Alla ricerca di risposte da Murdaca, per sapere davvero “Come si fa”

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Qualche giorno fa, qui sulle nostre colonne, abbiamo parlato (e con un certo tipo di entusiasmo) di “Come si fa”, il terzo singolo per Revubs Dischi di Murdaca.

Dopo aver messo in luce, nella nostra recesione, tutte le “domande senza risposta” che l’artista lombardo ha raccolto nel suo brano, oggi ci leviamo lo sfizio di provare ad intentare un percorso di risoluzione sui dubbi e sui bivi della vita qui, nell’intervista che segue. C’è da non perdersela!

Benvenuto su Onde Indie Pendenti, Murdaca. Partiamo dall’inizio, “Identikit”. Già dai primi passi della tua musica, si è avvertita una precisa volontà di raccontarti al tuo pubblico; ti va di dirci, in poche parole, il motivo per il quale scrivi canzoni? Credo che nel tuo caso la risposta possa essere meno scontata (o quanto meno più importante) che altrove…

Senza girarci troppo intorno, scrivo canzoni per confrontarmi con me stesso e con i miei limiti.

Poi, “Sabbie Mobili” e il tema della disinformazione. La pandemia, in effetti, ci ha messo di fronte alla necessità di prendere coscienza di una trasformazione a più livelli della società. Vorrei sapere come hai vissuto il periodo pandemico e se credi che, in qualche modo, possa averci reso migliori o peggiori.

Sinceramente non so rispondere, so che ognuno di noi ha interpretato la pandemia a proprio modo, c’è chi è migliorato prendendo coscienza di alcune cose e chi è peggiorato dilagando nell’egoismo più totale. Spesso si sente dire la famosa frase “questa situazione ci ha insegnato molte cose” ma altrettanto spesso l’atteggiamento di molti dimostra il contrario.

Oggi, torni con “Come si fa”. Il brano affronta tematiche come sempre fortemente personali; ti ricordi il momento in cui hai scritto la canzone? Qual’è stato il “principio scatenante” dell’autoriflessione contenuta in “Come si fa”?

Stavo digitalizzando delle vecchie videocassette e rivedendomi da piccolo ho realizzato quanto fosse difficile reggere il peso del tempo che ci sfugge dalle mani. Mi manca un po di quella sana spensieratezza. Siamo tutti incanalati negli step della vita ed è facile perdersi qualcosa per strada, qualcosa che poi diventa impossibile da recuperare.

Il tema del flashback, in effetti, pare essere il nucleo centrale della ricerca personale di “Come si fa”. Già il titolo, di per sé, contiene la domanda ricorrente nella testa di tanti; a volte pare che ad alcune domande davvero non esistano risposte, ma solo tentativi di risoluzione. Quali sono le domande che ultimamente ti stai facendo di più? Credi che il passato, in qualche modo, possa orientare il nostro futuro oppure la “memoria”, talvolta, si rivela essere solo d’ostacolo?

Una delle domande che spesso mi faccio è : “ Quello che ho ottenuto fino ad ora compensa quello a cui ho dovuto rinunciare ? ”. Per molti il passato può essere un ostacolo, ma non è il mio caso. Con questo brano volevo solamente mettere in luce una presa di coscienza .

Oggi, il tema della “memoria” risulta centrale; dicono di noi che siamo la “generazione senza storia”, proprio perché nati all’interno di una rivoluzione digitale che ha “liquefatto” ancor più la nostra quotidianità, rendendo anche lo stesso ricordo qualcosa di fuggevole. Credi che in qualche modo, dunque, le domande che ti poni possano avere un che di “generazionale”? E tu, soprattutto, ti senti parte di qualcosa, che sia “generazione” o “scena”? Esiste, questo “qualcosa” di cui potersi sentire parte, o le derive dell’individualismo contemporaneo credi ci abbiano ridotti a monadi inconciliabili?

Essendo cresciuto poco prima della rivoluzione digitale (per intenderci  ho fatto in tempo ad ascoltare le cassette con il walkman e fino alle superiori non ho avuto lo smartphone) ho vissuto più intensamente i rapporti umani. Per questo motivo la mia “generazione” è tendenzialmente più legata alla memoria, anche se in qualche modo stiamo prendendo tutti parte di questo individualismo contemporaneo. Sotto questo punto di vista vedo il mondo digitale come se fosse “La Peste”, per citare Vinicio Capossela, una peste che affievolisce i ricordi e ci trasporta in un mondo sempre più immateriale.

Se oggi dovessi dare una risposta alla domanda “Come si fa”, quale sarebbe?

Affrontare le insicurezze, essere fieri delle scelte e avere coraggio davanti ai bivi della vita.