Abbattere i confini con il punk rock dei Viboras

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Viboras hanno appena festeggiato i loro primi (ed importanti) 18 anni di attività. Un periodo sugellato dalla release del nuovo disco “Eternal” (Ammonia Records), un lavoro punk rock che punta al contatto abbattendo i meri confini di genere.

Viboras, benvenuti su Onde Indiependenti. Iniziamo da oggi: raccontateci del vostro nuovo disco “Eternal” pubblicato da Ammonia Records.
Ciao a tutti! Eternal nasce come proseguimento di un concetto nato con il precedente EP Bleed. Il progetto era quello di scrivere due dischi separati che potessero poi essere uniti all’interno del nostro primo vinile, e infatti oltre ai CD di Bleed ed Eternal abbiamo stampato Bleed Eternal in vinile bianco con una copertina che fonde ed amplia il concetto dei due EP. Un sogno realizzato!
Come nasce il disco? Quando avete capito di essere pronti per pubblicare nuova musica?
Noi componiamo molto e lo facciamo spesso sotto “stress”. In pratica quando ci mettiamo in testa di produrre un nuovo disco ci buttiamo a capofitto nella scrittura. Dalla pandemia in poi abbiamo imparato ad utilizzare mezzi più moderni e differenti dal solito per comporre e scambiarci canzoni (per un periodo è stata l’unica soluzione)…questo ci ha permesso di lavorare per la prima volta alle canzoni con maggiore calma rispetto quella che si può avere in studio. Inizialmente lavoravamo ai pezzi sotto forma di demo, poi ci siamo accorti che gran parte del disco potevamo farlo da noi e così è stato. Batterie e gran parte delle voci sono state realizzate in studio, il resto è stato tutto registrato da noi a casa e on the road. Ovviamente senza Frank Altare del 33Hz Studio, quinto elemento della band da anni, non sarebbe stato possibile realizzare il lavoro così come lo sentite, il suono picchia per merito suo.
Il sound è quel punk rock tradizionale in chiave Viboras che da sempre vi contraddistingue. La voce di Irene è la firma che ti fa subito pensare “Sono loro! Sono tornati!”. Nonostante questo “Eternal” non suono come già sentito. Come riuscite ad essere sempre voi stessi senza stancare, e stancarvi?
I viboras sono una band turbolenta, da quando siamo nati abbiamo passato molte stagioni umorali, cambi di formazione e storie personali importanti. Ancora oggi stiamo affrontando cambiamenti che segneranno la band ulteriormente e se ci mettiamo il carico della pandemia il gioco è fatto. Noi traduciamo tutto ciò in musica, è la nostra uscita di sicurezza, di conseguenza ripetersi è quasi impossibile. La voce di Irene è il nostro inconfondibile marchio di fabbrica, quello più evidente. L’altro, il più nascosto è la curiosità, la possibilità di imparare cose nuove e di applicarle alle canzoni. Comporre diventa il modo migliore per ritrovare equilibrio, raccontare di se stessi e di esporre le nostre sensazioni verso l’esterno.

Tra l’altro, avete appena compiuto 18 anni. Un traguardo importante anche concettualmente. Non possiamo definirvi degli emergenti, ma possiamo definirvi ancora underground in senso assolutamente positivo, elitario. Voi come vi sentite? 
Noi ci sentiamo parte di un giro, una scena che comprende band e artisti di diverse estrazioni e livelli di esperienza. Crediamo nella condivisione, nella collaborazione e nello sbattimento anche senza tornaconto. “Rockers United” é un esempio: durante la pandemia abbiamo composto 7 brani e abbiamo chiesto ad amici nuovi e vecchi di partecipare per raccogliere fondi. Più di quaranta musicisti da tutta Italia hanno partecipato, registrando nei modi più disparati e prestandosi completamente per una buona causa. Non vi diciamo quanto ci emozioni tuttora! Oggi più che mai siamo noi stessi, abbiamo un’identità e un posto che ci siamo ritagliati grazie alle nostre produzioni e la nostra attitudine.
A fronte di ciò, è difficile essere un musicista di nicchia in Italia? Con riferimento non solo al lato economico della questione.
Come band siamo abbastanza fortunati, per noi è stato sempre un crescendo, soprattutto da quando ci siamo riformati. Non siamo mai stati aridi per quanto riguarda gli eventi, non abbiamo mai avuto grosse difficoltà a portare in giro la nostra musica e a diffonderla. La storia recente ci ha tagliato le gambe come a tutti quelli appartenenti al mondo musicale, ma nonostante gli eventi avversi siamo andati avanti sui social, producendo e restando in forte contatto con band e fans…forse grazie a questo siamo potuti tornare a suonare fin dalle prime aperture post lockdown. In Italia l’underground non è sano come in altri paesi, non esiste una vera e propria rete se non all’interno di alcune nicchie o addirittura sotto nicchie. Noi a questo ci opponiamo semplicemente abbattendo questi confini puntando al contatto e alla collaborazione.
Dopo questi primi 18 anni insieme avete ancora sogni da realizzare? Se sì, quali?
Vorremmo tornare a suonare fuori dai confini nazionali (restate collegati per le news) e ci piacerebbe spaziare ulteriormente all’interno del nostro sound senza preoccuparci se si dovesse snaturare, la sfida è armonizzare le ispirazioni e la novità mantenendo il proprio stile. Inoltre vorremmo incidere il secondo album di cover e per chiudere desideriamo fortemente che tutte queste insopportabili difficoltà degli ultimi tempi terminino per poter tornare sui palchi con serenità tutti insieme appiccicati!