“Calano i Colli” di Daniele Faraotti: un’analisi della società moderna

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Il brano “Calano i Colli” di Daniele Faraotti si erge come un’opera che va oltre il semplice ritmo e le melodie orecchiabili. È una canzone che si sviluppa su molteplici livelli, intrecciando abilmente una metafora personale con le sfide della società moderna.

La canzone prende ispirazione dà una risposta di Wells a Peter Biskind riguardante il rilassamento del collo con l’età. Questa metafora, apparentemente semplice, si espande in una riflessione più ampia sulle dinamiche sociali contemporanee. Come il collo che si rilassa con il passare del tempo, la società moderna sembra offrire soluzioni preconfezionate a ogni problema, ma queste soluzioni spesso richiedono un costo, che può essere sia fisico che emotivo.

Musicalmente, “Calano i Colli” cattura l’attenzione con il suo ritmo fluido e le melodie accattivanti. Il bridge e il ritornello evocano le atmosfere dei classici italiani, ricordando le opere di artisti come Domenico Modugno. Questo richiamo alla tradizione musicale italiana aggiunge profondità alla canzone, collegando le tematiche contemporanee con un patrimonio culturale condiviso.

Attraverso la sua poesia musicale, “Calano i Colli” invita l’ascoltatore a riflettere sulle sfide e le contraddizioni della vita moderna. Ciò che sembra facile e conveniente può nascondere un prezzo da pagare, sia esso una perdita di autenticità personale o una dipendenza dalle soluzioni rapide e superficiali offerte dalla società di oggi.

Nel testo di “Calano i Colli” si percepisce una riflessione profonda sul passare del tempo e sul concetto di bellezza. Cosa ti ha spinto a esplorare questi temi?

Divento vecchio. Lo specchio comincia a restituire strane espressioni; occhio appallato, pappagorgia, barba e sopracciglia biancheggianti; urlo più io del mar. Il tutto condito da una capigliatura canutissima ma fortunatamente bella folta.

Non sono sicuro che sia per questa motivazione che ho scritto calano i colli. La musica c’era già; la prima stesura la scrivo in finto inglese, come tanti cantautori del resto. Poi arriva il momento delle parole e, se non si palesa un ricordo, un’immagine, l’argomento può essere suggerito da una delle letture che ho sottomano in quel momento. In un libro che raccoglie una lunga intervista ad Orson Welles ho trovato lo spunto. Il collo cala, lamenta Welles, è sceso di ben tre centimetri, persino il collo di Elisabeth Taylor, che è cosa ben diversa da quella giovane fanciulla che passava il testo della Porta Proibita di Stevenson insieme ad Orson nel 1944, è calato notevolmente. E allora? In questo mondo che ha una soluzione per tutto, vuoi che non ci sia un allungatore di collo pronto a risolvere? Totò avrebbe sentenziato: sempre che la testa sia al solito posto, cioè, SUL COLLO (risata).

Parlaci del processo creativo dietro la composizione e la produzione di “Calano i Colli”. Ci sono stati momenti particolarmente significativi o sfide che hai affrontato durante la sua realizzazione?

La sfida è la canzone in sé stessa. Una canzone che si esprima liberamente, eventualmente fuori da modelli troppo ricorrenti. Per favorire questo, trovo che una buona soluzione sia quella di lasciarsi andare. La forma si delineerà in seguito, in un secondo momento. Anche la parte che riguarda la stesura del testo è una sfida. Non esco nemmeno sotto minaccia dagli aspetti prosodici messi in gioco dalla stesura della melodia in finto inglese, e così, trovare le parole che  calzino e aderiscano alla melodia, è  in parte una sfida;  sfida che ad ogni nuova canzone, si ripresenta.

Hai menzionato che “Calano i Colli” è il primo dei due singoli che anticipano l’uscita del tuo prossimo album. Cosa possiamo aspettarci dal secondo singolo e come si integrerà nell’album nel suo complesso?

Sia Calano i Colli che Grazia, così si intitola il prossimo singolo, non fanno parte del nuovo album. Non escludo la possibilità di inserirli come Bonus Track nella versione CD.

Grazia è una canzone a cui sono molto legato. È dedicata a mia zia e il video che accompagnerà la pubblicazione, omaggia indirettamente anche tutta la mia famiglia.

Il videoclip di “Calano i Colli” sembra avere una forte componente visiva e concettuale. Come è stato il tuo coinvolgimento nel processo creativo del video e quali messaggi o emozioni speravi di comunicare attraverso le immagini?

Nessun messaggio, nessuna speranza; lasciate ogni speranza voi che entrate. Scherzo. Si, l’aspetto visivo ossessivamente cangiante è sicuramente la cosa che colpisce di più ad un primo sguardo. I collegamenti che possono giungere spontanei creando libere associazioni tra le immagini, probabilmente sono forniti dal caso. Anche in fase di montaggio il caso ha fornito ottimi spunti per la composizione degli elementi che avevamo a disposizione.

L’arrivo delle immagini dei cammelli a riposo fornisce una variabile quasi scontata ai colli in fase di allungamento. Praticamente gli elementi di partenza sono stati i colli che si allungano e si accorciano e gli sfondi cangianti forniti da un cospicuo numero di fotografie, la loro ricomposizione ha delineato la visione di un mondo che allenta le relazioni tra le cose ricollocando i personaggi in contesti molto strani e assai improbabili.

Hai in programma di continuare a esplorare temi specifici o stili musicali nel tuo prossimo lavoro, o hai intenzione di sperimentare nuove direzioni creative?

La stesura delle canzoni che andranno a comporre il nuovo album è ultimata. Solo un paio di testi sono ancora da rivedere. Mi pare che le canzoni si differenzino l’una dall’altra in modo netto. Tuttavia un trait d’union è dato in parte dalla strumentazione, dal timbro complessivo delle canzoni. Sempre pronto a sperimentare, in questa fase sperimento, e potrà sembrar banale, la canzone.