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SOLEMUTO

PRESENTA

L’ULTIMO CROMANTICO

Orangle

“SOLEMUTO” è un “one-man-project”, un progetto nato da esclusivamente da Adriano GIammanco (cantante, chitarrista, e autore), dalla composizione fino alla realizzazione finale (musiche, registrazioni, mix e master).

SOLEMUTO si ispira alla musica rock degli anni ’60-’70 fino agli anni ’90, con particolare riferimento alla scena alternativa straniera (Soundgarden, Pearl Jam, Alice in Chains) e italiana di quegli anni (Timoria, AfterHours, Karma), senza dimenticare le proprie radici melodiche (Battisti e Ivan Graziani).

L’idea di fondo è proprio quella: coniugare il linguaggio del rock con la melodia e i testi in italiano; cercare di “piegare” la lingua dello stivale agli stilemi del rock. Operazione non sempre facile, ma decisamente stimolante.

 

L’INTERVISTA 

Come definiresti, musicalmente e concettualmente il tuo disco?

 

È sicuramente un lavoro improntato sul rock, un rock che rievoca gli anni ‘90, che può sembrare passato di moda ma in realtà non lo è. Dal punto di vista concettuale invece è un vero e proprio viaggio all’Interno della vita di una persona, sviscerando argomenti che riguardano l’esistenza, dall’amore alla manipolazione, fino alla rabbia intergenerazionale.

 

 

Prima nascono i testi e poi le musiche o dipende dai brani?

 

In realtà dipende: a volte parto da un motivo, lo ripeto molte volte e poi annoto delle parole che possono sposare bene la melodia.

Altre volte invece parte tutto da una frase  che ho in testa o un testo che a poco a poco si “scrive da solo”, e poi aggiungo la musica. Insomma, anarchia pura nella mia testa!

 

Mi spieghi il significato di SoleMuto e del titolo dell’album?

 

SoleMuto è nato quasi per caso, mentre cercavo un nome che esprimesse luce/forza ma anche silenzio. Muto ma non privo di cose e sensazioni da trasmettere. L’ultimo Cromantico invece si ispira al nome di un progetto fotografico a cui ha partecipato mia moglie qualche anno fa. Mi piaceva così tanto la fusione fra “cromatico” e “romantico” che ho deciso di utilizzarla per il nome dell’album.

 

 

La prima parola che viene in mente ascoltando il vostro disco a un ascoltatore tra i 20 e i 30?

 

Chitarre!

Ormai sembrano quasi scomparse dalla musica mainstream odierna (a parte poche eccezioni)… In realtà la musica Rock è tutt’altro che sparita, anzi!

 

E dai 30 in su?

 

EmTiVì!

MTV è stato veramente il grande veicolo degli anni ‘90 per la musica in tutto il mondo… Grazie a lei abbiamo potuto “scoprire” il Grunge e tutta la musica alternativa degli anni ‘90!

 

 

E la prima parola che viene in mente a te ascoltando bravi ragazzi (il pezzo secondo me più riuscito del disco)?

 

Rispetto.

Quello che manca, è sempre mancato nei confronti delle donne.

E la cosa più agghiacciante è che molti, moltissimi negano che ci sia il problema… Ed è un problema ancora più grosso.

Io ho provato a dare il mio piccolo contributo con questa canzone, e mia moglie ha fatto il resto con il video, dove viene ripreso anche il “Wall of Dolls” installato a Trieste.

 

INTRO AL DISCO 

Ne “L’ultimo Cromantico” si racconta un viaggio, un viaggio nelle personalità e nelle vite di molte persone: si passa dall’ineluttabilità del tempo (“Materia Cromatica”), alla manipolazione (“Marcio”), agli amori perduti (“Racconti” e “Creami Qualcosa”), ai rapporti tossici e disfunzionali (“Cuore Nero”), fino alla rabbia intergenerazionale (“Tu non mi hai mai visto”), senza soluzione di continuità., in un susseguirsi di eventi raccontati di guarda, osserva, e parla.

 

Perché SoleMuto non è Muto.

Lui parla, forte e chiaro. Ti ascolta, e non ti giudica. Ti avvolge, e non ti soffoca.

Il brano che mi rappresenta maggiormente, e in cui credo molto, è “Bravi Ragazzi”, ispirato (purtroppo) a persone che ho conosciuto veramente.

Parla della violenza sulle donne, dal punto di vista dell’uomo. Violenza che non è solo fisica, ma anche psicologica, senza che chi la commette riesca a rendersi conto del male che fa, trascinato in una sorta di “bias cognitivo” da cui ci si può e ci si deve opporre.

Perché il “mostro”, per primo, è convinto di non esserlo, di essere un “bravo ragazzo”…