AVVOLTE: ritorna in scena il loro rock. Passato o futuro?

93

Il ritorno degli AVVOLTE con il loro EP digitale “Fenice” è un piccolo evento soprattutto per quella scena rock torinese che loro hanno contribuito a far “espatriare”. Tuttavia, l’ascolto di questo lavoro rivela un’opera che, pur presentando belle idee e un solido suono, risulta essere piuttosto derivativa e poco ricca di quella innovazione che spesso smette di dialogare con il tempo che viviamo. Un guardare a ritroso più che una proiezione al domani.

Il disco, fortemente influenzato dal rock degli anni ’90 e con evidenti richiami di stile (e di nome ne faremmo tanti accodandoci anche ad altra parte della critica), ci regala 5 brani che, sebbene forti di una esecuzione magistrale e di un pelle dura e temperata, non riescono a distinguersi in modo significativo anche dentro un ascolto superficiale e istintivo. Forse nella loro ragione “pop” mancano un poco di quelle soluzioni forti per la memoria e il gusto estetico. Le tracce sembrano richiamare più a una nostalgia per un’epoca passata che a un tentativo di esplorare nuovi territori sonori. Ma di sicuro questo è un disco importante, impegnato e impegnativo, un disco massiccio nelle soluzioni di arrangiamento. Insomma: non fumo ma mestiere.

Importanti e meritevoli di attenzione sempre il loro comparto lirico, tematiche sempre rivolte al sociale e dunque ad un concetto di “lotta politica” in senso alto del termine… come dimostrato dai loro precedenti impegni e iniziative… e anche qui, un richiamo al passato che si mescola con quel modo di essere che somiglia più ad una cifra stilistica. La tecnologia che macchia l’amore di “Face to face” poteva forse intervenire in modo più “arrogante” dentro la produzione di questo disco? Oppure stiamo tornando davvero al “power rock” che apre e chiude l’ascolto? Ed io spero in questa seconda possibilità… eppure forse, l’artista, dovrebbe raccontare il tempo che viviamo e non ricordarci quello che siamo stati.
Forse…