A tu per tu con Pierpaolo Lauriola

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In occasione della sua qualificazione alle fasi finali di Sanremo Rock, abbiamo fatto qualche domanda al cantautore di lungo corso Lauriola, che ci ha raccontato del suo percorso musicale svelandoci qualche aneddoto interessante. Buona lettura!

Ciao Pierpaolo, partiamo con le domande spaccaghiaccio: come ti senti all’alba di questa nuova esperienza? Essere tra i finalisti di Sanremo Rock non capita tutti i giorni…

Sono felice. La vedo come una grande opportunità per poter esprimere i miei sentimenti su un palco importante e condividere con altre persone la musica che scrivo.

Facciamo un passo indietro, guardando a “ieri”: estrapola tre “istantanee” della tua carriera di musicista che porti nel cuore, e che ritieni aver cambiato il senso della tua strada.

Uno: l’8 novembre del 2012, il concerto di presentazione di Polvere. (scritto con il punto finale) a Le Scimmie. Due: il 5 marzo 2015, il concerto di presentazione di L’ego allo Spazio Teatro 89. Tre: l’11 luglio, la qualificazione regionale a Sanremo Rock & Trend.

E invece, hai avuto mai voglia di mollare tutto, in tutti questi anni?

Per ora non mi è mai successo. Le mie canzoni nascono da un’urgenza narrativa che prende spunto dalla realtà che ci circonda. Non credo smetterò mai di fare musica. Potrebbe invece accadere che possa smettere di suonare dal vivo. Vedremo.

Certo che di cose belle ne hai fatte nella vita, e sempre con un certo impegno “sociale”. Non a caso, anche la canzone che hai portato a Sanremo Rock&Trend 2021 sembra nascere da un’esperienza particolarmente importante…

Apprendo da quello che osservo e traduco il tutto in musica. La canzone che porterò a Sanremo nasce da un’esperienza reale. L’idea del titolo era già nei miei appunti, ma quando ho affrontato l’esperienza con i detenuti del Carcere minorile Beccaria si è trasformata in parole e musica.

Ad un artista navigato come te, non possiamo esimerci dal chiedere cosa ne pensi della situazione drammatica in cui versa, da ormai due anni e senza una credile programmazione di ripresa, il mondo dello spettacolo.

Allo stato attuale le soluzioni prospettate e quelle in divenire sembrano caratterizzate da una visione ancora parziale. Dispiace vedere un quadro attuale per molti aspetti ancora grave e preoccupante, nonostante gli sforzi compiuti in quest’ultimo anno dai ministeri di competenza, soprattutto per ciò che concerne lo spettacolo dal vivo. Non bisogna abusare della passione di chi si occupa di musica facendo affidamento sull’amore per il lavoro e una forma di resistenza affannosa. Sarebbe davvero una sconfitta imperdonabile per tutti se un domani alcune lavoratrici e alcuni lavoratori dello spettacolo maggiormente impattati fossero costretti a fermarsi per sempre.

Qual è la tua più grande paura, e quale invece il mantra che ogni giorno ti ripeti per non perdere la rotta.

Mi fa molta paura l’indifferenza. Il mio mantra in questo periodo è “non lasciare mai che il giorno vada via senza strappargli un segreto”.

Salutaci facendoci una promessa che già sai che non manterrai!

Boom! Scalare il Monte Everest. Sigh!