Bibopolare, l’artista che se ne infischia

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Bibopolare, e subito il nome ti fa impazzire.

In effetti, nell’anima di Massimo sembrano convivere più declinazioni di sé stesso: la sua parte funky dialoga con estrema naturalezza con sfumature jazzy che arricchiscono una scrittura elegante, sì, quanto estremamente popolare. Insomma, un’alchimia inedita di contaminazioni e influenze che trovano in “Com a na crap”, il suo disco d’esordio da totale indipendente, l’espressione di una ricerca che prima ancora che essere artistica pare profondamente umana.

Bibopolare è un musicista lucano di stanza, ormai da anni, a Bologna; tra mille acciacchi e problemi, lottando contro l’usura di un sistema di pensiero che rende sempre più difficile fare il lavoro del musicista, contro tutti e tutto il buon Massimo ha registrato, tra un affitto e l’altro, otto tracce piene di ambizioni e sogni infranti, di tensioni verso l’infinito e rumori fisiologici, di slanci poetici e di cadute rovinose in una quotidianità ritratta attraverso la lente del sacrificio, del dolore e della catarsi; “Com a na crap” è un disco che se ne infischia, e che per questo riesce nel suo intento: arrivare allo stomaco di tutti, farsi pugno nei denti e carezza lenitiva per tutte le anime perse.

Certo, il dialetto non può che essere una scelta “complicata” da giustificare; ma perché “giustificare” sempre tutto? Non esistono più, forse, artisti capaci di fare quello che je pare, senza stare a pensare alle conseguenze (in termini di numeri virtuali e fan che sono bot) delle proprie scelte? Ci vuole coraggio, per fare quello che ha fatto Bibo, e credo anche una buona dose di deliziosa, sincera ingenuità: Massimo voleva evidentemente fare un disco come voleva lui; il miracolo, a questo punto, è riuscito nella misura in cui un lavoro tanto personale si carica di un’umanità profonda, capace di travalicare l’ostacolo linguistico.

Nelle otto tracce del disco, si alternano riflessioni esistenziali e auto-accuse personali, dichiarazioni d’amore ad urla di disperazione; nessun filtro fra il cuore di Bibo e l’orecchio atrofico dell’ascoltatore, nessun dolcificante utile a camuffare sapori che chiedono a gran voce di essere intensi, spiazzanti, a tratti urticanti. Un lavoro che non sta in una recensione, e che necessita di tempo e di fiducia per essere apprezzato.

Dategliela, questa benedetta fiducia: se la merita.