Come rimanere “Immobili a ballare” ascoltando i Dena Barrett

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Un disco denso, che sa di amore e violenza e si scolpisce nel cuore e nella testa fin dal primo ascolto: questo è “Immobili a ballare”, l’album d’esordio dei Dena Barrett e la conferma di quanto di buono la band aveva già fatto intuire al grande pubblico con i primi singoli, pubblicati negli scorsi mesi.

Una rincorsa forsennata verso la pubblicazione, quella dei Dena, che testimonia un’urgenza ormai irrefrenabile di comunicare al mondo un manifesto generazionale che si dipana lungo l’ascolto di nove tracce, cesellate con efficacia attraverso una ricerca poetica ben fatta e capace di esaltarsi nelle trame rock disegnate da Andrea Pachetti, nome di rilievo della scena nazionale italiana; un decalogo di piccoli e grandi rancori che trovano la giusta valvola di sfogo in una narrazione musicale che diventa preghiera collettiva, radunando sotto un’unica bandiera tutti i figli di un disagio che pare avere radici lontane, e sintomi comuni.

“Usami” è forse il modo perfetto per concludere un disco che parla a tutti, nessuno escluso: dentro, ci potete trovare il desiderio di vivere come quello di scomparire, la necessità di un abbraccio che si mescola con la furia esplosiva e autolesiva di “Vorrei farmi esplodere la faccia”, la confessione intima di “Forse più timida, più paranoica” e il pugno in bocca di “Criminale”; un saliscendi emotivo che non lascia spazio a pause, e che sembra destinato a lanciarsi verso il burrone per testare la propria capacità di volo, senza paura né di abissi, né di vertigini.

Un disco compatto, che sembra celare una maturità ben superiore a quella che caratterizza gli esordi, e che finisce con il lasciare in bocca (e nelle orecchie) il desiderio di un nuovo capitolo, presto, il prima possibile. O almeno, lo sfogo condiviso di un tour!