A passo di danza con i Gipsy Tales

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Nascono dall’unione di più generi – dal gospel all’indie, dal cantautorato italiano alla musica classica – fino a riunirsi sotto la grande famiglia del folk: sono i Gipsy Tales ed arrivano dalla provincia lodigiana con il loro singolo d’esordio “Il ballerino”.

Ciao Gipsy Tales e bentrovati. Complimenti per questo primo lavoro: raccontateci come nasce “Il ballerino”!

Il ballerino è ispirata alla storia di Rudol’f Nureev, uno dei più grandi ballerini della storia. Perseguitato dal regime in quanto omosessuale, viaggiò per mezza Europa per inseguire e raggiungere il suo sogno. Il messaggio è quello di non smettere mai di crederci, essere orgogliosi di come si è e non farsi condizionare dalle imposizioni di nessuno per diventare ciò che vuoi nella vita.

Ah, dimenticavamo le presentazioni: chi sono i Gipsy Tales? Da dove vengono? Come nascono?

Veniamo tutti dalla bassa lodigiana, la ormai celeberrima, nostro malgrado, Codogno. Dario – il cantante – sente suonare Gloria ad un matrimonio e si innamora del suono del suo flauto. La contatta e quando lei accetta, presenta suo fratello Francesco, chitarrista e il suo collega Fabio, percussionista. Più tardi entreranno in squadra Anna, voce femminile e Caterina, al violino.

Abbiamo letto che musicalmente avete “origini” che arrivano da svariati generi per poi confluire nel folk: da cosa deriva questa scelta, soprattutto in un periodo storico e musicale come quello di oggi?

Proprio come il nostro “ballerino” non ci siamo posti il problema di fare qualcosa di adatto al periodo storico e musicale. Il folk è il grande filo rosso che collega tutte le nostre origini musicali e abbiamo scoperto che è quello che ci piace più suonare, mettendoci qua e là qualche nostra influenza.. La parte rappata del singolo, nel folk non esiste ad esempio, è una nostra innovazione.

A quali artisti (italiani ed internazionali) vi ispirate maggiormente?

Proprio perché veniamo da generi molto diversi è una domanda complessa: sicuramente una base di classico folk italiano è molto presente, se ti devo fare un nome ti dico i Modena City Ramblers. Ma abbiamo strizzato l’occhio anche al moderno, ti cito quindi anche i Pinguini Tattici Nucleari (nel disco c’è una anche loro cover). Anche Ed Sheeran ha avuto una certa influenza, il suo modo di unire la tradizione irlandese dei nonni paterni, con il pop e la dance ci ha sicuramente aperto gli occhi.

In “Eco” si sente tutto l’amore di Gloria per i Jethro Tull.

Per i testi ti dico due nomi, Simone Cristicchi e Caparezza.

Domanda immancabile: prossimi progetti? Anticipateci qualcosa…

Quasi citando il nostro singolo “suonare suonare suonare, sempre e comunque suonare” Poi abbiamo in mente un progetto in teatro e l’incisione del brano Finisterre in lingua spagnola, ci piacerebbe diventasse l’inno del cammino di Santiago. Per restare aggiornati, ci trovate sulle pagine di Facebook e Instagram cercando “Gipsy Tales Folk Band”.