Bistrot Illégal live @ Inn Centro

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Scritto da Angela Mingoni
Metti insieme un gruppo nutrito di signore e signorine, aggiungici un venerdì sera e la promessa di un concertino intimo che porta in scena quel sound retrò tra gli anni ’40 ed i sixties ed ottieni il live delle Bistrot Illégal al bar Inn Centro.

Siamo a Trieste e dopo un’estenuante estate di caldo afoso, ci salutano i primi sprazzi d’autunno con la tempestiva pioggia torrenziale che ci accompagna dalle otto in punto e non ci lascia più. Fortuna che io e Sara, la mia coinquilina nonché accompagnatrice per la serata, siamo eroiche e non ci facciamo scoraggiare dalle secchiate d’acqua e tanto meno dal fiume di donne stipato all’interno del locale.

Con l’inizio del nostro aperitivo, che da buona nordica e da buona emiliana, si è protratto fino a fine serata, si da il via anche al soundcheck; la voce di Serena Zulla si scalda, le bacchette di Suzie Radosic sono pronte, Silvia Cerino  alla tastiera, strimpella qualche nota mentre Irena Marceta pizzica le corde del suo basso. 

Qualche minuto prima del previsto ha inizio il concerto. La puntualità è una delle poche cose che ammiro nelle persone, figuriamo l’anticipo.
La voce di Serena è sottile nel presentare il gruppo, quasi avesse paura di interrompere il chiacchiericcio.
Tanto appare delicata, tanto si rivela energica allo scoccare delle prime note.

Osservare il pubblico mentre si assiste a qualcosa di bello, è di sicuro interessante; ci sono quelli attenti che ascoltano a bocca aperta, quelli che si distraggono facilmente, quelli che tengono il ritmo e quelli che sembrano anime in pena, che entrano ed escono dal locale senza nessun riguardo e che, diciamo, riescono a rendere insopportabile la loro presenza.

Decido quindi di focalizzare la mia attenzione sulle donne che ho davanti, che sono appassionate e concentrate.

Tralasciando l’ennesimo commento sulla cantante che passa da Caro Emerald a Nancy Sinatra con la stessa facilità con cui io riesco a mangiare chili di pizza, su consiglio di Sara mi soffermo  su Silvia ed  Irena che ricalcano la perfetta antitesi tra calma ed irruenza.
Se da un lato della stanza Irena con il suo basso (e la chitarra) non riesce a stare seduta, dall’altro Silvia sfiora con delicatezza i tasti ed è così concentrata sulla musica da sembrare assente.

La serata procede a pieno ritmo, dopo qualche tempo l’atmosfera si scalda; è Minnie che da quella scossa energetica con il suo coretto facile facile che tutti possono ripetere Ariariariah, Orioriorioh! Iriiriiriih!
Difficile che qualcuno al mondo non la conosca, ma questo è il bello, riuscire a creare un gruppo compatto che si fonde in un’unica voce che va oltre le apparenze ed oltre le differenze culturali.
Il muro tra pubblico e band si sgretola, la serata è perfetta.

Un plauso deve essere fatto alla batterista, la cui capacità di restare estremamente femminile dietro rullanti e piatti, la rende una splendida donna ed una musicista col pugno di ferro perché in fondo si sa, è sempre il batterista a dettar legge durante una performance.

Un’ora e mezza tra pezzi come My Baby, These Boots, Venus, Fever e Why Don’t se ne va praticamente senza una pausa. Nemmeno due minuti per bere un bicchiere d’acqua, stoiche fino alla fine. 

La serata procede a pieno ritmo grazie a Barbara che mette dischi a raffica ed intrattiene i numerosi avventori che sono ancora desiderosi di musica.

Noi ci congediamo dopo esserci procurate la scaletta della serata.
Apriamo gli ombrelli e ci dirigiamo verso casa, un po’ infreddolite ma decisamente soddisfatte.

 

Grazie ad Acquolina per la splendida serata!
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