Castano Shock: c’è tutto anche se ha solo due corde

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Visionario da un estremo, pop dall’altro. Rock su tutto. Che poi da una chitarra che ha solo due corde dovremmo attenderci un tessuto melodico assai scarno o quantomeno ripetitivo… e invece “Double One” non smette di tener teso il tiro lungo tutti gli 11 inediti che troviamo in tracklist.

Punto a capo: Max Bellia anche detto Castano Shock sa come giocare col glamrock inglese, americano, italiano per quel che può significare. E sa come suonare la chitarra elettrica senza farsi mancare niente. “Double One” ci sembra un disco assai completo, assai misurato con saggezza visto che celebra anche il piglio vocale nella sua splendida forma, adagiata nel tratto di frequenze a lei più congeniale. E soprattutto quando spinge, quel leggero vibrato sullo sfondo che arriva dalle pareti lontane della gola, è gustoso e non poco. Del suono poco da dire se non che il disco fa bene i compiti a casa e segnaliamo anche che “Siamo ancora noi” par venir fuori da un altro tempo e un’altra dimensione.

Bellissimo il momento che la tracklist dedica ad “Abracadabra”, una scrittura del 2014 che qui trova un nuovo abito, come tutto il disco per la verità… e torniamo ai centri sociali, all’irriverenza delle forme che dal pop prendono altra deriva, in un certo senso quasi ci sembra di ritrovare una sorta di CCCP in veste decisamente più main stream. È però nei momenti più rilassati e cadenzati che Castano Shock paga un debito di appartenenza troppo forte forse, i fantasmi e i fasti di gente come Negrita, Liga e altri simili a loro si affacciano all’orecchio medio dell’ascoltatore quotidiano.

Ma che bellezza antica l’intro e il suono di “Mai”, sapore di periferia anni 2000…
E il sapore dark metal che arriva dagli ostinati e dai distorti di “Rabarama Groove”, composizione strumentale che davvero non ci saremmo mai attesi in un disco simile. Come non ci saremmo attesi la libertà di “Libertà”, questa evasione dal concreto anche e soprattutto dentro un mix vocale quasi psichedelico che molto richiama le trame di un Amerigo Verardi ultima maniera.
Insomma “Double one” ci sembra un disco completo… lo possiamo dire. Tante belle cose da raccogliere e tanti spunti interessanti dentro un suono che arriva, prima di tutto, da due corde soltanto.