Angelo Iannelli: sono margini e sono vicini

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Si intitola “Vicini margini” questo nuovo disco di inediti in studio di Angelo Iannelli. Noi ve lo lasciamo libero di vivere senza creare sovrastrutture o pregiudizi perché in se ha un dono ed è l’unica cosa che vorremmo sottolineare… un dono che a noi nostalgici di un’adolescenza passata negli anni ’80 e ’90 sarà prezioso. Il ritorno a quel certo colore scuro delle città in autunno, in inverno, negli amori dei diari di scuola, nel cercare una dimensione romantica dentro ogni piccolo cambiamento. C’è tantissimo altro dentro questo disco… ma provate questo tipo di immersione e poi ne riparliamo. Intanto rubiamo mille altri punti di vista al cantautore romano…

“Vicini margini” somiglia molto al concetto di “Zona Cesarini”… sono le sfumature quelle che contano?
Nel mio disco si parla di spazi interiori, eterni, senza confini temporali. Sempre e solo le sfumature contano, nell’arte e non solo…

E con la tua personale zona di confort che rapporto hai?
Ogni giorno la cerco dentro di me, ma amo esplorare sempre nuovi orizzonti…

Perché se così fosse mi sarei atteso un disco meno digitale… quanto invece ha pesato l’uso dell’elettronica?
Abbastanza, l’obiettivo era proprio coniugare varie esigenze artistiche che portavo dentro durante il periodo della produzione dei brani. Chi mi conosce sa che amo variare spesso le forme più superficiali (arrangiamenti, suoni, etc.) e i contenuti, perché l’arte riproducibile non mi interessa. Ma le forme sostanziali, quelle profonde, sono rimaste sempre le stesse negli anni.

E quanto invece il caso, magari l’improvvisazione, magari qualche particolare non propriamente preciso…?
Molto, quasi per caso è nato l’esplosivo ritornello di “Elettronica”. Ricordo che in studio, dopo aver registrato la voce, ho voluto provare a inserire una linea melodica vocale aggiuntiva; quando poi è partito per la prima volta l’attacco completo del ritornello, con l’unione delle due differenti linee melodiche, ho sentito quell’urlo micidiale (“Ma ogni tanto guarda pure me!”) e… bum!, mi è arrivata una bastonata.

Dici che i testi delle tue canzoni vadano letti. Sembra una ovvietà ma oggi non lo è affatto. E comunque i testi di una canzone raramente si leggono… cosa intendi tu precisamente? E perché la lettura completa l’ascolto?
La lettura completa l’ascolto perché i miei brani presentano delle figure retoriche letterarie e altre musicali, che danno vita a significati spesso molto differenti nel confronto tra cantato e testo scritto, significati non contrastanti ma ricchi di suggestioni differenti. Pensiamo all’enjambement: ne esiste uno musicale (le pause e le spezzature del cantato e degli altri strumenti) e uno letterario (come le parole del testo sono posizionate a livello strutturale), dove le suggestioni, i rimandi e gli echi sono molto differenti rispetto al primo.
Dall’unione di tutto ciò nasce l’intera canzone, ma i testi hanno una vita propria, con significati spesso sorprendentemente diversi rispetto al cantato. Tutti i testi andrebbero letti e confrontati con il cantato, ne ricaveremmo un’emozione duplice.

Dal vivo? Come suona questo disco? Qualche data da segnalare?
Prestissimo spero di poter aver il tempo di organizzare delle date e vi farò sapere come suonerà questo disco!