ARSEN PALESTINI presenta ‘SOCIAL NEARNESS’

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ARSEN PALESTINI presenta ‘SOCIAL NEARNESS’

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Beats e suoni come uno dei migliori sound boy (tipo DJ Shadow o James Lavelle). E’ tutto qui il lavoro di Arsen Palestini. IL campo d’azione è quello underground, di uno che mangia pane e abstract hip hop di San Francisco e forse le cose più avant garde della Ninja Tune. Attivo dagli anni ’90, sempre fedele alla propria linea di hip hop lo fi, snocciola beats sporchi, a tratti robotici, a volte a bassissima fedeltà e con una pasta analogica da urlo. Le rime sono sia in inglese che italiano. Nelle rime in italiano coglie lo zeitgeist di questi tempi malandati, come ben descrive in “Mondo malato” e “In questa malaria”. Prende poi una dura posizione contro le guerre, con chiaro riferimento a quella in Ucraina. Sicuramente da encomiare per questa traccia, anche se da soundgirl quale sono il mio focus, e credo quello di tutti gli appassionati del genere, rimane sui suoni, una vera e propria dichiarazione di appartenenza a un modo e a una cultura underground fatta di videogames, tastierine giocattolo, e ore e ore passate in cameretta a pensare suoni “altri”.

 

L’INTERVISTA

‘Low fi Indie Hip Hop…ti ci ritrovi in questa definizione?’

 

Ma sì, dai, va bene tutto. Alla fine le definizioni servono più a incasellare un percorso che altro, ma per me i miei pezzi li può ascoltare chiunque. Un pregio dell’età avanzata è che alla fine si rivaluta un pò di tutto, invece quando si è giovani se ti dicono che non fai il genere che vuoi tantissimo fare ti incazzi. In ogni caso, io penso sempre a chi ascolta e probabilmente tutti sti problemi di generi non se li pongono.

 

‘Fortunatamente scrivi testi che sono lontani anni luce dal rap escapista dei trapper…è troppo difficile far finta di niente a un mondo e a una situazione politica e sociale come quella attuale. Sembra un disco fatto in cameretta…o ci ha messo le mani qualcun altro su chitarre e beats?’

 

Fortunatamente sono nato quando è nato l’Hip Hop e non la Trap! Scherzi a parte, è solo una questione di età e di formazione, se avessi cominciato 15 anni più tardi sarei molto più povero come contenuti. Ma non ce l’ho con i trapper, tutt’altro, si sono trovati in questo mondo e ci possono fare poco. Sì, hanno collaborato con me tanti fratelli e compagni di sventure musicali: Fidel Kato, Simone Romani, Stefano Segatori, Resonanz Kreis, Mr Law, Cowjuk, Schmiddi090, tutti bravissimi compositori provenienti da mondi musicali diversi. Sono veramente contento che ci siano.

 

‘Cosa intendi per Mondo Malato e In Questa Malaria? Ha a che fare con il virus?’

 

Eh sì, certo, per me è difficile non parlare di questa esperienza enorme e rovinosa che abbiamo vissuto, anche se non è facile da mettere in Musica. Però il discorso della malattia è più ampio, forse la malattia è sia fisica che morale, forse tutta la pandemia è la rappresentazione di qualche malattia sociale molto più grande di ciò che pensiamo e che ci ha invaso la mente più del corpo. E che si è in qualche modo riproposta nel fanatismo guerrafondaio che si è scatenato successivamente, da più parti. Ormai si parla di guerra mondiale nucleare come se fosse una gita o un’apericena, tanto sui social vale tutto.

 

‘Ho letto su una rivista che è stata citata la rivista storica dei Beastie Boys, Grand Royal…che ne pensi?’

 

Benissimo! E mi sento a dir poco orgoglioso, i Beastie Boys sono stati un mio grande punto di riferimento, in ogni loro fase e in ogni loro esperimento, magari anche solo avvicinarsi a loro! Quelli così non sembrano nascere più…

 

‘Progetti per i prossimi mesi?’

 

Vorrei ricominciare a fare qualche show dal vivo, anche solo jam tra amici o open mic, in questi 3 anni abbiamo fatto qualcosa qua e là, soprattutto in giro per Roma, ma troppo poco. Alcuni club dove facevamo le serate hanno anche chiuso, tra l’altro. 

Poi chissà, magari un vero gruppo per suonare live e fare esperimenti da matti. La Musica va ascoltata dal vivo, bisogna cominciare a staccarsi un pò da questa illusione social e da questa impersonalità forzata, da Deficienza Artificiale. Ecco, questo potrebbe essere un buon titolo per un prossimo pezzo.