Contro la propria volontà: Pierpaolo Capovilla Live @ Etnoblog (Trieste)

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Scritto da Angela Mingoni

Esiste una legge, probabilmente delle fisica, secondo cui quando riesci a prenderti un piccolo spazio per stare sotto palco, sistematicamente, in genere  dopo appena un minuto, arriva il tizio alto di turno che ti si piazza davanti. Piango.


Mi consola il motivo della mia presenza in Etnoblog; il concerto di Pierpaolo Capovilla.
Allo scoccare esatto delle mezzanotte eccolo che sale sul palco con quel suo fare noncurante verso il  mondo, lui che appena arriviamo se ne sta tranquillo a fumare una sigaretta mentre aspetta i propri musicisti come un essere comune aspetta gli amici perennemente in ritardo.

Lo vedo per la prima volta esibirsi come solista e le mie aspettative sono molto alte, come quelle di tutti immagino, ma se conosci un po’ il soggetto, o se più semplicemente ti informi, ancora prima di mettere piede nel locale sei cosciente del fatto che quest’uomo, non si presenta come frontman del Teatro degli Orrori, ma presenta se stesso e la sua concezione di arte e performance.
Per cui non ti puoi lamentare se non ci sono groupies che si alzano la maglietta, se il pubblico non canta a squarciagola, se non assisti a scene di delirio mistico.

La teatralità con cui accoglie il suo pubblico, lascia a bocca aperta; tutti ascoltano in religioso silenzio e non appena la voce tace, anche il chiacchiericcio in lontananza si placa ed è pace e tranquillità, anche se queste durano ben poco, interrotte dall’irruenza delle chitarre.

Ogni parola è scandita con eleganza, ma diventa perentoria in 82 ore, il pezzo in memoria di Francesco Mastrogiovanni. Capovilla non si limita solo a recitare ma condisce la sua musica con brevi introduzioni ed invettive, per raccontare all’ascoltatore il proprio pensiero ed instillare ragionevoli dubbi o consolidare certezze. 

Se uno è un professionista non può fare a meno di circondarsi di professionisti; la band è da mozzare il fiato così come la versione di Dove vai. Dimenticate quello che avete sentito, dimenticate la registrazione imbeccabile ed immaginate una base psichedelica con sintetizzatore e  tastiera elettronica, pensate a luci accecanti e ad un’epifania raggiunta dalle chitarre all’unisono. Dove vai ha adesso la concreta ragione d’esistere.

Nonostante i pronostici il concerto dura a lungo; un’ora e quarantacinque  minuti in cui ci gustiamo anche, tra le migliori, Invitami, Bucharest e Come ti vorrei.
Gli applausi si sprecano ed alla ovvia richiesta di bis l’unica risposta possibile è quando qualcuno si muove per vedere un concerto, è doveroso che gli si conceda  un bis. Obtorto Collo.

Soddisfatti, davvero soddisfatti. Senza parole, senza commenti che sarebbero troppo celebrativi per uno spettacolo che ti tiene col fiato sospeso e ti fa dimenticare quello che sta attorno.

E con chicche come:

C: ma è mai possibile che non riusciate a staccarvi dai vostri telefonini? Cioè nemmeno ad un concerto riuscite a non stare lontani dallo smartphone? Oppure alla domanda di due ragazzotti: Perchè non gli diamo una “sigaretta”? Capovilla risponde: Ecco… perché? Perché no?

Noi ci congediamo, senza fermarci a pensare, senza sentire altre opinioni per non perdere la magia di un live che aspettavamo da tempo e che noi abbiamo trovato all’ altezza delle enormi aspettative che ci siamo costruiti.

 

Si ringrazia Circolo Etnoblog per l’enorme opportunità che ci ha concesso, grazie ai ragazzi dello staff che si fanno il mazzo per regalare qualcosa di bello a chi ha voglia di ascoltare.

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