lei che era il momento di essere ultimata, mi sono confrontata con Mariagiovanna Lauretta, con la quale poi ho completato il testo. Avevo già in mente come avrei voluto che suonasse e così poi ho iniziato a scriverne l’arrangiamento, fino a decidere che il sound sarebbe stato 80s contemporaneo. Mi sono detta che per fotografare la realtà di oggi, avrei avuto bisogno di usare un linguaggio musicale attuale. È così Santa Madre dell’Umanità è diventata quella che oggi potete ascoltare.

Cantautrice, musicista, autrice. Il tuo rapporto con la musica è a tutto tondo. Quale parte del tuo lavoro prediligi? In quale veste ti senti maggiormente te stessa?

Un luogo in cui mi sento completamente me stessa è sicuramente il palco, Il live per me è qualcosa di imprescindibile, non ne potrei fare a meno. Quello che mi veste meglio sono sicuramente la scrittura e la composizione, per cui scrivere canzoni, che sia per me o per gli altri. Chiaramente quando le canto io entra in gioco ancora di più la mia emotività e quindi, avendole scritte, riesco a “interpretare” i miei sentimenti. E infine quando sono io a vestire i brani mi diverto molto, di solito mentre scrivo una canzone ho già tutto l’arrangiamento in testa, quasi sempre. Quindi sono tutti lati della stessa medaglia, diversi, ma per me tutti necessari.

Negli ultimi anni nella discografia, come nel mondo tutto, è tanta l’attenzione sulle difficoltà che la sfera femminile ancora incontra. Che punto di vista hai in merito? 

Sì, questo è un tasto davvero dolente, in ambito discografico, ma non solo. La discografia non investe più sulle donne da anni e questo è un fatto evidente a tutti. Dovremmo chiedere il perché ai manager del music entertainment. Si producono tantissimi uomini a cui spesso si affiancano belle figure femminili sul palco (coriste, ballerine, a volte musiciste). E io che mi illudevo che questa moda della “ragazza figa” da esporre sul palco fosse superata. Il talento è da sempre sia femminile che maschile, ma pare che il mercato sia solo maschile. Storicamente la figura della donna la conosciamo tutti ed è inutile che mi dilunghi su questo, ma il problema è che sembra che le cose non siano cambiate più di tanto e ancor oggi, in quasi tutti gli ambienti lavorativi e non, si continui ad identificare la figura femminile come qualcosa di fragile, inaffidabile, incapace o meno capace dell’uomo, adatta soltanto a ricoprire determinati ruoli sociali e familiari che non possono di certo essere uguali a quelli degli uomini. La cosa sconcertante è che abbiamo permesso che in parlamento sedessero uomini che pensano e rendono pubbliche affermazioni come: “È naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento”. Tutto il resto va da sé. E noi continuiamo a chiamarlo progresso. Ciò che consola, invece, è che fortunatamente il linguaggio sta cambiando o almeno si sta cercando di renderlo inclusivo e paritario e le nuovissime generazioni danno grandi segni di speranza.

Restrizioni permettendo, hai già in programma date dal vivo? 

Per il momento sto ultimando il disco e quindi sono concentrata su quello, però ovviamente non vedo l’ora di tornare a suonare dal vivo, quindi sicuramente ci saranno delle date. Troverete tutti gli aggiornamenti sulle mie pagine social.