Alla scoperta del vero volto dei Dena Barrett

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Un debutto che convince fin dalle prime note, con la sua atmosfera da college-film anni novanta che si trasforma immediatamente in un’occasione di mettersi a nudo, di ribadire la propria distanza da una società “en vesti“, nascosta dietro le proprie apparenze e convenzioni: “Halloween” dei Dena Barrett non poteva che farci venir voglia di fare qualche domanda alla band toscana prodotta da Andrea Pachetti.

Bentrovati su Onde Indiependenti, Dena Barrett! Partiamo alle domande semplici: a cosa dovete il vostro moniker?

A mille seghe mentali che ci siamo fatti per mesi e mesi, trovando almeno una cinquantina di nomi che sembravano giusti e poi, finalmente la nostra passione comune per i film anni Ottanta ci ha fatto concordare tutti per Dena Barrett, la storpiatura di Dana Barrett il personaggio interpretato da Sigourney Weaver in Ghostbusters. In più, ci piace l’idea di avere un nome e un cognome sotto il quale riunirci tutti e 4

Fate una fotografia delle prime prove della band: cosa speravate allora, e cosa sperate oggi che il vostro primo brano ha finalmente visto la luce.

Tommaso: La prima prova l’abbiamo fatta a novembre 2019 e avevamo la voglia e l’esigenza di scrivere canzoni insieme. Ci eravamo dati l’obiettivo di scrivere almeno una decina di canzoni per poter registrare una demo da far sentire a qualcuno che poi ci producesse. Alla fine ne abbiamo scritte molte di più e le abbiamo inviate ad Andrea Pachetti che, per fortuna, è diventato il nostro produttore. Da lui abbiamo registrato il disco dal quale abbiamo estratto Halloween. La speranza adesso è quella che venga ascoltata e apprezzata da più persone possibili. Quella prima prova avevamo tante cose da dire e ne abbiamo ancora.

Come nasce la vostra formazione? Ci raccontate qualcosa del vostro incontro?

Elia: La formazione nasce dall’incontro tra Tommy (voce) ed io Elia (chitarra) noi due già amici nella vita decidiamo di unirci anche nella scrittura, spinti da una visione del mondo molto simile. L’idea era quella di creare un progetto per portare fuori le nostre canzoni, un progetto che fosse longevo. Per fare questo servivano persone fidate, oltre che bravi musicisti, così abbiamo tirato dentro Michel (batteria) che per me era già un fratello. Avevamo suonato insieme in altri contesti e sapevo benissimo che lui era il nostro uomo, proprio perché lui non è un musicista comune, ha un modo di suonare tutto suo e una passione per la musica in cui mi rivedo molto. L’incontro con Marco(basso) è stato successivo, lo avevo notato una sera in un power trio di stampo Hendrixiano, e avevo visto che suonava col plettro, l’energia che metteva sul palco mi fece innamorare quindi anche su consiglio di vari amici che lo conoscevano di persona lo contattai.

“Halloween”, il vostro brano d’esordio, è una chiara denuncia di un disagio che nasce dallo schiacciamento di un mondo che punta ad imporci una ben precisa visione di noi, dei nostri doveri sociali ed esistenziali. Come nasce la canzone?

Halloween nasce da una conversazione con un caro amico, che durante un 31 Ottobre di qualche anno fa si è ritrovato in una festa piena di gente che sembrava non avere affatto voglia di fare festa. “Mi sono sentito l’elemento anarchico: l’unico che beveva, che ballava, l’unico e il solo a sembrare molto probabilmente un idiota” – ci ha detto. Nel suo senso di inadeguatezza ci siamo riconosciuti, e abbiamo riconosciuto il nostro presente sempre più precario e un futuro dettato dalle richieste pressanti di realizzazione professionale e stabilità economica, tipiche di una società capitalista e borghese. Nel testo volevamo in qualche modo denunciare questo disagio che accomuna, forse, non solo noi quattro.

Qual è l’ “elemento anarchico” che i Dena Barrett stanno aspettando? Come si esce dall’impasse di una festa che sembra volersi ripetere sempre uguale a sé stessa, al di là delle maschere che proviamo ad indossare?

Il nostro elemento anarchico potrebbe essere, rischiando di essere banali, la creatività. La liberazione che sentiamo nel momento in cui vediamo un brano nascere e completarsi. Scrivere canzoni è un modo per costruire uno spazio in cui possiamo effettivamente agire sulla nostra realtà e non solo subirla come troppo spesso accade, che sia un posto di lavoro, un’università o una famiglia.

Ecco, anche il tema della maschera sembra emergere a suo modo dal brano. Ma le maschere, a volte, non possono essere utili? Sopratutto in questi tempi in cui anche la nudità sembra essere diventata un “business”?

Sono utili nella vita di tutti i giorni, quando in una sola giornata siamo più persone diverse, a lavoro, con i nostri genitori, con i nostri amici. Sono le maschere dei vari Io che ci compongono e quindi sono in qualche modo autentiche. Trovo che la nudità, intesa come fattore in più per vendersi meglio, sia anche essa una maschera. Molto meno autentica però.

E voi? C’è una maschera che talvolta vi è capitato di indossare? Quella che, magari, qualche volta vi ha anche salvato la “faccia”?

Sì, c’è un esempio che ci piace citare in particolare. Tra tutti e quattro non siamo proprio degli inguaribili ottimisti e a volte capita che uno di noi si scoraggi e sia preso dallo sconforto, in quel caso gli altri tre indossano la maschera degli amici saggi e ottimisti. Recentemente abbiamo scritto anche un brano in cui riassumiamo questo modus operandi: “Se oggi sei depresso farò io lo scemo, se domani sarà giù lo scemo lo fai tu”

Dena, grazie per essere stati con noi! A questo punto, cosa dobbiamo aspettarci dal futuro?

Noi siamo in attesa dell’uscita del disco, che entro la fine dell’anno sarà fuori e poi speriamo di suonarlo più in largo e lungo possibile. Grazie Ondeindiependenti per questa bella chiacchierata e speriamo di risentirci presto!