“Bouganville”, uno sguardo sull’EP d’esordio di Marsali

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Rebecca è una cantautrice che, nel tempo, abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare sempre di più dapprima attraverso la pubblicazione dei suoi due singoli “La versione migliore di noi” e “Booking” (inserita da Spotify nelle sue playlist editoriali Equal Italia e Scuola Indie) e poi, oggi, con il debutto sulla lunga di distanza di “Bouganville”, disco d’esordio che segna il primo, importante passo conclusivo (per ora) di un progetto che pare ben intenzionato a non smettere di rinnovarsi, perché dotato di una versatilità tanto sfaccettata da far ben sperare sul futuro.

Il pop di Marsali, infatti, sembra essere fatto apposta per moltiplicare i punti di vista di una narrazione personale che, pur nella sua forte identità, risulta fin da subito apprezzabile in tutto e per tutto e immediatamente ricettivo sia da un pubblico più generalista che da chi, invece, cerca nell’ascolto la via d’accesso ad una chiave più autorale che permette, oggi, di annoverare Rebecca tra le più interessanti voci (e penne) femminili del panorama.

Sì, perché la poetica di Marsali risulta fin da subito articolata attraverso alcuni pilastri fondamentali che permettono di individuare un timbro autorale forte; i fiori, le tempere, la salsedine di cui parla Marsali nella sua biografia si completano dell’aggiunta dell’odore di cose antiche, che sanno di radice e di appartenenza: la parola d’ordine, in questo senso, diventa “famiglia” nel senso di comunità, di riconoscimento reciproco e reciproca volontà di salvataggio.

La produzione esalta le dinamiche espressive di un timbro ben distinguibile, che dalla penna di Marsali passa attraverso la voce di un’artista da seguire, con sempre più “odorosa” attenzione.