A Marāsma basterebbe ben meno di una notte per convincervi

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Non potevamo esimerci dal fare a Marāsma qualche domanda sul suo nuovo singolo per Formica Dischi, “Mi basterebbe una notte”: dopotutto, il ragazzo di strada ne ha già fatta e qualche esperienza importante se l’è vissuta sulla pelle nonostante la giovanissima anagrafica; motivo in più, insomma, per non perdere di vista l’evoluzione di un progetto che merita (e sta raccogliendo) una buona attenzione.

Bentrovato sulle nostre colonne, Marāsma! Tre aggettivi per raccontare chi sei a chi ancora non ti conosce, più uno che invece proprio non rispecchia la persona e l’artista che sei!

Ciao! Direi testardo, malinconico ed ottimista. L’aggettivo che non mi rispecchia come persona è sicuramente rancoroso e come artista incoerente.

Sei partito, tempo fa, pubblicando i tuoi primi brani per Hokuto Empire, prima di entrare a far parte della famiglia di Formica Dischi. Ecco, come nasce il tuo percorso discografico? Proviamo insieme a fotografarne i momenti principali…

Il progetto Marāsma nasce nel 2017 e ha all’attivo la pubblicazione di un EP e alcuni singoli tra cui “Falene” che ha avuto un buon seguito, anche un po’ inaspettatamente essendo una canzone che è stata interamente autoprodotta e autodistribuita.

Nel 2022 con il brano “Un altro film”, uscito per Hokuto Empire, il progetto ha cambiato un po’ gli orizzonti, soprattutto nel sound. Ed ora questo nuovo capitolo, l’uscita di “Mi Basterebbe una notte” per Formica Dischi che ringrazio moltissimo per la fiducia e per la serietà.

Hai lavorato anche a stretto contatto diversi esponenti di spicco della scena, come Ale Bavo e Levante… ti va di raccontarci di più?

Nel 2018 partecipo al Reset Festival di Torino, più precisamente al Rehub, un acceleratore artistico dove, sotto la supervisione di Levante, Ale Bavo e Valentina Farinaccio nasce il brano “Falene”. Lavorare con artisti di fama nazionale è stata un’esperienza fantastica e formativa che mi ha permesso di crescere musicalmente e personalmente. 4 giorni di musica a 360 gradi vissuti in un ambiente unico e stimolante.

E se invece dovessimo andare ad individuare quali siano le principali influenze della tua scrittura? Esistono, che so, tre grandi Maestri che pensi ti abbiano maggiormente influenzato a livello musicale?

Sicuramente Francesco De Gregori è stato un artista in cui mi sono rifugiato per molto tempo e al quale spesso indirettamente mi ispiro. Ma oltre a lui anche Lucio Dalla, De Andrè e Rino Gaetano.

Arriviamo al tuo nuovo singolo: raccontaci come nasce, se nasconde qualche aneddoto ancora meglio…

Il brano nasce la scorsa estate ed è stato scritto a 4 mani con Francesco, bassista e co-fondatore del progetto. La canzone, attraverso il racconto di una relazione arrivata al capolinea, parla della resa emotiva di una generazione, quando anche un sassolino nelle scarpe pesa come un macigno e ci impedisce di camminare. Vedendo ogni certezza crollarci addosso ci buttiamo stanchi morti sul letto. Ma basterà una notte per risolvere qualsiasi cosa?
Un aneddoto? Lo abbiamo finito di scrivere completamente ubriachi dopo un noiosissimo Lokomotiv Mosca – Lazio.

Tra l’altro, una leggera citazione a Calcutta sembra nascondersi proprio nel titolo del brano, che ricorda un celebre verso di “Dal verde”… ecco, che rapporto hai con il mainstream? Non ti fa paura l’idea di diventare “commerciale”?

Assolutamente no, l’importante è riuscire sempre ad esprimere se stessi. Non bado alle etichette.

Come ultima domanda, ti chiediamo una riflessione: cosa significa per te, oggi, essere indipendenti.

Essere se stessi senza l’imposizione di limiti, cercando sempre la sincerità. E soprattutto scrivere e suonare per esigenza e passione, piuttosto che per ricercare consensi.