“Amo un certo gusto per la parola” – Intervista a Paolo Ronchetti

258

Il musicista milanese Paolo Ronchetti, all’esordio da solista con il suo “Cose da fare”, album uscito a maggio 2024 ci racconta qualche dettaglio in più sul suo lavoro. Ciao Paolo, bentrovato. Iniziamo subito a parlare del tuo album. Cosa ti ha spinto a pubblicare un disco per la prima volta dopo oltre 45 anni di carriera sui palchi?

Ciao a voi di Ondeindipendenti! Se mi permettete io partirei dalla domanda opposta per rispondervi: “perché non hai mai sentito la necessità di esprimerti con un tuo disco in questi 45 anni?” Semplice: troppi autori e musicisti incredibili e troppe canzoni straordinarie ovunque nel mondo. E poi troppa mediocrità dall’altra parte. Una pretesa assurda da parte di tutti essere Autori solo perché si scrive un testo e si canta una melodia su accordi più o meno complessi. Tra un vero autore e un imitatore io scelgo il primo. Io non voglio essere, almeno all’inizio della mia “carriera” un mediocre autore. Nella vita ho cantato pop, rock, jazz, punk, free, rnb, soul… ho un repertorio di almeno diecimila brani e almeno altrettanto ne vorrei avere imparati. Ecco, volevo avere in mano un pugno di canzoni che potessi cantare senza imbarazzo in mezzo a quelle diecimila. Probabilmente poi le mie canzoni non sono degne di stare neanche tra quelle ventimila canzoni che amo ma ho provato a scrivere qualcosa che mi sembrasse poter accettare questo paragone. Con, realmente, una umiltà e un rispetto che sono maturati nei miei quarantacinque anni di ascoltatore e musicista.

Parlaci del tuo workflow, cosa ti ispira e come nasce una tua canzone?

Le mie canzoni nascono per caso: lavorando su intuizioni, errori, piccole e grandi idee che poi diventano ciò che sono grazie ad un lavoro di sistemazione, tagli, sottili limature, radicali e a volte continue trasformazioni. L’idea della fissità della musica è qualcosa che mi appartiene mio malgrado. Amo i musicisti che rispettano così tanto le proprie canzoni da cambiarle radicalmente quasi ogni sera (come fa ad esempio Dylan), o che le ricesellano preziose dopo tempo (come fa David Sylvian), citando così i miei due fari assoluti nella musica Pop Rock.

Nel tuo album sono presenti tantissimi artisti che hanno collaborato alla realizzazione di molti dei brani presenti. Artisti con i quali condividi anche alcuni dei tuoi principali progetti musicali. Parlaci del modo in cui sei riuscito a coinvolgerli nella stesura dei brani e se hai incontrato difficoltà con loro visto che si trattava di scrivere il tuo primo album solista.

Le persone con cui ho fatto il disco sono al 90×100 le persone con cui volevo suonarlo e con cui suono almeno da metà della loro vita! (con un paio di sorprese e qualche defezione più o meno sofferta). Diciamo che il covid e una mia improvvisa malattia hanno reso tutto più lungo e complicato. Mancava nella band una persona di esperienza in sala di registrazione; con cui lavorare per dare la necessaria solidità e sostanza agli arrangiamenti dei brani. Per fortuna Michele Anelli, il produttore del disco, mi è stato vicino con preziosa integrità. A lui devo veramente quasi tutto. Questo disco senza di lui non sarebbe stato così bello ed interessante!

Un musicista con una lunga carriera come la tua, negli anni, ne avrà viste di tutti i colori. Trovi delle differenze sostanziali in termini di percezione della musica da parte delle differenti generazioni con cui ti sei trovato in contatto sia dentro che fuori dal palco?

Sai, lavoro con ragazzi dai 18 ai 30 anni. Ho fatto sentire a molti di loro le canzoni sia in fase embrionale che in lavorazione o a mixaggio finito: alcune canzoni passano al di là dei generi e delle mode. Me ne sono accorto spesso. Io amo anche cose molto contemporanee. Amo un certo gusto per la parola: Madame e Kae Tempest ad esempio. Quando ascolto Kae Tempest ho le stesse sensazioni potenti che avevo nel ‘78 quando scoprii Patti Smith. La potenza del fluire del testo è qualcosa che mi esalta fisicamente. Come quando ascolto Dylan, Waits Sylvian o Cohen. In generale oggi credo che le nuove generazioni ascoltino e conoscano spesso solo il frammento più famoso di una canzone. Il frammento che finirà sui vari social. Questo porta tutti a creare canzoni che abbiano soprattutto ganci potenti e nessuno sviluppo interessante o curato (tanto nessuno lo ascolterà).

Ti senti più musicista, o più paroliere? Nei tuoi brani nasce prima il testo o la musica?

Mi sento più imbarazzato che musicista; mi sento più imbarazzato che paroliere. Ci provo, cerco di costruire come fossi un artigiano all’ombra del suo laboratorio. Spero le mie canzoni possano essere viste ed apprezzate dalle persone che le incontrano sul loro cammino.

Parlaci delle differenti fasi del tuo lavoro. Dalla scrittura al portare i brani in studio di registrazione fino al portarlo live. Qual è il momento che preferisci?

Ho sempre amato i live. Sono sempre stati i momenti in cui la progettazione della performance trovava il suo senso reale e potente. Purtroppo, oggi dei problemi fisici mi rendono più difficile stare sul palco con disinvoltura ma mi piace tantissimo esibirmi live e le cinque piccole date di prova che ho fatto in solitudine mi hanno rassicurato tantissimo sulla mia capacità di stare ancora BENE sul palco facendo passare al pubblico tutto ciò che volevo.

Essere musicista. Dicci 3 cose che ami e 3 cose che odi…

In ottica totalmente indipendente, come la mia, le cose che mi appesantiscono di più sono le mille cose pratiche a cui devo stare dietro. Ogniuna con le sue regole! Tra le cose che non amo non amo particolarmente parlare e stare in compagnia prima dei concerti. Preferisco stare isolato e concentrato. Amo il silenzio attento mentre suono; preferisco suonare per poche persone in un luogo piccolo piuttosto che in un luogo rumoroso. Amo suonare da solo quanto suonare in grande gruppo. Mi piace prepararmi e accettare le sorprese e le deviazioni della musica e dei musicisti. Amo l’intimità della mia voce e della mia chitarra. Per questo non vedo l’ora di partire con delle date come farò da luglio. Vi aspetto!