Cannibali Commestibili: il significato dietro “Dio sta invecchiando male”

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Il singolo “Dio sta invecchiando male” dei Cannibali Commestibili è un’affermazione potente e diretta sulla complessità del mondo contemporaneo. Il brano cattura in modo crudo e sincero le sfide di oggi, con un testo scritto di getto che mette in evidenza le contraddizioni e le incertezze della nostra società. 

Il vostro nome “Cannibali Commestibili” è molto insolito e suggestivo. Cosa vi ha ispirato a scegliere questo nome per la band?

L’ispirazione è nata dopo aver visto il documentario “Cannibals in the Jungle” che ha risvegliato la nostra natura… e che dopo pochi giorni si è rivelato essere un vero e proprio fake. Questo senso di vero e non vero, tutto e il contrario di tutto, mescolato a “uomo mangia uomo”, ci ha dato l’idea per un nome che riportasse questo concetto. 

Nel vostro percorso musicale, quali sfide avete incontrato e come le avete superate?

Prima su tutte, la lingua dei testi. Veniamo sicuramente da un genere anglofono, quindi le prime bozze sono nate in inglese. Abbiamo voluto però lavorare su qualcosa che ci permettesse veramente di esprimerci, e così siamo passati all’italiano. All’inizio non è stato facile, niente “suonava bene” ma alla fine siamo arrivati a qualcosa di soddisfacente. 

Come descrivereste l’evoluzione del vostro sound e della vostra identità musicale dal vostro primo album all’uscita di “Dio sta invecchiando male”?

Durante la scrittura del primo album, avevamo in mente lo Stoner e l’alternative degli anni 90, e abbiamo voluto rimanere legati al genere che sentivamo nostro. Negli ultimi anni i nostri ascolti hanno spaziato molto, avvicinandoci anche a generi meno affini al rock e abbiamo lavorato per arrivare ad una sonorità più nostra, cruda e diretta. Crediamo di aver raggiunto un contrasto interessante, frutto di una libertà espressiva che forse non avevamo prima. 

Come è nata l’idea di scrivere una canzone come “Dio sta invecchiando male” e quali sono le vostre principali fonti di ispirazione per il testo?

In quei giorni abbiamo mangiato un po’ troppo post-punk, fino a farne indigestione, così ne è uscito il riff e da lì abbiamo sviluppato il resto. Per rendere il tutto ancora più molesto abbiamo collegato l’armonica di Maurizio alla pedaliera nerd di Daniel e ne è uscito l’assolo, fuori al punto giusto!

Il testo è un’analisi di quello che ci circonda, tra fake news e problemi reali, ci interrogavamo dove stesse andando il nostro mondo, come stesse invecchiando Dio. Poco dopo abbiamo tolto il punto di domanda, e siamo arrivati a “Dio sta invecchiando male!” 

Il videoclip di “Dio sta invecchiando male” presenta un contrasto interessante tra i bambini che ballano spensierati e il contenuto della canzone. Qual è il messaggio che volete comunicare attraverso questo contrasto?

L’idea era proprio quella di dare vita ad un contrasto tra la canzone e il video.

Abbiamo organizzato una bella giornata con i nostri figli e alcuni amici, abbiamo creato diversi sfondi e scenari per la nostra sala prove (che dobbiamo ancora risistemare) e gli abbiamo chiesto di ballare, fregandosene di tutto, anche di noi, senza nessun input se non quello di fare “quello che volevano”. Quindi vedere questi bambini che sono i nostri figli, il nostro futuro, che ballano spensierati una canzone che parla dell’uomo moderno, dei suoi disturbi, delle superstizioni e dei ‘flagelli del Globo ‘ ci è sembrata una buona rappresentazione del mondo d’oggi, dove tutto va di male in peggio, e noi ce ne freghiamo, come se tutto ciò non stesse accadendo.

 

Il testo della canzone affronta temi attuali come le fake news e il mondo di oggi. Qual è il vostro punto di vista su questi argomenti?

Siamo circondati davvero da troppe notizie, vere o false, ed è sempre più difficile destreggiarsi e capire quale sia la verità. Diciamo che, anche se la metà delle informazioni che arrivano sui nostri smartphone sono vere, non è che il nostro mondo se la stia passando proprio benissimo, e forse anche Dio si rifugia dietro alle fake news, e non deve essere proprio in gran forma. 

Cosa possiamo aspettarci dal vostro secondo album, “Dio sta invecchiando male”, e come si differenzierà dal vostro primo album?

Suoni di chitarra taglienti e diretti, sessione ritmica grossa come un macigno, il tutto immerso in un ambiente lo-fi e distorto. Sopra a tutto questo voce spesso incazzata, con testi brevi e senza giri di parole. Non vi promettiamo qualcosa di educato o ordinato, ma un disco sincero e urlato dritto in faccia! 

Infine, potete condividere con noi qualche aneddoto divertente o strano legato alla vostra esperienza come band?

Succede spesso che, quando torniamo in un posto dove abbiamo già suonato, gli organizzatori dell’evento si preoccupino di due cose: dell’impianto audio e delle loro scorte di Gin.

Il primo lo mettiamo a dura prova e la seconda spesso non dura fino alla fine della serata!

Cannibali commestibili ma anche bevibili!